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Furti e rapine in ville e abitazioni,
quindici assalti in un mese:
in manette banda di ladri acrobati

PER METTERE A SEGNO I COLPI, bottino di 70mila euro, si arrampicavano lungo le pareti delle case. In cella tre albanesi, su ordine di custodia spiccato dal Gip. Hanno agito sia nel Maceratese che nell'Anconetano. IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA
lunedì 14 maggio 2018 - Ore 11:56 - caricamento letture
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L'operazione 'The Climbers' illustrata dal maggiore Conforti e dal luogotenente Almiento

 

 

di Maria Paola Cancellieri

Stroncata una banda di albanesi specializzata in furti e rapine in abitazione e assalti in villa nelle province di Ancona e Macerata. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo radiomobile della Compagnia di Osimo agli ordini del maggiore Raffaele Conforti e guidati dal luogotenente Luciano Almiento. Questa mattina i militari, prima che venissero scarcerati, hanno notificato in carcere ai tre albanesi l’ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata alla commissione continuata di rapine in villa e furti in abitazione. Questo il capo d’imputazione dell’ordinanza emessa il 10 maggio dal gip Antonella Marrone. I tre sono accusati di aver messo a segno 15 colpi nell’arco di un mese tra Ancona e Macerata. I banditi erano già stati arrestati, colti sul fatto, lo scorso 10 febbraio dai carabinieri di Osimo che li hanno sorpresi in un appartamento di Loreto. I tre, Jetmir Cili, 25 anni, ritenuto il capo, Dorjan Pjetri, 26, Kenaldo Pjetri, 22, ritenuti gli esecutori, già presi per reati analoghi e condannati all’obbligo di firma nella caserma dei carabinieri a San Benedetto, dove erano residenti, avrebbero messo a segno alcuni colpi proprio dopo aver adempiuto al loro obbligo di presentarsi ai militari. Tra le zone colpite dai raid dei ladri ci sono 5 furti compiuti a Porto Recanati altri alla frazione Candia di Ancona, all’oleificio Marchiani di Osimo, a Loreto via Villa Berghigna. Tutte zone scelte perché vicine ai caselli dell’A14. I furti hanno fruttato loro circa 70mila euro.

Il maggiore Conforti con il luogotenente Almiento, durante la conferenza stampa di stamattina

DUE FRATELLI E UN COMPLICE – Sono rimasti in carcere i fratelli Dorian Pjetri, nato in Albania, 26 anni, residente a San Benedetto, e Kenado Pjetri, nato in Albania, di 22, domiciliato a San Benedetto, entrambi già noti alle forze dell’ordine e quello che gli investigatori considerano il loro capo, Jetmir Cili, nato in Albania, 25 anni, anche lui residente a San Benedetto con precedenti specifici per reati contro il patrimonio e sottoposto all’obbligo di firma giornaliera alla stazione carabinieri di San Benedetto. Il terzetto era già stato arrestato il 10 febbraio scorso dai militari di Osimo, perché ritenuto responsabile di un furto in abitazione a Loreto. Erano stati sorpresi in flagranza di reato verso le 19 circa, mentre si allontanavano dall’abitazione di un 47enne, abitante in via Vittorio Veneto. I carabinieri avevano recuperato il bottino di monili ben occultati in una cavità ricavata nell’abitacolo della loro Mercedes classe A di colore celeste. Gli sviluppi delle indagini eseguite anche nel loro domicilio di San Benedetto e Porto d’Ascoli, aveva permesso agli investigatori osimani di rinvenire ulteriori preziosi in oro ed orologi di ingente valore, asportati sempre da furti in abitazione, in parte già restituiti alle vittime.

GIOVANI E ATLETICI – I tre, giovani e atletici, riuscivano ad arrampicarsi a mani nude sino al terzo o quarto piano di un immobile facendo leva su fili elettrici, discendenti di grondaie e ringhiere. Di qui il nome dell’operazione “The Climbers”. Agivano appena dopo le 19, giusto il tempo necessario impiegato per il tragitto da San Benedetto ad Osimo e comuni limitrofi vicini ai caselli autostradali. L’orario non era casuale perché Dorian Pjetri e Jetmir Cili erano sottoposti all’obbligo di firma tutti i giorni alle 18 nella caserma di San Benedetto. Una volta firmato i tre salivano sulla Mercedes Classe A e partivano in trasferta nel nord della regione. Determinante è stato il furto, trasformato poi in rapina impropria all’Oleificio Marchiani di Osimo quando, lo scorso 12 gennaio la banda è entrata in casa dell’imprenditore osimano che accortosi della presenza dei malviventi, grazie all’installazione di un sistema di telecamere visionabile da remoto, li aveva affrontati e ne era nata una colluttazione finita con l’osimano che era stato minacciato con un cacciavite. Nella circostanza il pronto intervento dei carabinieri aveva costretto i tre alla fuga, poi però arrestati meno di un mese dopo durante l’episodio di Loreto. Dopo aver scelto l’immobile da depredare grazie a un veloce sopralluogo preliminare mentre due di loro entravano in azione, il terzo restava a fare il ‘palo’. Di solito entravano nelle abitazioni opzionando il retro del palazzo e una volta rotto il vetro delle porta finestre, entravano nell’appartamento avendo cura di porre dietro la porta d’ingresso il divano o un tavolo oppure semplicemente di inserire il chiavistello per rendere più complicato l’accesso in casa dei proprietari o delle forze dell’ordine. Se la situazione era tranquilla, appena ripulito l’appartamento, i tre si dileguavano dal palazzo passando per le scale condominiali.

LA BASE LOGISTICA A SAN BENEDETTO – Di fondamentale importanza è stato individuare la loro base logistica, perché i tre avevano fornito agli inquirenti una residenza fittizia. Le indagini hanno accertato che il trio albanese, insieme ad una donna, compagna di uno dei tre, sempre di origini albanesi e dedita alla prostituzione, dimoravano in un lussuoso hotel della Riviera delle Palme. Qui nascondevano la refurtiva negli alloggiamenti nei convettori di aria, ben suddivisa e racchiusa in sacchetti di plastica, pronta per essere ricettata sul mercato illecito o presso i “compro oro”. I carabinieri osimani hanno ricostruito tutti i loro spostamenti ed accertato che con lo stesso copione avevano commesso più furti sia nella Valmusone tra Osimo, Loreto, Castelfidardo, Sirolo e Numana, nei comuni limitrofi quali quello di Ancona e Porto Recanti. I furti accertati e addebitati ai tre, commessi nel periodo gennaio-febbraio 2018 nei Comuni di Osimo, Ancona, Porto Recanati e Pedaso avrebbero fruttato 70mila euro. I nuovi furti contestati alla banda sono stati commessi in diversi comuni. Il primo a Osimo, il 12 gennaio, dove è stato rapinato un commerciante di 53 anni residente in via Marco Polo. Il giorno successivo a Porto Recanati: furto in casa di una donna di 68 anni, residente in via Gigli. Stesso giorno sempre a Porto Recanati, sempre in via Gigli hanno commesso un furto in una casa dove vive un 52enne. Il 20 gennaio, altro colpo a Porto Recanati: i malviventi hanno agito in via Bronzini, nell’abitazione di un 53enne. Il 24 gennaio, sempre a Porto Recanati, altro furto in via Bronzini a casa di una 42enne. Il 27 gennaio colpo ad Ancona, a casa di un 58enne che vive in via Candia. Il primo febbraio furto a Porto Recanati in via Montarice nella casa di un 56enne. Il 5 febbraio furto a Pedaso in via Falcone e Borsellino dove vive un 35enne albanese. Sono in corso le ulteriori indagini al fine di accertare e quantificare gli ulteriori reati consumati dalla banda nelle provincie marchigiane ed in parte già noti, mentre a carico degli arrestati sono già state redatte 3 proposte per l’irrogazione della misura di prevenzione del Foglio di via obbligatorio per tre anni dalla provincia di Ancona.

Il capitano Raffaele Conforti che comanda la Compagnia di Osimo

L’IMPORTANZA DI DENUNCIARE – L’inizio della fine per il terzetto è arrivato quando sul tavolo del Pm Rosario Lioniello della Procura di Ancona – titolare dell’indagine –, è affluita una cospicua informativa redatta dai carabinieri del Nucleo operativo di Osimo con circa 15 denunce tutte simili tra loro e concentrate in meno di un mese. Sono partite le indagini, i capi di imputazione nel fascicolo si sono moltiplicati, a Loreto sono stati bloccati e arrestati i tre “autori”. Quindi scattano le indagini con l’emissione di ulteriori ordinanze di custodia cautelare in carcere: «Un successo dovuto all’impegno delle pattuglie di carabinieri dispiegate sul territorio nella repressione e soprattutto nella prevenzione – si rallegra il maggiore Raffaele Conforti – Giriamo il territorio per incontrare i cittadini per confortarli ed invitarli a denunciare. Alcuni hanno paura ma devono essere tranquilli perché è grazie al coraggio di chi l’ha fatto che abbiamo compiuto questa brillante operazione».

(Servizio aggiornato alle 16,17)

 

 

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