Corsi e concorsi
(storici?)
Note in calce
di Filippo Davoli
Caspita che emozione, che brivido! Anche al Carlino si sono accorti che il Corso della Repubblica è morto, tanto da dedicare al problema tutta la prima pagina della cronaca maceratese del 17 novembre e invitare addirittura la classe intellettuale a proporre iniziative per rilanciarne l’antica tradizione di salotto e passeggio dei cittadini! Dipenderà dalla recentissima apertura della Feltrinelli? Fosse così ben venga, per quanto…
… ne scrivo inascoltato da anni, di Corso della Repubblica. Prima sulle colonne di “Emmaus”, poi in interventi radiofonici a Radio Nuova e Multiradio; recentemente ho anche aperto un gruppo in Facebook, “N’eriamo ‘na proènna”, a cui hanno aderito almeno un centinaio di maceratesi che per il Corso ci sono – come me – cresciuti.
Sempre al Corso dedicai un servizio nel breve periodo in cui lavoravo a TeleMacerata: credo fosse il 1987; c’era ancora il romanticissimo negozio di alimentari di “Ermete Qualità”, quello che faceva i supplì come a Macerata nessun’altro né prima né dopo. A fianco della porta teneva ancora la piccola bacheca in legno in cui, quotidianamente, affiggeva una ricetta scritta rigorosamente in dialetto. Fosse successo oggi, qualcuno avrebbe gridato ad un bossismo indotto: Mario, invece (perché Ermete era suo padre), avrebbe candidamente spiegato che parlare de “li tajulì pilusi” aveva tutt’altra valenza che parlare dei “tagliolini pelosi”, ovvero la loro traduzione in italiano.
Insieme alla sorella Margherita, al fratello Ermete jr. (pianista, che a Macerata aveva fatto il Futurismo musicale insieme a Mario Monachesi Chesimò) e sua cognata Rita (soprano, che somigliava nelle fattezze a una moderna Turandot), Mario – che il “Gruppo Boccioni” di Macerata l’aveva fondato – aveva nel piano di sopra del negozio (la cucina) una scrivania che sovrabbondava di ricordi, compresi alcuni riguardanti la nascita della Compagnia “Oreste Calabresi”: chiamavano quello spazio “il pensatoio”. Era lì che spesso si recava a trovare gli amici di sempre Ivo Pannaggi, dopo il suo ritorno dalla Norvegia.
I Buldorini erano innamorati del Corso: quando chiusero il negozio per sopraggiunti limiti d’età piansero lacrime amare, chiedendosi come sarebbero sopravvissuti senza quel benefico ed energico riandare di giovani, di giorno in giorno, di generazione in generazione. Non avrebbero mai sospettato il tracollo che era annidato appena dietro l’angolo.
Li ricordo tutti, quelli di Corso della Repubblica: Sergio Fantuzzi che vendeva i giocattoli e le fialette di puzzolentina, lì dove ora c’è Mario Nardi dei dischi (prima situato a ridosso del giornalaio); la Bottega del Libro (che prima si chiamava Zanconi) e aveva delle splendide piastrelle bianconere di graniglia; il Bar del Corso esattamente di fronte a dove si trova ora; Pietrarelli sempre sulla porta del suo storico negozio liberty, a commentare i mali del mondo e la sua carriera di sarto professionista; Foglietti e la Sala Giochi, brillante intuizione attivata sulle ceneri del suo precedente negozio di elettrodomestici; e a capo corso, invece, inossidabili, i negozi di Domizi e di Talmone (che a dispetto del primo regge all’urto delle stagioni con vitalità). Ricordo gli adolescenti che andavano avanti e indietro senza posa, i grandi davanti a Balducci che non si arrischiavano più a scendere nel fiume in piena, i quasi grandi dalla parte opposta, sotto le logge in fondo, e a sigillare l’ora di chiusura il gruppo folto delle donne in uscita dalla Messa di San Filippo.
Vorrei dire ai neofiti dell’amore al Corso di non allertare gli intellettuali: quelli stanno bene dove stanno. Nelle loro torri più o meno eburnee. Riaprite invece San Filippo, ripulite il pavè disinfestando le gronde dai piccioni, date nuovo impulso ai commercianti; tornateci a passeggio. La Feltrinelli un po’ ha smosso le acque: sabato scorso sembrava di essere tornati ai vecchi tempi.
Diamoci piuttosto un appuntamento non virtuale: venerdì sera? Sabato pomeriggio? Riconquistiamo la piazza, ne abbiamo tutti bisogno. Dalle 18:00 alle 20:00 lì.
(Foto di Guido Picchio)

Oddio che nostalgia!! Complimenti per questa “rievocazione”, Filippo: mi hai fatto riaffiorare dei ricordi sepolti da anni… Che differenza tra ieri e oggi, eh? Chi l’avrebbe detto che la via più importante della Città sarebbe sprofondata in questo baratro?
Non vorrei addebitare tutti i mali del nostro Corso alla quindicennale Amministrazione Comunale (perdona la rima involontaria!); è evidente come la causa di innesco vada principalmente imputata all’inevitabile boom dei centri commerciali avvenuto sul finire degli anni 90, una novità assoluta – per noi “pistacoppi” – accolta con entusiasmo (commercianti del centro a parte) anche da chi ostentava ufficialmente fastidio e avversione, ma ne era segretamente attratto.
Però un conto è lo spopolamento del centro, ben altro è il degrado. E di questo noi stiamo parlando. Del degrado non può che essere responsabile la longeva Amministrazione, che invece di curare l’arredo urbano, omogeneizzare le bacheche (una diversa dall’altra!), studiare soluzioni per tener pulita la via dagli escrementi dei piccioni, organizzare meglio la viabilità, costruire il parcheggio sotto Rampa Zara, etc., pensava a lottizzare (devo dire con grande successo) aree verdi della Città.
Dubito che le cose cambino in meglio, ma, come si suol dire, la speranza è l’ultima a morire!
Comprendo che, far affiorare ricordi giovanili, rende la successiva disquisizione viziata da un pò di nostalgia.
Ma l’inaridimento del Corso, e più in generale di tutto il Centro Storico, dipende da moltissimi fattori.
Alcuni ambientali, altri generazionali.
20 anni fa il Centro Cittadino era “pieno” soprattutto di studenti universitari (al 90% appiedati perchè le auto targate da fuori provincia erano rarissime) che vivevano il Centro e si spostavano tra un bar, un cinema, una libreria, un pub.
E queste frotte di studenti aveva fatto si che i residenti si spostasero in periferia per dare alloggio (a prezzi salati) agli universitari il cui tutto il loro mondo era racchiuso tra la facoltà di Giurisprudenza, Lingue (cioè il Centro Cittadino) e la mensa in Viale Don Bosco.
Ora che gli studenti universitari sono molto meno ecco che il Centro è vuoto e le abitazioni sfitte.
Un altro motivo per cui, prima, eravamo tutti a fare le vasche per il Corso anche dopocena era perche c’erano sempre 20 amici e solo 2 auto cosicchè, impossibilitati a muoversi da Macerata, la passeggiata era tutta racchiusa tra le Mura cittadine, con qualche puntata al Terminal.
Ora l’auto l’hanno tutti (maceratesi ed universitari) e se 20 anni fa era l’eccezione spostarsi il pomerigigo o la sera per andare “lontano” (Appignano, Monteccasiano, Traia… già arrivare a Porto Recanati, solo d’estate, era una meta lontanissima!!) ora ci si sposta molto più facilmente e quindi ovvio che il Centro resta vuoto.
Tra l’altro non bisogna dimenticare che 20/30 anni fa era consuetudine, per i ragazzi delle città vicine, venire a “Macerata Granne” sia il pomeriggio che la sera.
Dalle frazioni e dai paesi vicini c’era un flusso continuo di ragazzi che venivano “in città”
Ora questi ragazzi, che come i nostri, hanno più disponibilità di auto e si spostano (come i nostri) altrove molto di più di quanto noi alla loro età facevamo.
Noi avevamo l’abitudine di seguire le orme di chi ci aveva preceduto.
Quindi siccome i padri ed i nonni (alle loro giovani età) erano a fare lo struscio per il Corso altrettanto abbiamo fatto noi.
Le nuove generazioni hanno trovato più interessante fare lo struscio per via Garibaldi, mai così piena neanche ai nostri tempi.
Dei centri commerciali già si è detto come bisogna pure aggiungere che, potendo muoversi di più, molti oggi vanno anche lontano (Ancona, Porto San Giorgio) a fare acquisti, poichè il salotto buono ha (ed aveva) i prezzi tra i più cari della regione.
E se prima, se volevi il capo firmato, eri quasi costretto a rivolgerti ai negozianti maceratesi, ora, lo stesso capo lo compri anche a Roma (perchè ci vai per lavoro) ma risparmi.
Non bisogna risalire di venti anni indietro nel tempo per ricordare lo struscio per il corso, ma una decina sicuramente sì. Ed è facile rintracciare la data esatta della morte del corso: l’inizio di quegli interminabili lavori di rifacimento della pavimentazione che hanno definitivamente spostato la passeggiata in via garibaldi.
Più che gli universitari, io ricordo tanti liceali e i ragazzi in libera uscita dalle casermette di via roma. Il sabato pomeriggio al corso era d’obbligo, si rifaceva la piega ai capelli e ci si metteva in tiro. Oggi mi chiedo preoccupata: dove finiscono i nostri adolescenti il sabato pomeriggio?
…nell’oblio…..in attesa di una nottata inutile e della successiva domenica di oblio……
Forse a qualcuno farà comodo trovare una o più scuse del perchè il centro storico e tutta la città sia così cambiata in peggio, se un’attività o un’azienda muore perchè non si è capaci di gestirla, di rinnovarla investendoci, così da tenerla sempre aggiornata al passo con i tempi ed alle nuove tendenze, rendendola sempre attrattiva e moderna, la colpa è solo di chi la gestisce e mai del cliente, che con una società piena di offerte e novità cambia i suoi consumi verso proposte più accattivanti e stimolanti. La morale cari signori è una sola (lo scrivo di nuovo in maiuscolo perchè lo voglio gridare anche se a qualche vs. lettore da fastidio) LA COLPA E’ DI CHI LA HA AMMINISTRATA IN QUESTI ULTIMI QUASI 20 ANNI. Rendendola decadente, facendo chiudere tutte le attività di intrattenimento per i giovani, promuovendo iniziative per i cittadini di basso profilo associativo, non sapendo stimolare attività commerciali attrattive per la città, promovendo e investendo tutte le risorse solamente per una promozione della politica e non creando nessuna ricaduta economica sulla città. Voglio sperare che anche i cittadini maceratesi si assumano le loro responsabilità e sappiano con il loro voto cambiare le sorti della nostra città, “perchè ogni popolo ha il governo che si merita”.
…parole forti….Maurizio…sicuramente dirette all’obiettivo…..qualcosa si poteva fare e non è stato fatto…..ma io credo che da una realtà come Macerata non puoi estrarre granché…..la politica si è addormentata….però….parliamoci chiaro….anche i cittadini dormono da sempre sonni tranquilli….in poche parole se ne fregano….allora ognuno ha ciò che si merita…..magari la città sta bene così com’è…..te lo sei mai chiesto ?
No Leonardo non credo, la città ha vissuto prima di questo “Ventennio”, anni di grande splendore, stagioni liriche esaltanti, il centro vivo e non solo di passeggio, locali, c’erano 2 Discoteche sempre piene aperte 4 volte alla settimana dove i pomeriggi del fine settimana gli studenti delle superiori organizzavano le loro feste, serate universitarie, serate di gala per i più grandi, locali con musica dal vivo, Il Terminal, bar Firenze, Moon Light, moltissimi pub e luoghi di ritrovo sempre pieni tutta la settimana, la sportiva a palazzo De Vico, la Filarmonica con tante feste ed il Mutilato, i bar del centro sempre pieni tutte le sere (Simoncini, Bernardo del bar centrale, Stefano Renzetti al Maracuja, il Bar Faraoni con Giovanni. E’ vero era un’altra Macerata e sicuramente c’era più partecipazione. Non sono convinto che i maceratesi stiano bene così visto che c’è una grande voglia di cambiamento sollecitata anche dal Vescovo. Comunque se la maggioranza dei votanti dice che la città capoluogo di provincia stà bene così varrà ancora la regola che ognuno ha quello che si merita.
Leonardo se hai la mia età ti ricorderai anche le serate con cena e musica dal vivo che si organizzavano in collaborazione tra i bar del centro con Venanzetti allora di Jmmy Fontana con tutti i gruppi e cantanti degli anni 60/70 e i Tornei di pallacanestro sempre in piazza Cesare Battisti e tutte le iniziative del bar Venanzetti. Forse in quegli anni si faceva troppo rumore………….. o chi amministrava la città aveva prima dato una letta sul vocabolario della lingua italiana cosa c’era scritto nella traduzione lessicale della parola CITTA: accentramento economico, commerciale, convulsa, spregiudicata e talvolta viziosa, ecc. ecc. Non troviamo scritto, addormentata, stanca, silenziosa, riposante questa è la traduzione di chi decide di vivere isolato in campagna. Consiglio a questi ultimi amministratori un libro di Carlo Maria Cipolla sulla stupidità umana “Le leggi fondamentali della stupidità umana”, dove il Professore spiega i danni che la stupidità umana può creare sull’economia.
In una società sempre più globalizzata credo sarebbe un errore limitarsi a guardare al Centro Storico.
Perchè il problema deve avere una visione più estesa.
Non si può intervenire solo con una politica che privilegi solo le strutture “dentro le mura” poichè significherebbe considerare di serie B tante attività commerciali che sono a Macerata.
Del resto la stragrande maggioranza delle strutture è “fuori” e credo sarebbe stupido non cercare la collaborazione dei tanti commercianti di Corso Cavour, di Corso Cairoli, di Via Roma, ecc.
Continuare a ritenere che tutto debba essere racchiuso “dentro” è una politica miope e masochista, soprattutto quando “dentro” inanzitutto bisognerebbe riportare i residenti (30 ani fa il Centro Storico era abitato da oltre il doppio dela popolazione maceratese attuale, e la fuga continua)
Rispetto a 30 o 40 ani fa il concetto di centro cittadino va rivisto.
Ora il centro maceratese va fino al’Ospedale, arriva fino almeno da “Cuppoletti”, se non oltre.
Vanno ripensate le forme di aggregazione anche nelle frazioni.
Va scelto di “ripopolare” di coppie giovani, di bambini le case dentro le mura altrimenti qualsiasi politica di sostegno per il Centro Storico sarebbe comunque falimentare.
…non so Maurizio…..in effetti ricordo ben altra Macerata…..pulsante di vita e soprattutto serenità…..hai ragione….comunque mi riferisco all’attuale popolazione…..asettica…anemica…..non riconosco persino gli appartenenti alla vecchia guardia…..alla Macerata di allora….io amo ancora la città…..concordo….forse amo solo il ricordo di una certa Macerata……beh…..non so quanti anni hai……ma quando correvo con la biciclettina per corso cavour (meta la pizza…bianca con la cipolla)….girava qualche 1400 e/o 1800…seicento (magari multipla)….e giardinetta….
@ Gianfranco
Di emozione in emozione, leggo l’amico Gianfranco darmi ragione in termini di ripopolamento del centro storico, motivandolo alla stessa maniera in cui da più parti ho fatto anche io (e non solo io, per dirla). Fa piacere.
Altrettanto, come non condividere la sua idea di città allargata a quella che cinquant’anni fa era periferia mentre oggi è tranquillamente parte integrante del centro città, sia pure extra-mura urbiche?
Rimane tuttavia il fatto che, proprio come in un corpo umano, il cuore dà la spinta al sangue, ossia all’ossigenazione di altri organi parimenti vitali come il fegato e i reni. Tenere in buono stato il fegato e i reni durante una grave crisi cardiaca è quanto – se non erro – si adoperano a fare i medici. Ma tutto nasce, credo, dalla convinzione che il corpo è e rimane uno solo, sia pure con più funzioni, con più centri vitali, ognuno per una sua specifica azione.
Mettere un bel pace-maker al centro storico di Macerata, allora, significa dare più ossigeno agli altri organi vitali, perché – torno a dire – il corpo è e rimane uno solo.
@ Leonardo
La nostra popolazione non è né asettica né anemica. Porto un aneddoto: quando – dal 1998 al 2007 – organizzavo la Rassegna estiva di Poesia dentro il Cortile Municipale, gli ospiti che venivano (bella gente: da Arnoldo Foà a Neri Marcorè, da Guy Goffette a Franco Loi, da Silvia Bre a Gianni D’Elia, da Giovanni Tesio a Franco Buffoni, etc.) sempre mi chiedevano come facessi ad avere un pubblico attento e coinvolto di non addetti ai lavori, mediamente di 50-100 unità e di età con larga preponderanza di giovani adulti. Ho sempre risposto che la nostra è una cittadinanza molto ricettiva, che chiede qualità e ad essa non manca di rispondere con altrettanta qualità.
A volte capitava che in contemporanea ci fossero le mie serate con quelle di jazz organizzate da Paolo Piangiarelli: era la festa per entrambi, perché due eventi in concomitanza – lungi da entrare in contrasto – favorivano il pienone da tutte e due le parti. E questo accadeva puntualmente.
Senza dar torto al Vescovo, allora, dico che la nostra è una gente che si addormenta quando la proposta non favorisce la veglia. Come darle torto?