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Uno chef da sogno a Pieve Torina,
Cannavacciuolo trasforma
il Vecchio Molino

NELLA PUNTATA di “Cucine da incubo” in onda questa sera il celebre cuoco ha fatto visita al comune terremotato per dare una mano allo staff tutto femminile del ristorante. Tanta commozione ricordando i giorni del sisma. Nel rinnovato locale conservate le magliette dei vigili del fuoco che ci hanno mangiato per settimane durante l’emergenza
domenica 18 marzo 2018 - Ore 23:04 - caricamento letture
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Antonino Cannavacciuolo e lo staff del Vecchio Molino entrano nel rinnovato ristorante

 

di Leonardo Giorgi

«Quello che avete fatto, dopo il terremoto, è stato straordinario. Forse ancora non ve ne rendete conto». Sarà pure protagonista delle “Cucine da incubo” del severo chef Antonino Cannavacciuolo, ma Il Vecchio Molino e quello che ha rappresentato per una Pieve Torina devastata dal terremoto fa emozionare anche il celebre re dei fornelli. Lo show in onda questa sera sul canale Nove arriva sui Sibillini e rinnova lo storico locale, tra momenti di profonda difficoltà (il disastroso servizio durante la cena presenziata dallo chef), commozione e grandi abbracci alla fine. Cannavacciuolo arriva arrabbiato e se ne va felice, convinto che il “nuovo Vecchio Molino” farà tesoro dei suoi insegnamenti.

L’INCUBOLa titolare Silvia, stanca dopo le migliaia di persone servite sotto l’emergenza sisma, chiama l’aiuto di chef Antonino Cannavacciuolo. «Speriamo in una grande ripresa» sottolinea il celebre cuoco osservando lo stato attuale di Pieve Torina. Arrivato al locale, Cannavacciuolo si fa raccontare dallo staff del ristorante la storia dell’attività e quello che è successo dopo il terremoto del 2016. Rimasto unico spazio pubblico agibile, il Vecchio Molino ha dato da mangiare a tutti i volontari, forze dell’ordine e vigili del fuoco che erano arrivati a Pieve Torina, dove il 99% degli edifici era rimasto inagibile. Silvia racconta come passata l’emergenza il ristorante sia quasi sempre vuoto e che la voglia e l’entusiasmo di una volta non ci sono più. Cannavacciuolo rimane stupito inizialmente dalla quantità esorbitante di menu che il ristorante presenta ai clienti. Presa a fatica l’ordinazione, in cucina l’arrivo della comanda viene accolto con tensione disagio. I tempi, lunghi, vengono sottolineati da Cannavacciuolo. La cuoca Stefania è in evidente difficoltà, forse emozionata dall’arrivo dello chef. Il raviolo uscito è infatti cotto male, quasi crudo, e scatena l’ira di Cannavacciuolo che lo ritiene immangiabile e soprattutto carente di ingredienti «provenienti da un posto stupendo come questo». Anche le tagliatelle fanno fare una figuraccia allo staff, che sperano nel filetto di vitello al tartufo. Il filetto risulta stracotto. Anche con il fritto misto va male. Cannavacciuolo se ne va con l’amaro in bocca e torna qualche ora dopo, di sera, per assistere al lavoro in cucina con i clienti in attesa della cena. Piatto forte della serata: “antipastone del mulino”. Ma le comande sono tante e la brigata va in crisi: ritardi, taglieri e taglieri da preparare, tagliatelle che non arrivano, gatti che entrano in cucina, peli nelle portate. «Mamma te tiro lu piattu su la testa» a un certo punto esclama la cameriera, figlia della cuoca. Qualcosa non va nel Mulino e Cannavacciuolo deve prendere la situazione in mano.

LA SPINTA – «Sembra che avete preparato per 2mila persone. Siete quattro in cucina, potete andare da sole con una buona organizzazione. Se volete continuare a fare questo lavoro, dovete svegliarvi presto, andare a prendere gli ingredienti di qualità, non aprire la busta. Poi vi chiedete perchè non lavorate. Oggi dovete fare qualcosa di più per questo paese. Fare parlare di questi posti, serve a tenere una luce accesa. Non rovinate tutto. Dopo tutto quello che avete fatto, dovete lasciare una luce accesa». Lo chef Cannavacciuolo è duro, ma il giorno dopo il cuoco accompagna la titolare Silvia al centro di Pieve Torina, distrutto dal terremoto. «Al momento del bisogno eri ad aiutare tutti, devi ritrovare quella luce, non devi spegnerti. Quello che hai fatto è molto importante». Cannavacciuolo vuole far ritrovare la scintilla a Silvia: per farlo la riunisce con due suoi vecchi amici, che raccontano la grande mano che la ragazza ha dato a tutta la comunità. «Mi hanno fatto capire quanto sono stata importante per loro. Ho capito che non devo mollare» commenta la ragazza. Tra le facce conosciute anche il migliore amico Jonhatan, che ricorda lo spirito di Silvia durante il sisma: «E’ stata unica, una persona normale avrebbe buttato tutto all’aria. Ha donato da mangiare a tanti, perchè non avevamo più niente». Ma la tappa finale del giro al centro è con la famiglia (vera e lavorativa) del Vecchio Molino. Con le lacrime agli occhi, Silvia racconta allo staff quello che ha significato avere un ruolo così importante nell’emergenza sisma e quanto il focolare del Vecchio Mulino sia stato veramente una luce per tutta la comunità. «Per far parlare di questo posto – spiega lo chef – bisogna dare di più».

LA LUCE Cannavacciuolo quindi mostra alle cuoche le prime ricette casareccie da cui il Vecchio Molino deve ripartire. Cucina, ma non solo. I tecnici della produzione rinnovano completamente il locale, all’oscuro dello staff. Tanta la commozione delle protagoniste entrate prima volta nel “nuovo” Vecchio Molino. Il ristorante è completamente nuovo, senza dimenticare il passato. Un nuovo menu, nuovi interni, ma rimangono tutti i ricordi del Molino, come le magliette dei vigili del fuoco che hanno mangiato per mesi lì. E’ ormai il terzo giorno dall’arrivo di Cannavacciuolo e il Molino prova il nuovo menu. La brigata sarà all’altezza della nuova cucina? Sembra proprio di sì. Arrivano complimenti continui dai clienti, la squadra va veloce e l’umore di tutti è buonissimo, almeno quanto il nuovo menu. Il servizio si conclude in piena tranquillità e la prima cena della nuova era del Vecchio Molino dà una concreta convinzione a tutto lo staff e allo stesso Cannavacciuolo: la luce di Pieve Torina si è riaccesa.












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