Gli americani a Macerata
votano quasi tutti Obama

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Ci siamo, è arrivato novembre e con lui il voto negli Usa. Come da tradizione il primo martedì del mese, gli americani sono chiamati a decidere il destino del loro paese e quello del mondo intero.
Quella che si sta concludendo è stata senza dubbio la campagna elettorale più importante di sempre.
Gli Usa negli ultimi anni si sono trovati a fronteggiare l’11 settembre, le guerre in Afghanistan e in Iran, l’aumento smisurato dei prezzi, il declino del dollaro rispetto alla forza dell’euro e la recente e gravissima crisi dei mutui. Inoltre si sta aprendo un’altra gravosa stagione a causa del crollo delle borse.
Barack Obama, Senatore dell’Illinois è definito “l’uomo del cambiamento”, non solo per il colore della sua pelle, non solo perché si è guadagnato la candidatura contro una delle prime donne ad arrivare così in alto, Hillary Rodham Clinton, ma anche e soprattutto per le risposte innovative che dà ai problemi del suo Paese. Sembra essere lui il candidato giusto per coloro che vogliono una svolta drastica rispetto all’amministrazione Bush. Tuttavia per molti americani, il fatto che lui non sia un WASP (un bianco, anglo-sassone e protestante) potrebbe risultare un problema.
John McCain è stato giornalisticamente definito il “cane sciolto” del partito repubblicano, per le sue posizioni spesso distanti rispetto ai Bush ed al loro seguito. Ex veterano di guerra, convince per la sua esperienza politica e per la sicurezza che trasmette agli elettori. Nonostante i sondaggi diano in vantaggio il suo rivale, c’è chi scommette sulla sua vittoria perché più “americano” di Obama.
Forse non tutti lo sanno, ma a Macerata c’è una piccola comunità di studenti americani, che ha come punto di raccordo il centro AHA International che ha sede in via Crescimbeni.
Aha International offre a studenti americani la possibilità di essere protagonisti di scambi culturali in moltissimi paesi del mondo: in Italia ci sono altri 138 centri.
Il programma è gestito nella nostra città dall’architetto Filiberto Bracalente, che ne è responsabile fin dal 1993. Oltre a lui incontriamo anche Sandra e Michael Holstein, docenti alla Southern Oregon University.
Questi ragazzi hanno attraversato l’oceano e raggiunto le Marche per studiare noi, la nostra cultura, la nostra storia e la nostra arte. A loro abbiamo chiesto non solo come si trovano a Macerata, ma anche un parere su queste cruciali elezioni.
Iniziamo la nostra chiacchierata con un rapido sondaggio. Su 19 studenti americani presenti, 11 sono con Obama e 2 con McCain, gli altri sei non si sono esposti.
Solo otto hanno già votato. In America, infatti, non esiste un sistema di voto centralizzato, anche coloro che risiedono all’estero possono esprimere la propria preferenza facendo apposita richiesta della documentazione necessaria. Coloro che nel gruppo non hanno votato, non l’hanno fatto perché indecisi, piuttosto per problemi burocratici. Angela, una delle studentesse che abbiamo incontrato, per esempio, non si è registrata in tempo per poterlo fare.
Nella campagna elettorale che è appena terminata, si è parlato ripetutamente di “cambiamento”, della necessità di dare una svolta alla situazione attuale. A questo proposito i nostri intervistati intervengono con molta partecipazione: dalle loro parole questo serve e non può essere rimandato, qualsiasi sia l’eletto dal popolo americano.
Angela, che viene dal New Jersey, in particolare si è riferita all’importanza dell’assistenza sanitaria. Negli Usa infatti, gli sfortunati che non possono permetterti un’assicurazione sanitaria, si trovano a non potersi permettere di ricevere le cure di cui necessitano.
Mc Layn, del Michigan, sostiene che il cambiamento debba muoversi su tre fronti: la guerra, l’assistenza sanitaria e i diritti individuali, riferendosi in particolare alle unioni gay. Anche per Kathryn il cambiamento è indispensabile.
Leighton, di Atlanta, parla di urgenza di svolta in materia non solo militare, ma soprattutto in economia, perché, l’America influenza in modo determinante il resto del mondo.
Qualche perplessità su Obama arriva da Lauren, studentessa dell’Oregon, che infatti teme che le politiche previste dal suo programma possano causare un aumento delle tasse per tutti e relativamente pochi servizi come contrappeso. La sua posizione resta tuttavia neutrale.
Quando viene chiesto se in America la questione razziale possa essere un deterrente per il voto al Senatore dell’Illinois, Kathryn interviene di nuovo per dire che il problema, forse enfatizzato dai media, è stato posto solo inizialmente, quando a concorrere alla candidatura democratica c’erano una donna e un nero.
Per Jessica, del New Jersey, l’America trema quando si parla di cambiamento. La paura è quella che l’uomo che porta queste novità possa subire un attentato come già avvenuto per Kennedy e per Martin Luter King.
Christhopher, Oregon, è affascinato dal fatto che Obama è l’emblema degli States. Figlio di un immigrato, afro-americano, di origini modeste ma arrivato in alto come nelle migliori previsioni del sogno americano.
Tuttavia non sarebbe deluso se vincesse McCain purché egli si renda conto dell’importanza delle problematiche della sicurezza, di far finire la guerra e di garantire a tutti la libertà di non avere paura di attentati o di attacchi come quelli dell’11 settembre.
A questo proposito, Mia, nata a New Orleans, esprime preoccupazione: chiunque verrà eletto dovrà proteggere i diritti costituzionali e far si che il partito in minoranza possa esprimersi. Si augura in particolar modo che la persona in questione possa essere onesta e leale.
Il professor Michael Holstein ci esprime alcune delle sue riflessioni su queste infuocate elezioni.
È infatti rilevante dal suo punto di vista che il passaggio dall’amministrazione Bush a quella del suo successore, sarà molto soffice a prescindere da una vittoria democratica o repubblicana. Questo è senza dubbio un forte sintomo di maturità della classe dirigente americana.
Carismatica e molto affascinate la figura di Obama, che ricorda un altro personaggio politico molto importante per l’America, Kennedy. A suo avviso, se egli riuscirà a strappare la vittoria al veterano McCain, avrà tutte le carte in regola per essere avere un ruolo di rilievo anche del mondo.
Per la prima volta, inoltre, c’è stata una fortissima mobilitazione dei giovani. Mai vista tanta partecipazione, anche se, interviene Sandra Holstein, non è stata favorita di certo dall’atteggiamento del governo.
Senza dubbio il futuro presidente avrà da risolvere le gravissime conseguenze della crisi economica.
Le nostre studentesse non avrebbero preferito una donna tra i candidati alla Casa Bianca. Secondo Joanna Margaret, californiana, in queste elezioni ad essere importanti sono state le idee, prima del sesso, del colore della pelle o dell’età dei leader dei partiti. Chelsea, forse si, la donna candidata l’avrebbe votata, ma la persona giusta non sarebbe stata comunque la Clinton.
La Palin? Secondo Mc Layn è stata posta così in alto solo per seguire l’onda della delusione dei sostenitori della Clinton più che per le sue personali qualità. Non è elastica ed è troppo conservatrice. Forse anche troppo inesperta.
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Del soggiorno a Macerata sono tutti più che entusiasti. Hanno scelto la nostra città perchè è il luogo più abitabile per conoscere la cultura italiana. Non c’è l’invasione di turisti ne la frenesia delle grandi città d’arte.
Dove ci sono meno anglofoni, secondo Angela, c’è più possibilità di immergersi e di imparare la lingua.
Le foto e le immagini che gli organizzatori hanno proposto loro per promuovere Macerata, hanno convinto i ragazzi a venirci a visitare carichi di aspettative. Sono state soddisfatte?
A distanza di due mesi dal loro arrivo, la loro risposta è sicuramente affermativa. Gli studenti sono molto contenti di aver fatto numerose amicizie qui a Macerata e di aver scelto questa città, dove la possibilità di fare scoperte culturali è infinita.

Beatrice Cammertoni



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