Sferisterio, la storia mai scritta
e un museo per non dimenticare

di Maurizio Verdenelli
Un monumento per il “monumento” di Macerata. Vale a dire ciò che di lei è il prodotto più conosciuto in Italia e all’estero, il brand stesso della città. Lo Sferisterio. Sono passati i tempi in cui la Stagione lirica era considerata un abito da sera da mettere tra luglio ed agosto e, considerati i costi, nascondere subito nell’armadio per il resto dell’anno. Indicativo il fatto che la Dc di quegli anni non citò mai i fasti dell’Arena come spot elettorale consentendo tuttalpiù al buon cireneo Davide Calise, l’assessore delegato, di (far) cantare e portare la croce. I primi manifesti elettorali con lo Sferisterio sullo sfondo, sarebbero apparsi con il socialista Bruno Mandrelli, succeduto a Calise e con il missino Mario Crucianelli, restauratore dello storico monumento.
Mai nessuno aveva peraltro pensato alla storicizzazione di un evento che dopo qualche tentativo in epoche ormai tramontate, aveva cominciato a far parlare di sé dagli anni 60 grazie ad un strepitoso Mario Del Monaco il quale nel ruolo di Otello era stato chiamato a Macerata dal direttore artistico Carlo Perucci.
Ed ora il più diffuso giornale cittadino, “Il Resto del Carlino”, lancia la meritoria iniziativa perché venga lasciato un segno della storia dello Sferisterio: monumento o museo. Siamo d’accordo: sono finiti i tempi di quando le foto del passato (incautamente appese ad una parete della sede di MacerataOpera) venivano “autorevolmente” rimosse dalla sera alla mattina finendo presto nel dimenticatoio, per così dire. Ora finalmente (fondi e volontà politica permettendo) quel passato avrà diritto d’asilo nella memoria della città che deve così tanto ai pionieri dello Sferisterio, quello stesso che l’ex Dc nascondeva come un’amante scintillante ma scomoda da esibire.
Tra questi pionieri, ai già citati Perucci e Calise (sulla stampa dei manifesti strappava sconti alle tipografie italiane che ben volentieri li accordavano perché, dicevano ”l’assessore maceratese non pretende cagnotte”) vanno inseriti gli stessi padri fondatori della Stagione lirica. Parliamo di Quagliani e Calogero: due appassionati, un politico ed un tecnico che lasciarono un’eredità diventata il “marchio di garanzia” stesso di Macerata.
Tra questi va aggiunto a chiare lettere il nome di Gian Paolo Projetti, per tanti anni braccio destro di Calise e Perucci e nell’83 direttore artistico della Stagione, essendosi il maestro Carlo trasferito quell’anno al Petruzzelli di Bari. Ebbene si deve ascrivere a Gian Paolo il merito del primo saldo positivo in termini di bilancio dell’Arena che fruttò un utile, quell’estate, di 85 milioni. Quanto guadagnò Projetti come direttore artistico? Ero presente quando egli uscendo dal suo affrescato appartamento di Palazzo Costa, ritirò dalla cassetta postale la corrispondenza pervenutagli dagli uffici amministrativi, con accluso un assegno di 7 milioni di lire.
Altri tempi! Così come quando guidando la Rolls del suo grande amico e patrono Mario Del Monaco, egli era giunto a Macerata da Treviso dove abitava il tenore. “Confesso: pensavo che Macerata fosse un pò più a sud, ma arrivato a Castelferretti appresi con soddisfazione che il viaggio era quasi concluso”.
Projetti era stato incaricato da Del Monaco di preparare con Perucci la partecipazione alla grande (ri)apertura dell’Arena maceratese. Fu un trionfo, e lui da Macerata non se ne sarebbe più andato dividendosi con Jesi dove in inverno si tiene tuttora un’apprezzata stagione teatrale al teatro Pergolesi.
Ci fu un momento che questo staff manageriale-artistico pensò di tornare alla guida della Stagione lirica. Nessuno fino ad oggi l’aveva saputo, ma Calise (con il quale mi legava un’iniziale tempestosa storia di forte conflittualità critica, poi finalmente d’amicizia e stima) mi rivelò che tutto era pronto. Cosa? Carlo Perucci sarebbe rientrato a guidare lo Sferisterio di Macerata, appena si fosse congedato per limiti d’età -a quel tempo quasi raggiunti- dalla direzione dell’Arena di Verona. La sua improvvisa, grave malattia fece forzatamente rientrare questo ambizioso disegno.
La storia, anche inedita, dello Sferisterio si ferma qui. Molte altre cose mai scritte ci sarebbero da scrivere ed anche ciò che da “uomo d’onore” non scrissi in riferimento alle “rivelazioni” che mi fece (una sera che decretò l’ultimo trionfo di Rudolf Nurejev in terra marchigiana) Montserrat Caballè, l’Usignolo di Spagna, protagonista della scena maceratese fino a quasi a metà degli anni 80. Prima che quella scena fosse presa, seppure per una sola estate, da Ken Russell regista di una “scandalosa” Boheme che lanciò il nome di Macerata e del suo “monumento” in tutto il mondo, fin nella lontana Australia.
NELLA FOTO (di Pietro Baldoni): Gian Paolo Projetti, nell’83, osserva le prove di “Don Carlos”, protagonista Montserrat Caballè.
L’articolo del Resto del Carlino:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/macerata/2009/03/11/157233-schiaffo_allo_sferisterio.shtml
La storia:
http://www.comune.macerata.it/Engine/RAServePG.php/P/32541CMC0417