Il futuro dell’ecosistema dell’informazione

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(corriere.it)

Quale sarà l’effetto dei nuovi media sui mezzi tradizionali? Ci sarà un futuro, non solo per la carta stampata, ma per la stessa informazione? Esisteranno ancora gli inviati di guerra e il giornalismo d’inchiesta? L’informazione che abbiamo oggi è migliore o peggiore di quella a cui eravamo abituati quindici anni fa?

Steven Johnson, giornalista americano esperto di nuove tecnologie, ha provato a rispondere a queste domande con un articolo Old growth media and the future of news, pubblicato sul suo blog, e ripreso questa settimana dalla rivista Internazionale in edicola.

Steven esamina l’evoluzione del giornalismo nell’ultimo ventennio e arriva a una conclusione: è migliorato in termini di quantità, diversificazione, tempestività e approfondimento. “Io sono sicuro di ottenere molte più cose utili dal nuovo ecosistema rispetto a quelle che avevo dai mezzi di informazione tradizionali quindi anni fa”.

Certo, si potrebbe obiettare, Johnson è un esperto e si muove nella rete con l’agilità di un gatto. Ma per gli altri utenti che magari hanno difficoltà a distinguere i fatti dalle invenzioni, le notizie verificate da quelle incontrollate? La maggior parte degli utenti nella rete potrebbe sentire il bisogno di una guida affidabile e autorevole. Per questo – è la tesi di Johnson – ci sono i giornali e i giornalisti, “istituzioni” che ogni giorno selezionano e producono notizie di qualità per i loro lettori.

La cosa buffa di oggi, scrive Johnson, è che i lettori dei giornali stanno aumentando a un ritmo eccezionale. Il loro modello di business “viene attaccato da tutte le parti, ma il loro pubblico online sta crescendo più rapidamente di quanto stia diminuendo quello della versione stampata”. E’ vero: per quanto riguarda i lettori i giornali non sono mai stati così importanti come oggi.

“Se si comporteranno da guida autorevole per l’intero ecosistema dell’informazione, se smetteranno di spendere soldi per produrre contenuti che il web produce già da solo, sono quasi sicuro che alla fine saranno più vitali che mai”. Insomma, mezzi di informazione più snelli e non ripetitivi, è la ricetta di Johnson, potranno concentrarsi sui reportage di guerra, sulle esclusive e sul giornalismo investigativo che aumenteranno il loro prestigio, come è già avvenuto in passato.

Finché passeremo la maggior parte del nostro tempo “a cercare di capire come mantenere in vita il vecchio modello”, è la conclusione di Johnson, “non saremo in grado di inventarne uno nuovo che funzioni meglio per tutti”.



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