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Pozzo dell’orrore,
trovati oltre 50 reperti
Il sindaco: «La città è sicura»

PORTO RECANATI - Sono proseguite fino a sera le operazioni di scavo. I lavori si sono svolti sotto agli occhi di curiosi giunti sul luogo del rinvenimento delle ossa. Domani potrebbe essere allargata l'area di ricerche. Il primo cittadino: «E' successo vicino all'Hotel House ma può essere un caso». VIDEO
giovedì 29 marzo 2018 - Ore 22:07 - caricamento letture
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di Laura Boccanera

(Foto di Federico De Marco)

Si scava ancora nel pozzo degli orrori di Porto Recanati. Al secondo giorno di setacciamento di terra e detriti dal fondo è emersa un’altra ventina di frammenti di ossa, qualche costola, alcune vertebre e pezzi più minuti. Le operazioni, iniziate questa mattina con le prime luci dell’alba si sono interrotte attorno alle 19,30, ma riprenderanno domani mattina.

L’intenzione è quella di continuare ad andare in profondità fino a quando la terra restituirà frammenti. Questa sera si è arrivati a circa 3 metri e mezzo e già nel primo pomeriggio sono intervenute 3 squadre dei vigili del fuoco per mettere in sicurezza il sito. L’attività di prelevamento dei reperti infatti, scendendo, si è fatta più complessa e tutto il pozzo è stato imbracato con pali che scendono fino a 4 metri per garantire la stabilità della struttura ed è stato utilizzato un argano per la sicurezza degli uomini e per il carico dei pezzi riportati in superficie. Domani si proseguirà e non è escluso che gli inquirenti decidano di allargare anche alla zona vicina l’area di intervento.

Curiosi vicino al luogo del ritrovamento delle ossa

Al momento comunque si decide a vista, sulla base di quello che riemerge dal sottosuolo. Nuove ipotesi non ce ne sono, anche se al momento niente è escluso. Confermato che sotto ci sono frammenti e ossa appartenenti almeno a due corpi: confermata la presenza di due ulne della stessa parte di corpo. Al momento tutte le strade sono possibili, gli inquirenti non escludono nulla: i rinvenimenti (una cinquantina) potrebbero essere di Cameyi, come di qualcun’altro. Solo l’estrapolazione del dna potrà fornire elementi ulteriori, come stabilire ad esempio età, sesso ed etnia. A quel punto la comparazione con il dna prelevato dai familiari della ragazzina bengalese potrà togliere ulteriori dubbi. Tutte domande e supposizioni che si nel campo di via Santa Maria in Potenza affiorano, ma che al momento non sono oggetto di analisi. Ora c’è ancora da scavare: «ci sono dei corpi che ci chiedono di riportarli su» come ha detto ieri uno degli uomini intervenuti. Il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio e occultamento di cadavere.

Cameyi Mosammet

Intanto la stradina di campagna, una volta confine con i campi di granoturco è diventato teatro di turismo del macabro. Tanti i curiosi che oggi si sono affacciati e hanno voluto sbirciare per vedere dal vivo il pozzo e le operazioni degli inquirenti: ragazzine, giovani, anziani, gente della zona che chiede, vuole saperne di più, lancia accuse, supposizioni, punta il dito contro l’Hotel House come a dire “era prevedibile”. Il sindaco Roberto Mozzicafreddo però non ci sta, e questa mattina ha fatto un sopralluogo assieme alla polizia municipale per monitorare la situazione e si attiene ai fatti: «purtroppo è una novità, è una cosa che non ci aspettavamo, ma va affrontata.

Il sindaco Mozzicafreddo

Ci sono le forze dell’ordine che stanno facendo le indagini, aspettiamo anche noi le notizie, al momento l’unica cosa certa è il ritrovamento di questi resti. Potrebbe essere un caso che siano stati ritrovati qui, bisognerà stabilire anche la datazione, poteva essere qui o anche in altre case coloniche qua intorno. Io penso che casualmente è successo all’Hotel House, se poi non fosse così lo capiremo con le indagini. In città non ci sono mai stati problemi di razzismo. La grande presenza delle forze dell’ordine ci dà sicurezza». Tra chi è arrivato vicino al luogo dei ritrovamenti anche Nilva Mazzieri, un’amica della famiglia Mosammed, arrivata da Numana. Quando Cameyi, Cami, come la chiama lei, viveva ad Ancona, spesso la andava a trovare. Oggi ha voluto portare un fiore, una calla bianca, recisa come le vite in quel pozzo.

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