facebook twitter rss

Bancarotta nel fallimento Sira Cucine,
assolti Goffi e gli altri 7 imputati

IN AULA - «Il fatto non sussiste», questa la formula con cui sono stati prosciolti l'ex ad di Nuova Banca Marche e le altre persone finite sotto accusa. I giudici del tribunale di Macerata hanno fatto la sentenza in serata. In un altro processo, sempre legato al crac dell'azienda, condannati Lorenzo Piermattei (4 anni) e Alessandro Righetti (3 anni)
lunedì 14 maggio 2018 - Ore 20:54 - caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

L’ex ad di Nuova Banca Marche, Luciano Goffi

 

di Gianluca Ginella

Bancarotta preferenziale nel fallimento della Sira cucine di Treia, tutti assolti gli otto imputati. La sentenza in serata al tribunale di Macerata. Sotto accusa c’era anche l’ex ad di Nuova Banca Marche, Luciano Goffi. La vicenda è relativa a mutui attraverso i quali la Banca popolare di Ancona sarebbe riuscita a porsi in posizione agevolata rispetto agli altri creditori della Sira. I giudici dopo una lunga camera di consiglio, durata 4 ore, hanno assolti gli imputati con formula piena: «il fatto non sussiste».

L’avvocato Bruno Mandrelli

Sotto accusa oltre a Goffi, all’epoca dei fatti contestati (che risalgono al 2007 e 2008) direttore generale della Banca popolare di Ancona, c’erano Lorenzo Piermattei, come amministratore di fatto della Sira spa, Raniero Viviani, come presidente del Cda della Sira, l’amministratore delegato della Sira (dal gennaio 2007 al settembre 2008) Mauro Pesce, Carlo Audino, come responsabile della direzione crediti della Bpa, Fabio Sparapani, come assistant account manager di Bpa alla filiale di Civitanova, l’account manager corporate di Civitanova Alfredo Camilloni, e il  responsabile servizio credito anomalo della Bpa Roberto Paolucci. Secondo l’accusa gli otto imputati avrebbero partecipato, a vario titolo, all’accensione di due distinti mutui.

Il primo nel febbraio del 2007, che sarebbe stato concesso dalla Bpa a Piermattei, di 500mila euro. Di questo denaro, 485mila euro sarebbero transitati sul conto corrente passivo che la Sira aveva acceso alla Banca popolare di Ancona. Sempre secondo l’accusa, sarebbe stata costituita anche, in maniera fittizia, una garanzia «ipotecaria sui fabbricati e terreni siti in Treia, di proprietà di Piermattei – dice l’accusa –, in favore della Banca popolare di Ancona».

L’avvocato Francesco Voltattorni

In questo modo, prosegue l’accusa sarebbe stato trasformato «un preesistente credito chirografario della mutuante in privilegiato costituendo in tal modo un titolo di prelazione a favore di quest’ultima in danno di ogni altro creditore». Il secondo capo di imputazione prende invece in esame un mutuo di 1 milione e 400mila euro concesso nel 2008 dalla Banca popolare di Ancona a Viviani, sotteso ad un preliminare di vendita fittizio relativo ad un immobile in corso Cavour a Macerata, tra Viviani e Piermattei. Di quella somma, 688mila euro sarebbero finiti sul conto passivo acceso dalla Sira alla Bpa. Contemporaneamente sarebbe stata accesa una garanzia ipotecaria di 2 milioni e 100mila euro, nel complesso immobiliare di proprietà di Piermattei. Nel corso del processo il curatore fallimentare aveva chiarito che non c’era stato nessun credito privilegiato per la Banca Popolare di Ancona, una testimonianza che di fatto faceva cadere le accuse. Il giudice del tribunale di Macerata, dopo quattro ore di camera di consiglio, alle 20,15 sono usciti con la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, che sono assistiti tra gli altri dagli avvocati Bruno Mandrelli, Francesco Voltattorni, Massimo Bertola, Stefano Benedetti, Roberto Gianfelici, Pietro Siciliano. Nonostante pendesse la prescrizione, i giudici hanno deciso di assolvere nel merito gli imputati come chiesto dalle difese. 

***

L’avvocato Stefano Benedetti

Sempre per il fallimento della Sira cucine, si è chiuso oggi al tribunale di Macerata un altro processo con due condanne e una assoluzione. In udienza preliminare era già stato condannato a 2 anni, per bancarotta pregiudiziale, Raniero Viviani, legale rappresentante della ditta, che invece era stato assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta. La vicenda nasceva da alcune cessioni di immobili, di rami di azienda, del marchio, prima che nel 2009 venisse dichiarato il fallimento della Sira. Da qui l’ipotesi della procura che vi sia stato un tentativo di distrarre beni della ditta dal fallimento. Oggi Lorenzo Piermattei, consigliere del Cda della Sira, è stato condannato per bancarotta fraudolenta (solo per 3 dei 9 capi di imputazione contestati), a 4 anni, mentre Alessandro Righetti, socio accomandatario della Sas e legale rappresentante della Sira, accusato di aver ceduto gli ultimi asset rimasti dell’azienda, è stato condannato, per alcuni capi di imputazione, a 3 anni. Assolto Francesco Orsetti, di Senigallia, socio e amministrato della Sira per circa una settimana prima del fallimento. Gli imputati erano assistiti tra gli altri dagli avvocati Stefano Benedetti (per Piermattei) e Roberta Bizzarri (per Orsetti). «Fra i tantissimi capi di accusa a carico di Piermattei- dice l’avvocato Benedetti -, il collegio ha individuato solo tre elementi a suo carico, un terzo, che poi vedremo in appello. Sono parzialmente soddisfatto ma in attesa di leggere le motivazioni, il tribunale si è riservato 90 giorni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons
X