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Falciato da un’auto pirata,
«Spero che la morte di Alberto
smuova la coscienza dell’investitore»

MACERATA - Il cuore del 59enne ha smesso di battere dopo tre mesi di coma, il presidente dell'Anffas Scarponi: «Era in comunità da oltre sei anni e la viveva con una serenità estrema. Era una persona solare, gentile, buona e oltretutto entro l'anno avremmo attivato per lui un progetto di vita indipendente. Che questo tragico epilogo possa servire almeno per dare nuovo impulso alle indagini»
sabato 10 marzo 2018 - Ore 19:08 - caricamento letture
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Alberto Palmucci

 

«Spero almeno che il tragico epilogo che ha portato alla morte di un ragazzo, sì perché per noi restano sempre ragazzi nonostante l’età, smuova la sua coscienza. Penso che farebbe più bene a lui che a chiunque altro, perché per Alberto ormai non c’è più niente da fare». E’ un appello quello di Marco Scarponi, presidente dall’Anffas di Macerata. Il destinatario è l’uomo (o la donna) che a novembre ha investito con l’auto Alberto Palmucci, per poi scappare. Il 59enne, infatti, è morto stamattina dopo tre mesi di coma (leggi l’articolo), era stato ricoverato all’ospedale Torrette di Ancona e ultimamente era stato trasferito a Macerata, nel reparto di Geriatria. «Per questo incidente – aggiunge Scarponi – non c’è ancora un responsabile, speriamo che la morte di Alberto possa servire per dare un nuovo impulso alle indagini in modo da poter arrivare a ottenere giustizia per un ragazzo che avrebbe voluto continuare a vivere con serenità, così come stava facendo». Da quanto era stato ricostruito l’auto che ha investito l’uomo e la nipote arrivava da Villa Potenza e, giunta in via De Gasperi, a Sant’Egidio, intorno alle 17 del 27 novembre ha travolto Palmucci e la nipote all’altezza del ristorante Il Postiglione. Grande il dolore tra i collaboratori dell’Anffas di Macerata, che seguiva Alberto.  «Era in comunità da oltre sei anni – racconta Scarponi – e la viveva con una serenità estrema, aveva raggiunto un elevato benessere. Alberto era una persona solare, gentile, signorile, buona. Oltretutto su di lui avevamo progetti importanti. Entro l’anno sarebbe andato a vivere in un appartamento con altri ragazzi per un progetto di vita indipendente, e con il Comune di Macerata stavamo attivando una borsa lavoro per un’attività che lo avrebbe coinvolto in prima persona. Per noi è la perdita di un familiare».

(redazione CM)

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