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Sisma, cortocircuito sul cas:
sfollati a bocca asciutta

CONFUSIONE per una interpretazione della Regione: in alcuni Comuni è stato sospeso cautelativamente il contributo di autonoma sistemazione per chi vive in container o roulotte. Nessun problema invece per chi si è comprato una seconda casa senza utilizzare gli sgravi fiscali previsti per i terremotati
lunedì 16 aprile 2018 - Ore 19:57 - caricamento letture
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Un prefabbricato

di Federica Nardi

Sei sfollato e vivi in container? Perdi il contributo di autonoma sistemazione. Ti sei comprato una seconda casa al mare? Continui a riceverlo. Un vero e proprio cortocircuito nell’interpretazione della legge quello che sta investendo decine di famiglie nel cratere. In mezzo, ancora una volta, i terremotati che oltre a dover combattere con le scadenze della ricostruzione lieve (30 aprile), e con la terra che non smette di tremare, adesso si trovano imbrigliati nella corrispondenza tra Comuni, Regione e Protezione civile che non sanno decidersi se, e a chi, spetta il contributo.

Emanuele Tondi

C’è chi si è comprato con gli ultimi risparmi una casetta su ruote e non si è visto recapitare le mensilità del cas. C’è anche chi, in attesa della ricostruzione della casa, se n’è comprata un’altra utilizzando i benefici previsti dall’Agenzia delle entrate per gli sfollati: anche se si tratta di una seconda casa si possono chiedere gli sgravi fiscali come se fosse la prima. Anche in questo caso alcuni Comuni hanno sospeso “cautelativamente” il cas. In attesa di cosa? Di un parere definitivo della Protezione civile nazionale. Per chi invece ha comprato una seconda casa senza beneficiare degli sgravi previsti per i terremotati, tutto regolare.  Il problema però non riguarda tutti i Comuni. A Camporotondo, ad esempio, il sindaco Emanuele Tondi ha tagliato i dubbi con l’accetta e con un’ordinanza ha assegnato ugualmente il cas alle famiglie che vivono in roulotte, container o casette su ruote. Per lui l’interpretazione della norma sul cas fornita dagli uffici regionali non dovrebbe nemmeno esistere. «Che queste situazioni siano abusive o meno non ha niente a che fare con il cas – puntualizza Tondi -, che è legato alla casa inagibile, non alla sistemazione che una famiglia si è trovata». Discorso diverso per le abitazioni che rientrano nella cosiddetta legge “Salva Peppina”: la richiesta di regolarizzare fa perdere il diritto al cas. Ma le richieste sono, conti alla mano, pochissime. «Il “Salva Peppina” non salva nessuno – dice Tondi, che sulla questione ha portato avanti una battaglia fin’ora inascoltata -, quasi nessuna casetta rientra nei parametri di quella legge».

Angelo Borrelli

Anche sul sito della Protezione civile, si specifica che “il cittadino può usufruire del cas a partire dalla data indicata nel provvedimento di sgombero dell’immobile, fino al rientro nell’abitazione – quando possibile – o se lo Stato ha provveduto ad altra sistemazione con carattere di stabilità”. Si specifica inoltre che “il cas è anche finalizzato a mitigare l’eventuale disagio, arrecato al soggetto che lo richiede e che è stato costretto a trasferirsi al momento del sisma in altro immobile diverso da quello di dimora abituale”. E ancora: “il contributo autonoma sistemazione può essere concesso a nucleo familiare proprietario di altra abitazione libera e agibile nello stesso comune o in comuni limitrofi”. Non viene quindi specificata una differenza di trattamento per prima e seconda casa o per casa in affitto e roulotte. E questo è lo stesso dubbio sollevato dall’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), che il 29 marzo ha scritto al direttore della Protezione Civile nazionale, Angelo Borrelli e al commissario per la Ricostruzione, Paola De Micheli. L’obiettivo dell’Anci è fare chiarezza attraverso un documento operativo unico a cui possano riferirsi terremotati e Comuni per le attività di verifica e controllo.

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