Il Papa: “Il cristianesimo arricchirà la Cina
come al tempo di Padre Matteo Ricci”

Ottomila fedeli ricevuti in udienza speciale da Benedetto XVI

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“Anch’io, come padre Matteo Ricci, esprimo oggi la mia profonda stima al nobile popolo cinese e alla sua cultura millenaria, convinto che un rinnovato incontro con il Cristianesimo apporterà frutti abbondanti di bene, come allora favorì una pacifica convivenza tra i popoli”. Lo ha detto Papa Benedetto XVI ai circa ottomila fedeli delle Diocesi marchigiane – tra cui molti maceratesi –  che hanno partecipato oggi all’udienza dedicata a Padre Matteo Ricci nel giorno del quarto centenario della morte. Il gesuita marchigiano è stato il missionario che da Macerata partì per far conoscere la fede cristiana e la cultura dell’Occidente nel Celeste Impero. L’ammirazione per il gesuita, ha aggiunto il papa, non deve “far dimenticare il ruolo e l’influsso dei suoi interlocutori cinesi”.

Salutando i vescovi e i fedeli in aula, il papa ha salutato anche i cinesi con un sonoro “Nimen hao!” (come state?).

Dopo aver ricordato la stima di cui Ricci gode ancora oggi in Cina, il pontefice ha detto che nell’opera di questo missionario “non devono essere separati” il suo impegno per “l’inculturazione cinese dell’annuncio evangelico e la presentazione alla Cina della cultura e della scienza occidentali”.


Benedetto XVI ha ricordato anche “il ruolo e l’influsso” che nell’opera di Ricci hanno avuto i suoi amici cinesi (Xu Guangqi; Li Zhizao, Yang Tingyun, Li Yingshi): “Le scelte da lui compiute non dipendevano da una strategia astratta di inculturazione della fede, ma dall’insieme degli eventi, degli incontri e delle esperienze che andava facendo, per cui ciò che ha potuto realizzare è stato grazie anche all’incontro con i cinesi; un incontro vissuto in molti modi, ma approfonditosi attraverso il rapporto con alcuni amici e discepoli, specie i quattro celebri convertiti, ‘pilastri della nascente Chiesa cinese’”.
Il ricordo di Ricci e dei suoi amici, ha continuato Benedetto XVI devono essere un’occasione di preghiera per “la Chiesa in Cina e per l’intero popolo cinese, come facciamo ogni anno, il 24 maggio, rivolgendoci a Maria Santissima, venerata nel celebre Santuario di Sheshan a Shanghai; e siano anche di stimolo ed incoraggiamento a vivere con intensità la fede cristiana, nel dialogo con le diverse culture, ma nella certezza che in Cristo si realizza il vero umanesimo, aperto a Dio, ricco di valori morali e spirituali e capace di rispondere ai desideri più profondi dell’animo umano”.

Nel corso dell’udienza, monsignor Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata, ha ricordato che Padre Ricci “aprì la strada all’evangelizzazione della Cina, elaborando una metodologia scientifica e una strategia pastorale basate, da una parte, sul rispetto delle sane usanze del luogo che i neofiti cinesi non dovevano abbandonare quando abbracciavano la fede cristiana, e, dall’altra, sulla consapevolezza che la Rivelazione poteva ancor più valorizzarle e completarle”.

“La presenza di tanti marchigiani a questa udienza papale – ha commentato il governatore delle Marche Gian Mario Spacca – testimonia come la figura di Padre Matteo Ricci sia nel cuore dei nostri concittadini, poichè è ormai annoverata tra i grandi figli della nostra terra che hanno dato lustro all’Italia e all’Europa”.

“Con la forza della sua fede – è il parere di Franco Capponi, presidente della Provincia di Macerata -, il Venerabile Ricci seppe utilizzare le scienze per conquistare con la ragione un Paese lontano sino ad allora chiuso in se stesso e farsi accogliere da fratello”.


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