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Omicidio di Pamela, «nessuna traccia
sui vestiti di Awelima e Desmond»

ORRORE A MACERATA - Gli investigatori dei Ris hanno comunicato ai difensori l'esito degli accertamenti su abiti e scarpe sequestrati ai due indagati. L'avvocato Borgani: «E' la conferma che non ci sono riscontri oggettivi circa la loro partecipazione al reato». E' attesa per il deposito della perizia sui cellulari
venerdì 11 maggio 2018 - Ore 22:01 - caricamento letture
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Desmond Lucky e Lucky Awelima

 

di Gianluca Ginella

Nessuna traccia sui vestiti e sulle scarpe che sono stati sequestrati a Lucky Awelima e Desmond Lucky indagati per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Questo l’esito degli accertamenti svolti dai Ris e comunicato oggi a Roma ai legali dei due indagati (gli avvocati Gianfranco Borgani e Giuseppe Lupi). «È l’ulteriore conferma che non ci sono riscontri oggettivi. Ho massima fiducia nella magistratura» dice l’avvocato Borgani.

L’avvocato Gianfranco Borgani

Pantaloni, scarpe, un asciugamano che appartengono ad Awelima e Lucky sono stati passati al setaccio dai Ris di Roma. Gli esiti di queste indagini, svolte come accertamento irripetibile, sono stati ufficialmente comunicati oggi al consulente e ai legali dei due indagati. «Non ci sono tracce riconducibili a Pamela» dice l’avvocato Borgani. Questo quanto è stato comunicato dagli specialisti dei carabinieri questa mattina nel corso di un incontro che si è svolto a Roma. In precedenza di Awelima e Lucky non erano state trovate tracce né sul corpo della ragazza romana, uccisa il 30 gennaio scorso a Macerata, né nella casa dove è avvenuto l’omicidio, l’appartamento di via Spalato 124 di Innocent Oseghale. «Questo accertamento è la conferma del risultato al quale sono arrivati i Ris finora: non ci sono riscontri oggettivi circa la partecipazione al reato del mio assistito e di Awelima – dice l’avvocato Borgani –. C’è speranza nell’operato della magistratura che se ne traggano le conseguenze». «Conferma l’esito dei rilievi dei Ris, sembra non siano coinvolti, perlomeno per quanto ne sappiamo adesso. Poi vediamo cosa verrà fuori dai tabulati. Il mio assistito si era dichiarato estraneo e sembra sia così» dice l’avvocato Lupi.

Gli avvocati Giuseppe Lupi e Simone Matraxia (a destra)

Situazione diversa per Oseghale: i Ris hanno trovato delle sue tracce di Dna sul corpo i Pamela, cosa che tra l’altro contrasta con la sua versione dei fatti: ha detto che la ragazza si era sentita male mentre era in casa con lui e Desmond Lucky e di averla fatta stendere sul letto e di essere uscito di casa lasciandola con il connazionale.

«Quando sono tornato Desmond non c’era più e il corpo era già nei trolley» è quanto sostiene Oseghale (difeso dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi). Restano gli accertamenti tecnici sui cellulari e le celle telefoniche che sono affidati al consulente Luca Russo e dovrebbero essere depositati a giorni. Proprio le analisi dei cellulari indicano che i telefoni sia di Awelima, che di Lucky e Oseghale agganciavano il pomeriggio del 30 gennaio la cella che copre la casa di via Spalato 124.

Luca Russo, consulente tecnico della Procura

A detta dei difensori però non si può definire con certezza, in base ad una cella telefonica, dove si trovi con esattezza una persona e a volte se una cella è sovraccarica il telefono si aggancia ad una vicina. Resta comunque difficile che una sola persona possa aver ucciso la ragazza e averne fatto a pezzi il corpo per poi sistemarlo nelle valigie e pulire con cura tutta la casa. Una operazione, quella di tagliare a pezzi un corpo come è stato fatto con Pamela, che, aveva spiegato il medico legale Mariano Cingolani, una persona esperta poteva compiere «in quattro ore», in un ambiente attrezzato.

 

 

 

 

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