Cascate dell’Acquasanta,
meraviglia dei Sibillini
di Luciano Burzacca
Il piccolo Comune di Bolognola è noto soprattutto per la vicinanza ai campi di sci della Pintura, ma è altrettanto importante come punto di partenza di belle e abbastanza facili escursioni all’interno del Parco dei Sibillini. L’itinerario per le “Cascate dell’Acquasanta” è uno dei più interessanti ed è accessibile anche per chi non è allenato a grandi camminate in montagna.
Il sentiero, lungo 6 chilometri e classificato come escursionistico, non è particolarmente faticoso perché comprende solo una breve salita leggermente impegnativa e solo alcuni tratti che richiedono attenzione. E’ bene ricordare sempre che nelle escursioni il pericolo maggiore è spesso dato dalla propria imprudenza: la montagna è quel che è e sta a noi capire se è alla nostra portata. Comunque è altamente consigliabile munirsi di bastoni per montagna, utilissimi in questa occasione.
Si parte dal centro del paese, si percorre una breve carrareccia, quindi si attraversa il torrente Fiastrone. Subito dopo si affronta l’unica salitella degna di rilievo, in cima alla quale inizia un lungo sentiero ombroso e comodissimo, tra faggi e varie fioriture (che ovviamente dipendono molto dalla stagione), tra le quali, ai piedi di qualche scogliera, spiccano cespugli di profumata camomilla selvatica.
In un paio di punti, ma per tratti lunghi si e no una decina di metri, il sentiero si fa stretto ed è esposto su un ripido pendio, inoltre può diventare scivoloso se bagnato, pertanto è necessaria un po’ di attenzione. Ad un certo punto si rendono evidenti le opere di presa dell’acqua, la cui condotta in muratura accompagna il cammino per qualche chilometro.
Il sentiero, pianeggiante per lunghissimi tratti, si snoda su un pendio di roccia friabile, la scaglia calcarea, nella quale si infiltrano le radici delle piante, formando curiose strutture, e le acque di scioglimento delle nevi scavano ampi canaloni.
Dopo quasi due ore di cammino si arriva ad una piccola radura, dove si incontra una delle piccole meraviglie che la natura ha prodotto in questi luoghi. Troviamo infatti una piccola grotta fatta di strati rocciosi piegati ad arco quasi perfetto, all’interno della quale c’è una presa d’acqua; di fronte a essa , per un centinaio di metri, la conduttura in cemento si trasforma purtroppo in un orribile tubo metallico, forse perché sostituisce il vecchio acquedotto andato in rovina. La vista di questo tubo, in mezzo alla boscaglia, è come un pugno nell’occhio, ma visto che sembra indispensabile ci si sforza di ignorarlo.
Dopo aver attraversato un altro torrente, si entra in una magnifica faggeta, con alberi radi e ad alto fusto. Qua e là spuntano piante di tasso, detto albero della morte perché le foglie e il seme sono molto velenosi. Questa specie è ciò che resta delle antiche conifere che dominavano nei Sibillini durante l’ultima glaciazione, tanto che in questa zona può essere considerata quasi un fossile vivente.
Di tanto in tanto si vedono gli effetti disastrosi delle valanghe sulla boscaglia, e qualche albero caduto sul sentiero deve essere scavalcato per proseguire. In qualche punto, per brevi tratti, il percorso ridiventa scivoloso, ma una catena fissata alla parete rocciosa col cemento aiuta nel punto più critico. Man mano che si procede aumentano i ruscelletti e le pisciarelle che attraversano il sentiero, mentre l’aria si fa sempre più fresca, indicando la vicinanza della gola dell’Acquasanta.
Finalmente, dopo tre ore di cammino, appaiono alcune delle spettacolari cascate e, in fondo al percorso, la diga che imbriglia l’acqua per la centrale elettrica a valle. L’acqua scende dalla Punta Bambucerta, compresa nel gruppo di Monte Rotondo. Le cascate rappresentano una delle meraviglie del Parco: spettacolo rilassante e appagante dopo la lunga camminata; anche se gli spruzzi non arrivano al sentiero, l’acqua in movimento trasmette ugualmente una sensazione di freschezza. Per una migliore visione, e magari scattare belle foto, è consigliabile arrivare sul posto prima di mezzogiorno, in modo da avere il sole alle spalle.
Anche la parete opposta alle cascate offre una vista interessante: costituita da strati poco spessi di roccia marnosa e fortemente spiegazzati, testimonia l’immane forza di compressione che la crosta terrestre ha subito in questa zona. Oltre la diga c’è una stretta forra, una gola che ad un certo punto diventa inaccessibile, e un’altra cascata, la principale, non visibile dal basso. Sulla diga è altamente sconsigliato salire, perché i gradini, seppure in ferro, sono diventati malsicuri, inoltre dalle pareti rocciose a picco, fatte di roccia friabile, possono cadere sassi. Per questo motivo è bene non sostare a lungo nella zona.
Per il ritorno, se non si vuole ripercorrere il sentiero già fatto, c’è un’alternativa: si può scendere lungo il torrente Acquasanta (affluente del Fiastrone) che sgorga da sotto la diga. Il percorso è più breve e un po’ avventuroso, non essendoci, per qualche chilometro, un sentiero tracciato. E’ abbastanza impegnativo in alcuni punti, perché scivoloso e ostacolato da tronchi e “gradini” abbastanza alti. Inoltre, per arrivare al letto del torrente, c’è un salto di una decina di metri che si riesce a superare solo con molta difficoltà.
Lungo il primo tratto del corso d’acqua si incontra una vegetazione molto variegata: domina il farfaraccio, con le foglie cuoriformi grandi quasi come un ombrello, menta selvatica, cardi fioriti, felci, campanule, lappa, vari tipi di arbusti, ma anche irritanti ortiche. Ad un certo punto compare il resto della vecchia strada che portava alla diga: è abbastanza comoda da percorrere e, a testimonianza della poca frequentazione umana di questa parte della valle, lungo di essa si possono incontrare tracce del passaggio di animali selvatici (volpi, caprioli, cinghiali, cani inselvatichiti o addirittura lupi). Tuttavia, se si sceglie questa via, è bene sapere che non si ritorna al centro di Bolognola, ma in un punto della strada asfaltata che porta alla centrale elettrica, a circa due chilometri dal paese, verso Acquacanina.




