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«Pamela uccisa dalle coltellate
E Oseghale non era da solo
Ai Giardini per prendere il pullman»

ORRORE A MACERATA - L'avvocato Marco Valerio Verni, zio della 18enne uccisa lo scorso 30 gennaio, fa il punto sulle indagini dopo gli accertamenti di ieri della difesa di uno degli indagati: «Si dà per scontato ciò che dice una persona che ha già cambiato diverse versioni»
giovedì 5 aprile 2018 - Ore 19:56 - caricamento letture
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Pamela Mastropietro

 

di Gianluca Ginella 

«Siamo convinti che Pamela sia stata uccisa con le due coltellate e che Oseghale non fosse solo. Pamela era andata ai Giardini Diaz per prendere il pullman per Roma, e invece si dà per scontato quello che racconta una persona che ha già cambiato diverse versioni. Va bene il diritto di difesa ma c’è anche la pazienza delle persone». Così lo zio di Pamela Mastropietro, l’avvocato Marco Valerio Verni,  dopo gli accertamenti che la difesa di Innocent Oseghale, accusato dell’omicidio della 18enne romana, ha deciso di fare, tramite i propri consulenti, sulle ferite che la ragazza aveva al fegato. Uno dei legali di Oseghale, l’avvocato Simone Matraxia, ieri ha detto che le ferite non sono profonde e che vogliono capire se abbiano determinato la morte della ragazza. «Siccome sta tornado fuori la cosa dell’overdose, che credo sia questo vorrebbero dimostrare i legali di Oseghale, noi ribadiamo che Pamela aveva paura degli aghi, quandanche ci fosse stata una puntura, questa sarebbe stata fatta da qualcun altro, di certo non da Pamela – dice l’avvocato Verni a Cronache Maceratesi –. Siamo comunque convinti che la causa della morte sia dipesa da due coltellate e che il barbaro gesto sia stato compiuto da più persone».

Marco Verni a Macerata insieme ad Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro

Il gesto barbaro è quello di aver fatto a pezzi il corpo della ragazza (uccisa a Macerata lo scorso 30 gennaio). Una operazione che, secondo il medico legale Mariano Cingolani, che ha svolto l’autopsia, poteva essere fatta, da un esperto, in circa dieci ore. Ma chi ha fatto a pezzi il corpo di Pamela ci ha messo certamente di meno e in un ambiente non attrezzato. «Se è vero che Cingolani ci avrebbe messo 8-10 ore, Oseghale non poteva essere da solo. Chi ha compiuto questo gesto di dissezionare il cadavere penso fosse abituato a fare cose simili. Perché è abituato? Lo ha già fatto altre volte?» si domanda lo zio di Pamela. E poi c’è anche la pulizia che è stata fatta nell’appartamento, per eliminare tracce «è chiaro che non fossero degli sprovveduti, magari hanno usato guanti e calzari. Parliamo di persone che hanno dimostrato una lucidità impressionante» continua l’avvocato Verni. Lo zio di Pamela poi non ci sta che la nipote venga fatta passare per una tossica e ribadisce che era in cura alla Pars perché si tratta di «una struttura a doppia diagnosi. Stava curando un disturbo della personalità borderline grave, oltre che a disassuefarsi dalle droghe. Come effetto secondario, per chi ha un disturbo come quello di Pamela, le droghe sono intese come automedicamento. Pamela non si drogava per vizio».

Innocent Oseghale

Oseghale agli inquirenti ha dichiarato che la 18enne era andata ai Giardini Diaz per comprare eroina. «Neghiamo che sia andata a cercare droga. Era andata ai Giardini Diaz perché lì vicino partivano i pullman per Roma e c’era andata perché aveva perso il treno – dice l’avvocato Verni –. Dire che sia andata lì col preciso scopo di cercare droga è sbagliato. Ci stiamo fidando di ciò che dice una persona che ha già cambiato versione più volte. Io capisco che le persone si debbano difendere, ma c’è anche la pazienza delle persone, dei famigliari, di tutti gli italiani. Uno può mentire una volta, magari può continuare a mentire raccontato la stessa versione, non si cambia versione due, tre, quattro volte – continua l’avvocato Verni –. Noi abbiamo notizie che Pamela volesse tornare a Roma, aveva perso il treno alla stazione e aveva chiesto ad altre persone da dove partissero i pullman per Roma e le hanno indicato i Giardini Diaz. Poi che coincida con un luogo di spaccio di droga non è colpa di Pamela. Una volta lì può essere stata avvicinata da qualcuno. Ma chi dice che è andata lì per la droga? Oseghale. Ritengo che questo lascia il tempo che trova, e che serva a poter poi dire che è morta di overdose».

Domani intanto il fronte delle indagini si sposterà a Roma per accertamenti su di una scatola di guanti trovati nella casa di via Spalato, dove Pamela è stata uccisa, che dovranno essere esaminati dai Ris. Oltre a Oseghale (difeso dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi) sono indagati Desmond Lucky (difeso dall’avvocato Gianfranco Borgani, che domani sarà sostituito dal legale Serena Gasperini) e Lucky Awelima (assistito dall’avvocato Giuseppe Lupi). La difesa di Desmond Lucky ha nominato anche un proprio consulente, Nicola Caprioli.

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