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“Sei di Macerata se” come Westworld,
dove tutto è concesso

SOCIAL FAR WEST - Da luogo virtuale dove condividere belle esperienze legate alla città a una discarica di contenuti. Tra fake, troll e bestemmie la possibilità di una discussione civile è diventata un'utopia. Nel marasma collettivo di Facebook, in questo gruppo emergono gli istinti peggiori come nella serie tv americana
giovedì 17 maggio 2018 - Ore 18:01 - caricamento letture
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Anthony Hopkins è uno degli attori protagonisti di Westworld

 

di Leonardo Giorgi 

Tra le serie tv più in voga del momento ce n’è una chiamata Westworld, arrivata da qualche settimana alla seconda stagione. Tra fantascienza e analisi sociale, la serie in onda su Sky racconta di un immenso parco giochi nel futuro che copia le atmosfere del selvaggio west e dove tutto è concesso, dalla violenza al soddisfacimento degli istinti più morbosi. Il tutto condito dai residenti del parco, androidi uguali in tutto agli esseri umani, ma essenzialmente “fake”, programmati per avere una personalità piatta in linea con il personaggio che interpretano e per interagire in modo schematico con gli ospiti in carne ed ossa. Ecco, con uno sforzo di immaginazione neanche troppo complicato, uno scenario del genere è molto simile a quello che si presenta a chi inizia a spaginare lo spazio virtuale del gruppo Facebook “Sei di Macerata se”.

Un post sul gruppo Sei di Macerata se

Ma prima un passo indietro: che cosa sono esattamente i gruppi come “Sei di Macerata se”? Nati agli albori del successo di Facebook in Italia (tra il 2010 e il 2013), questi spazi erano stati inizialmente ideati dagli utenti per condividere ricordi, tradizioni e immagini del proprio comune. Erano inoltre un utile strumento per ritrovare vecchie amicizie e rivivere emozioni del passato. Proprio per questo la fascia d’età dell’utente medio iscritto, almeno una volta, a questo tipo di gruppo era sugli over 35. La particolarità di questa prima fase dei gruppi “Sei di…se” era proprio quella di regalare agli iscritti episodi, curiosità, momenti e persone che si erano persi nel tempo. Un fenomeno sul quale è intervenuto tempo fa anche Fabio Cleto, docente di Storia del presente all’Università di Bergamo: «Alla base di questi gruppi c’è un forte senso di appartenenza a una comunità: come suggerisce il titolo, sei realmente di un determinato posto se hai vissuto determinate esperienze o se hai conosciuto certe persone in un periodo di tempo e in un luogo ben determinato. Una manifestazione di un fenomeno che non è nuovo, ossia del fatto che la nostra società sia permeata di nostalgia».

Un “dibattito” su Sei di Maceratese se

E adesso? Basta un rapido sguardo a “Sei di Macerata se” che è rimasto ben poco di quella spinta iniziale. Essendo un gruppo libero, sprovvisto di una policy precisa (problema generale di Facebook) e privo di moderatori, “Sei di Macerata” è ormai un campo di battaglia sterminato fatto di propaganda, lamentele, insulti e bestemmie. E non è tanto un problema di commenti, difficili da controllare ovunque su Facebook. Quanto piuttosto dei contenuti, di post. Un clima di odio che si autoalimenta ogni giorno di rabbia fine a se stessa. La nostalgia e le foto del passato hanno lasciato il passo a paura del futuro, insoddisfazione, linguaggio violento, qualche minaccia e tantissimi profili fake, i cosiddetti troll. Un po’ come Westworld, appunto.

E il caso di “Sei di Macerata se” è esemplare. Mentre in gruppi di altri comuni della stessa tipologia è possibile chiedere un favore o un’informazione senza essere sbeffeggiato o peggio, lo spazio maceratese è ormai caotico, dove il concetto di discussione civile è ormai un lontano ricordo. E il motivo è probabilmente da ricercare nei fatti degli ultimi mesi. Dopo l’omicidio di Pamela e il raid razzista di Luca Traini, lo spazio virtuale della città (così come la città stessa) è diventata foriera di voci contro l’immigrazione, contro il Comune, addirittura più pro che contro un ragazzo che ha sparato a diverse persone in giro per la città, contro i giornali, contro i maceratesi stessi. In un gioco di tutti contro tutti. Voci che rifiutano spesso la discussione e che preferiscono nascondersi dietro un nome falso per il puro gusto di dire qualcosa. E da questa confusione possono nascere anche alleanze tra estremi opposti come la bellicosa consigliera di centrodestra che condivide il post scritto dall’intellettuale del gruppo degli Antifa. Giusto due giorni dopo aver presentato mozioni contro la loro pignatta antifascista e contro i contributi al centro sociale. Dopo i fatti di Macerata in tanti credono di conoscere verità che non si conoscono. Sei di Macerata se… sei contro qualcuno o qualcosa.

 

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