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Quando la cocaina
diventa consuetudine

Il caso di Civitanova
mercoledì 12 Gennaio 2011 - Ore 18:22 - caricamento letture
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La significativa operazione antidroga dei giorni scorsi a Civitanova

di Giuseppe Bommarito*

La clamorosa operazione antidroga condotta a fine anno dal Commissariato di Civitanova colpisce non tanto per gli arresti effettuati (cinque persone) e per la quantità di cocaina sequestrata (circa 70 grammi): molte operazioni antidroga svolte dalle forze dell’ordine negli ultimi mesi, in un crescendo impressionante ormai sotto gli occhi di tutti, hanno infatti portato a risultati ben più clamorosi da questi punti di vista.

La vera particolarità sta nel numero (oltre 400 persone) dei clienti della banda di spacciatori sgominata dalla Polizia, che assumevano la cocaina con costanza e regolarità, anche con cadenza quotidiana. Inequivocabili per l’individuazione degli utilizzatori sono le intercettazioni (che si sono protratte per circa un mese e mezzo) ed un quaderno di bilancio e contabilità, in cui i delinquenti arrestati registravano diligentemente tutte le cessioni di droga effettuate.

Ovviamente i nominativi degli utilizzatori sono coperti dal segreto istruttorio, però sui giornali sono emerse alcune indiscrezioni: si tratta di professionisti, imprenditori, ristoratori, calciatori, commesse. Insomma, a quanto sembra, uomini e donne generalmente di età adulta, che ricoprono anche ruoli di responsabilità in città, di fascia sociale medio-alta.

Questo significa che nella città economicamente più forte della nostra provincia (ma il problema non riguarda solo Civitanova) circolano centinaia di persone che assumono regolarmente cocaina, negando a se stesse di essere tossicodipendenti; che operano e prendono importanti decisioni in una situazione di equilibrio psichico alterato dalla droga; che hanno un attenuato senso di responsabilità e scarsa capacità di valutare le situazioni a rischio, prese come sono da una sensazione di onnipotenza; che hanno uno scarso controllo delle emozioni e tendenza all’irascibilità ed all’aggressività; che possono arrivare a vere e proprie psicosi, con assenza di limiti e idee di megalomania oppure di tipo persecutorio, con allucinazioni, senso di persecuzione e inconsulte reazioni di fortissima violenza.

Sono questi problemi che riguardano solo chi assume la cocaina e diventa in breve tempo tossicodipendente, continuando nel frattempo ad illudersi di poter smettere come e quando vuole? No, l’enorme diffusione della cocaina anche nella nostra realtà è un problema di tutta la collettività maceratese, non solo per le sue ricadute sanitarie e sociali e per l’autostrada che apre ad una sempre maggiore presenza delle organizzazioni criminali che prosperano sul traffico di droga, ma anche per l’incremento della violenza che ne consegue a tutti i livelli, dalla violenza domestica alla criminalità più manifesta.

C’è quindi da sperare che le forze dell’ordine proseguano nella loro incessante e meritoria opera di contrasto ai trafficanti ed agli spacciatori di droga e che in questa occasione gli utilizzatori individuati, i protagosti della Civitanova bene colti con le mani nel sacco, vadano tempestivamente incontro, come i ragazzi fermati dalla Polizia Stradale al rientro dalla discoteca e risultati positivi ai test riguardanti l’uso di sostanze stupefacenti, alla sanzioni amministrative previste per chi fa uso personale di droga: sospensione della patente di guida, del porto d’arma, del passaporto o del documento equipollente per l’espatrio sino a quattro mesi, o, in alternativa, la sottoposizione volontaria ad un programma terapeutico di recupero. Attenzione: il Prefetto, competente per queste sanzioni amministrative, può, quando si tratta di uso occasionale, limitarsi per la prima volta ad una semplice ammonizione. Ma il caso emerso a Civitanova è di una tale gravità, per la diffusione che ha rilevato e per il devastante messaggio inviato a tutta la provincia, giovanissimi compresi, da richiedere la massima fermezza e l’utilizzo di tutte le misure che la legge ha individuato per cercare di mettere un freno a quella che assume sempre di più le dimensioni di una vera e propria epidemia sociale.

Per finire, viene poi da chiedersi in qual modo queste persone adulte che assumono regolarmente cocaina potranno mettere in guardia i loro figli adolescenti, quando si affacceranno alla vita pericolosa che li circonda, contro la droga e contro l’alcol. Che gli diranno, che la droga la prendono tutti, che non fa poi così male, che basta sapersi controllare, ed altre bestialità simili? Al di là dei nostri personali fallimenti, cerchiamo almeno di ricordarci tutti che i figli sono un patrimonio incalcolabile e nessuno di noi ha il diritto di rovinarli.

* avvocato e presidente dell’associazione Onlus “Con Nicola oltre il deserto di indifferenza”



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