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Maxi frode sui carburanti,
smantellata organizzazione:
sei arrestati

DRAGO NERO - Operazione della Guardia di finanza di Macerata e Ancona. A capo un imprenditore di San Severino dove giungevano le autobotti con carburante raffinato in Slovenia e che poi veniva portato a distributori nell'Anconetano e Teramano. La frode fiscale è di 120 milioni di euro grazie a società cartiere che consentivano l'evasione dell'Iva. Sequestri per 22 milioni. Una coppia sottoposta a misura cautelare faceva vacanze per 90mila euro
mercoledì 7 marzo 2018 - Ore 11:41 - caricamento letture
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Il procuratore Giovanni Giorgio e il colonnello Amedeo Gravina nel corso della conferenza stampa

 

di Gianluca Ginella

(foto di Fabio Falcioni)

Smantellata una organizzazione specializzata in frodi nel settore dei carburanti: scoperta una evasione per circa 120 milioni di euro. Sei persone in manette, tutte ai domiciliari su ordine del gip Domenico Potetti. Operazione della Guardia di finanza di Macerata e Ancona. Sequestrati beni per equivalente per 22 milioni di euro. A capo dell’organizzazione c’era un imprenditore settempedano, Marco Colotti, 50 anni. Ed è proprio a San Severino, nell’azienda gestita da Colotti, la Genesis trasporti, che giungeva il carburante raffinato in Slovenia. La Guardia di finanza ha accertato che arrivavano anche 40 autobotti di carburante al giorno che veniva versato nella cisterna dell’azienda per poi essere subito trasferito su altre autobotti che partivano per rifornire distributori nell’Anconetano e nel Teramano e a Pescara. Quello a San Severino era lo snodo logistico. Altri depositi di stoccaggio erano a Cava de’ Tirreni, Capriva del Friuli (Gorizia), Fiumicino, Mirano (Venezia), Monselice (Padova). Il carburante veniva poi venduto in pompe bianche, quelle senza contrassegni. In alcuni casi i gestori di questi distributori erano direttamente legati con l’organizzazione. Il carburante, grazie all’evasione dell’Iva tramite aziende che esistevano solo sulla carta, alcune in Bulgaria altre in Repubblica Ceca, veniva poi venduto a prezzi super scontati: anche 20-30 centesimi in meno al litro rispetto al costo di mercato.

Il generale Vincenzo Amendola e il procuratore Giovanni Giorgio

Il capitano Giuseppe Medei e il colonnello Guglielmo Sanicola

 

Una operazione, “Drago nero”, condotta dai Nuclei di polizia economico finanziaria di Ancona (comandato dal colonnello Guglielmo Sanicoa) e Macerata (comandato dal colonnello Andrea Magliozzi) e coordinata dal procuratore Giovanni Giorgio e dal sostituto Margherita Brunelli. Tutto è nato nell’agosto del 2015 quando i finanzieri hanno notato l’arrivo di parecchie autobotti nell’azienda gestita da Colotti, nata proprio in quel periodo, e hanno iniziato a svolgere accertamenti che sono proseguiti per 2 anni circa fino a definire ruoli e ammontare di imposte evase. Il gip nella sua ordinanza scrive che l’azienda di Colotti «Si comporta come una piccola raffineria». Oltre 133 milioni i litri di carburante commercializzati illecitamente. In tutto sono 25 le persone indagate. Di questi, per sei il gip ha emesso ordinanze di custodia ai domiciliari. Oltre a Colotti, questa mattina sono finiti in manette, Felice D’Agostino, di Molfetta, procacciatore di persone cui intestare le società cartiere, Gergana Mihaylova, bulgara, domiciliata a Montecosaro, che teneva i contatti con le aziende estere, Alberto Coppola, napoletano, gestore di alcune società che gestivano i distributori che poi vendevano il carburante illecito, Giada Montefiori e Gabriele Morricone, marito e moglie, originari di Teramo, residenti a Roma, anche loro procacciatori di persone cui intestare società cartiere. La coppia, è emerso dalle indagini, aveva uno stile di vita altissimo. Viveva in affitto in un appartamento nel pieno centro di Roma pagando 46mila euro l’anno e aveva prenotato vacanze versando somme di 90mila euro e di 79mila euro per Natale Capodanno 2016 e per l’estate 2017. Gli indagati inoltre avevano auto di lusso: Mercedes Amg, Ferrari, Porsche. Si tratta di una delle frodi più ampie e articolate mai scoperte negli ultimi anni. Per evitare ripagare l’Iva il carburante veniva cartolarmente ceduto a tre società cartiere in Bulgaria e Repubblica Ceca gestite da componenti dell’organizzazione e poi veniva fatturato da sette società cartiere ( 6 italiane e una Svizzera) che non versavano l’Iva pur incassandola dai distributori, loro clienti finali.

Il sequestro preventivo è di 22 milioni di euro, ritenuto il profitto illecito, che riguardano: 9 distributori stradali (gestiti da tre società), 7 società utilizzate per la frode, quote di partecipazione al capitale di 23 aziende e 3 ditte individuali, 21 immobili, 16 terreni, 4 auto, 9 automezzi commerciali, 3 moto, 1 barca.

(Servizio aggiornato alle 13,05)

Il generale Vincenzo Amendola, il procuratore Giovanni Giorgio, il colonnello Amedeo Gravina e il colonnello Andrea Magliozzi

 

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