Una brutta, brutta storia

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L’INTERVENTO su Cm Junior della professoressa Paola Nicolini per affrontare insieme il senso di smarrimento dopo la terribile vicenda di Pamela

Paola Nicolini

 

di Paola Nicolini *

Quando le brutte storie ci colpiscono da vicino, è il momento di starsi accanto, di prendersi il tempo per parlare, di confidarsi le proprie sensazioni. Non sempre c’è una spiegazione da potersi dare, ma di sicuro stati d’animo da condividere. Un bambino o una bambina non dovrebbero mai sentir parlare di omicidi e di fatti terribili come quello che in questi giorni è avvenuto proprio nel nostro territorio. A dire la verità, anche per gli adulti è difficile affrontare un momento così pesante, comportamenti così inspiegabili, circostanze così complesse che la ragione non trova il modo di interpretare.

Anche io, che da anni mi occupo di comprendere il funzionamento della mente umana, non trovo parole adeguate per descrivere il mio stato d’animo, tra la paura e lo smarrimento, tra il dolore e la rabbia, tra l’incredulità e il senso di orrore. Ma sento il dovere di esserti accanto, per non lasciarti sola o solo a cercare di far fronte alle reazioni che la notizia può aver suscitato in te, perché se ne parla, se ne parla tanto, con tante parole anche a sproposito, mentre di fronte a una tale tragedia forse solo stare in silenzio o accendere una candela per illuminare il buio della ragione, può essere di aiuto. Un ragazza è stata uccisa, si pensa da un altro ragazzo. Questa è una cosa proprio brutta, bruttissima. Una cosa che mai e poi mai dovrebbe poter accadere. Dicono che il ragazzo sia una persona di colore, ma non c’entra affatto il colore della pelle. La mente umana in qualche caso può smettere di funzionare nel modo corretto, deragliando come succede a un treno in corsa, senza più dare modo alle persone di governare il proprio comportamento e dando luogo alle cose più tremende, come quella di cui si sta parlando in questi giorni nelle nostre città. È difficile spiegare, ma può accadere che non si capisca più quale sia il limite tra le cose buone e le cose cattive, tra il bene e il male. In questi casi il pensiero è avvolto dal buio, si diventa come impazziti e forse non si sa più effettivamente quel che si sta facendo.

Voglio rassicurarti che succede in rari casi, che solo in particolari circostanze si può verificare questa totale mancanza di umanità. Le persone, nella maggior parte delle situazioni, hanno la capacità di controllare le proprie azioni, di riflettere sul proprio comportamento, di decidere e capire quale sia la differenza tra l’essere umani e l’essere disumani. Le forze dell’ordine e molte altre persone stanno lavorando alacremente in questi giorni per stabilire cosa sia avvenuto in questa terribile vicenda. La loro attività serve per proteggere tutti noi e per assicurare che gli individui che compiono tali violenze siano messe in grado di non nuocere più ad altre persone. Se per caso hai sentito una parola qua e là, hai avvertito un commento per strada, hai visto passare un’immagine alla tv o letto una locandina di giornale di fronte all’edicola, puoi sentirti spaventata o incredulo o disorientata o arrabbiato o triste. Sono reazioni comuni di fronte a fatti che implicano la morte di persone, soprattutto se i fatti avvengono vicino alle nostre case. La cosa migliore è parlarne con qualche adulto che senti vicino, come i genitori o gli insegnanti o qualche familiare o un educatore. Non sapranno darti molte spiegazioni, perché è proprio difficile trovarne, ma di sicuro saranno in grado di accogliere i tuoi stati d’animo, di esprimere con te il dolore e il senso di smarrimento. La condivisione ristabilisce la fiducia e riapre alla speranza. E di questo abbiamo bisogno tutti, sia i grandi che i più piccini.

*Paola Nicolini, docente di psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione – università di Macerata

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