Un gran finale
…Onorevole
IL GIALLO DELL'ESTATE (Ultima puntata)
Chapter seven
Al San Paolo l’atmosfera era un po’ beckettiana, da “assassinio nella cattedrale”. I giochi dovevano definirsi quella mattina: era scritto, forse in cielo, forse da qualche altra parte. Il prete terminò la sua omelia chiedendo il perdono divino per tutti ed invitando a pregare <A maggior gloria di Dio>.
Anche, se per la verità, a molti sembrava che al momento ci fosse lo zampino di Satana. Ma tant’è: la razionalità del reale aveva prevalso. Il mistero dei morti assassinati era stato in qualche modo risolto. La ferita grande, per la città, tuttavia, rimaneva. E che ferita. Si trattava di voltar pagina in fretta e ridare al territorio vasto del cosiddetto Granducato, una direzione di marcia, una sicurezza, e per dirla con Sigieri, una fede e una ragione.
La grande aula della Chiesa, piena fino allo spasimo, sembrava l’Arengo medievale. Le armi della dialettica si stavano affilando. Borghesi e cittadini, politici e commercianti (stavamo per dire rappresentanti delle corporazioni) erano in procinto di affrontarsi. La maggior gloria di Dio, andava bene, per carità, ma qui era in gioco anche e soprattutto la dignità dell’uomo. Gli occhi del mondo erano puntati su Macerata.
Tv e giornali (da Parigi era arrivata la anchorwoman Eva Haussman ) ancora seguivano quell’inquietante vicenda e tutti cercavano di capire quale potesse essere la soluzione terrestre, una volta superati i conti con nostro Signore e con la giustizia. Tecnologie modernissime e spirito trecentesco albergavano in un unico grande caleidoscopio.
Il dottor Monti e il giudice Tettamante erano un po’ defilati, appoggiati al muro verso l’uscita della Cattedrale prossima ventura e si tenevano per mano. Il vecchio cronista, ancora una volta, aveva rimandato il suo rientro a Milano. Chissà.
Passarono lunghi minuti di silenzio, quel tempo in cui gli ultimi sprazzi di dolore si possono e si debbono estrinsecare in una dimensione pubblica.
Poi venne il gran momento. Qualcuno doveva rompere il silenzio e parlare. Toccò all’ex sindaco della città, per tutti l’amico Carlo. Era quasi uscito di scena quest’ingegnere elettronico che aveva dedicato gli ultimi quindici anni della sua vita alla pubblica amministrazione. E non senza risultati apprezzabili, nonostante qualche errore di valutazione (o di sottovalutazione), vedi il caso di una industria insalubre che voleva insediarsi in una zona residenziale. E il cui progetto fu approvato, in sede preliminare, dallo stesso primo cittadino. Ma, a parte questo, l’amico Carlo aveva le carte in regola per concorrere, adesso, dopo i crimini e i misfatti di quei terribili giorni alla gran carica di presidente della Provincia, ossia di Granduca. Parlò il buon Carlo, cattolico popolare di centrosinistra, e spezzò una lancia a favore di se stesso. <Occorre ritrovare la concordia di una volta> disse. <Ed io sono da sempre al servizio della città e di voi tutti> aggiunse in sintesi. Qualche battimano e diversi boatos di dissenso coprirono le sue ultime parole. La platea dei maggiorenti era divisa e lo stallo era evidente. Ormai le regole erano saltate. Con i partiti delegittimati e allo sbando, le correnti interne rese obsolete dai fatti recenti, i cosiddetti poteri forti relegati in un angolo.
Macerata doveva avere un sussulto di dignità ritrovando proprio in quell’assemblea pubblica, che di fatto era diventata la governance cittadina, la forza per uscire dall’orrore della settimana precedente. Fuori dal San Paolo il sole dardeggiava e un silenzio innaturale si era plasmato uniformemente sul borgo, lungo le vallate, tra i cespugli dei boschi e sugli argini dei fiumi. Era una sorta di epochè collettiva, una sospensione generale del giudizio. L’unico mezzo di comunicazione erano i messaggini dei cellulari. Chi era rimasto a casa voleva sapere le notizie in tempo reale. Era come la finale di calcio del terzo millennio e dei secoli precedenti, la finale di tutti i tempi.
Il Senatore, che si era consultato all’alba con il bibliofilo milanese, giocò, a quel punto, le sue ultime disperate carte. Sollecitato dal Professore, prese la parola, ma il vento era cambiato, anche nazionalmente, e i suoi auspici <per un futuro di benessere e di libertà, lontano dallo strapotere dei giudici rossi> vennero coperti da urla e fischi che soffocarono i radi applausi. Anche i suoi aficionados più convinti rimasero immobili, con la lingua secca, per il caldo opprimente e per quel tanto di vergogna residuale.
Il vescovo era pallido ma concentrato. Gli occhi erano in perenne movimento: tenevano sotto controllo tutti quanti. Lo sguardo del prelato, un segno del dominio sull’assemblea, si soffermò rapidamente prima sull’ex sindaco e poi sull’Onorevole.
L’ex sindaco comprese bene il messaggio del vescovo. Era il momento dell’asso nella manica ed in un millesimo di secondo il buon Carlo tirò fuori la colomba, miracolosa e di pace, dal cilindro. Il salvatore della patria era accanto a lui. Bastò uno sguardo. L’ex sindaco riprese il microfono. <Cittadini, amici! Rompiamo il cerchio di gesso che ci avviluppa! C’è un’unica persona qui dentro – esclamò in modo stentoreo – in grado di condurci fuori dai guai. Ed è lui, l’Onorevole, stimato universalmente, probo e competente e che io indico come Presidente di tutti!>.
Stupore e incredulità. Silenzio irreale. Poi, poco a poco, partì un piccolo battimani che si trasformò, nel giro di pochi secondi, in un applauso convinto e di massa. Il gioco era fatto. Il Vescovo, sodale dell’Onorevole nell’istituto ricciano e nel segno della maggior gloria di Dio con la quale si realizza il felice connubio tra fede e ragione, lo abbracciò benedicendo la folla plaudente. A quel punto nessuno più si oppose.
L’investitura venne quindi confermata per acclamazione.
L’Avv.Graziano Delneri piangeva di gioia in un angolo.
Tutti poterono tornare a casa soddisfatti, tranne i parenti delle vittime dei quali nessuno ebbe più a curarsi: si era comunque deciso di commissionare due busti marmorei da piazzare all’ingresso del palazzo della Provincia, a perenne memoria di Muti e Galletti, novelli alfieri del consociativismo democratico e della condivisione dei grandi obiettivi.
In piazza della Libertà, tanto per ricordarci che eravamo nel 2010, dalla radio di un’auto le note di una canzoncina dicevano: <Vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare>. Era un’Italia gaudente e volgare. Ma non tutto era perduto. Sigieri da Brabante, da lassù, sorrideva.
EPILOGO
Anche il nuovo Presidente dell’Assemblea Legislativa Provinciale Pettinari, finalmente impegnato in una funzione degna di lui dopo lo smacco della mancata nomina ad assessore regionale, ora sorrideva. Con la sua elezione si ricostituiva quell’equilibrio bipartisan che i “poteri forti” avevano inutilmente tentato di spezzare.
L’Onorevole era stato eletto trionfalmente (in realtà non c’erano sfidanti) ed il suo primo atto fu la nomina dell’amico Carlo a Dirigente del Servizio Energie Alternative del Granducato, un posto di potere come pochi. Il terzo tassello del piano ideato dall’ex Sindaco andava quindi al suo posto ed ora tutti i conti tornavano.
Il Presidente Napolitano aveva nel frattempo sciolto le Camere e poco dopo le elezioni amministrative si svolsero le elezioni politiche generali con la nuova legge di tipo proporzionale puro ed il Senatore, sia pur di poco, non venne rieletto: sperava tuttavia in un repechage ed aveva perciò chiesto il riconteggio dei voti.
Il Professore riuscì finalmente ad assurgere alla dignità rettorale, con un accordo bipartisan con l’accorpata Università di Camerino che mise fine per sempre ad antiche rivalità e gli consentì di trovare quella manciata di voti necessaria per l’elezione che gli era sempre mancata nel passato. Il primo atto del nuovo Rettore fu, naturalmente, l’istituzione della cattedra di Filologia Ricciana.
In definitiva, tutto era pronto per la marcia trionfale del Granducato verso la prosperità e la pace sociale, naturalmente a maggior gloria di Dio.
FINE
Mark B.Montgomery

Bravi ( Bruno e Mauro), bravi perchè la scrittura è ottima, l’ ironia sostanziale e profetica, e bravi soprattutto perchè “solo” con l’opera di invenzione e fantasia, come è questo giallo, si riesce ad avere un fotografia politica davvero verosimile. In sostanza, questo che è un “plot” avventuroso e immaginifico, è in verità un vero “trattato” di neorealismo. Ritengo poi interessante la figura del Demiurgo-Professore.
Complimenti per questo divertissement intellettuale, ricco di colpi di scena e soprattutto di capRICCI letterari.
Pertanto invito Mandrelli e Montali a continuare con nuovi racconti on-line.
l’ incipit in cui si parla di un mastino napoletano che si chiama PONVIPO’ che sta per PONTE DI VILLA POTENZA esalta il mio orgoglio villaròlu, bravo montgmery
@guido – neorealismo immaginifico 🙂
Mi dispiace fare la voce fuori dal coro, ma sinceramente ho trovato questo racconto poco avvincente e a tratti perfino di cattivo gusto. Mi era capitato in passato di leggere un racconto di Mark B.Montgomery e devo dire che l’impressione era stata completamente diversa.
Bruno e Mauro,
vi punge per caso vaghezza di rubarci il mestiere?
Ma è lecito: anzi, fossi in voi pubblicherei l’intero racconto per Natale. Servirà – ad ogni disvelamento dei personaggi di fantasia in quelli della realtà – a far chiudere lo stomaco, evitando le penose necessarissime diete dal 7 gennaio in poi.
Sono tornata a Macerata, e al pc, con il desiderio di leggere gli ultimi due capitoli.
Questo giallo è fantastico…Decisamente fantastico!!!
Grazie..siete riusciti a farmi sorridere di una “fotografia” che normalmente mi intristisce!!!
Ciò che distingue il bravo scrittore è la sua capacità di attirare l’attenzione del lettore attraverso il suo stile narrativo particolare .Infatti, fin dalle prime pagine, la curiosità del continuare a leggere per vedere come andasse a finire la vicenda non mi è mai venuta meno.
Forse la mia natura di docente di lettere mi porta subito a cercare echi,influenze e rimandi di ogni proposta letteraria ma non credo poi di sbagliarmi molto nell’individuare,tra le pagine ben architettate ( tra esilaranti-grottesche descrizioni e disincantate riflessioni etico-politiche)del noir ambientato in un Granducato un po’ immobile e criptico, echi e sfumature letterarie che potrebbero ben partire dal Gadda di Quer pasticciaccio brutto…”(anche qui c’è uno strano crimine che deve essere dipanato da un’indagine sofisticata) per approdare alle opere di De Cataldo( il fortunato autore di Romanzo Criminale e altri noir a sfondo politico),visto che anche in Crimini e misfatti non mancano trame segrete,complotti nell’ombra che solo inquirenti colti e profondi conoscitori delle miserie umane possono leggere e portare alla luce. Infine,proprio per la scelta di ambientare la vicenda durante una torrida estate italiana,con una natura e con protagonisti stremati dalla calura che rendono molto bene un clima psicologico-sociale fatto di pesantezza e immobilismo ( sempre però stemperato e sdrammatizzato dall’ironia e lungimiranza sarcastica dell’io narrante) credo che anche per i due autori esordienti la lezione di Camilleri e delle sue storie di vite segrete provinciali si sia fatta sentire.
Auspicando che magari la prossima uscita letteraria degli autori ci regali anche la sorpresa di un… Montalbano maceratese che sappia scavare nei meandri e nel sommerso del socio-politico locale e non solo,non posso che rallegrarmi della valida proposta narrativa che la colta marca maceratese ci ha offerto attraverso i due scrittori ,acuti osservatori del vivere provinciale.
Fortunato D.
Leggo su segnalazione, tutto d’un fiato, dopo lo scioglimento del nodo centrale di cotale ‘histoire pseudominale’. Riconosco lo spirito pungente degli autori. Mi trovo spesso a sorridere immaginandoli. E questo mi piace. Molto. Davvero un bell’esperimento.
G.A.