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Il coordinatore Lnd Barbiero:
«Massima vicinanza a Macerata,
deve rivivere la passione per il calcio»

L'INTERVISTA - L'avvocato di Martina Franca, riconfermato lo scorso anno a capo del coordinamento del Dipartimento interregionale della lega nazionale dilettanti, tra il ricordo di Pino Ferretti e quello delle squadre come Fano e Civitanovese degli anni '80
giovedì 1 marzo 2018 - Ore 16:35 - caricamento letture
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Luigi Barbiero

 

di Maurizio Verdenelli

Cinquantatrè anni, da Martina Franca (cinquantamila abitanti in provincia di Taranto) dove esercita la professione di avvocato civilista con specializzazione in Diritto del Lavoro e Diritto di Tutela per brevetti e marchi, riconfermato lo scorso anno a capo del coordinamento del Dipartimento interregionale della Lnd, che gestisce l’attività agonistica del campionato di serie D in Italia. L’avvocato Luigi Barbiero ha perfetta conoscenza, naturalmente, della realtà maceratese e, a sorpresa tanti ricordi di personaggi di questo territorio legati al calcio non solo di serie D. «La provincia di Macerata? La ritengo fortemente rappresentata e ben qualificata grazie a tre squadre con alle spalle una solida tradizione societaria. A cominciare dal Matelica, che guida la classifica con fondate ambizioni di promozione che le derivano da percorsi precedenti sempre di primo piano; poi la neopromossa Sangiustese che bene si sta comportando senza timori da ‘matricola’ ed infine la Recanatese reduce dalla svolta societaria dell’estate scorsa che le permette di guardare al futuro nel modo migliore», dichiara il Coordinatore del Consiglio del Dipartimento Interregionale.

Il portiere Pino Ferretti, con la divisa da giocatore al Bracciale allo Sferisterio, insieme con Giovanni Giannangeli, titolare del ristorante che ospitava la Maceratese in quegli anni

La serie D rappresenta l’Italia ‘di mezzo’, calcisticamente e pure socialmente parlando, avvocato?
«E’ per importanza il primo dei campionati dilettantistici, la rampa di lancio per il professionismo. E’ una realtà che rappresenta città medie e pure capoluoghi di provincia e regione insieme con piccoli centri. Da un decennio questo mondo variegato, questo movimento sportivo che così bene rappresenta il nostro Paese dai mille campanili si è positivamente consolidato. Sono davvero più che soddisfatto di un tale esito. Le Marche, questo splendido ‘plurale’ italiano come scriveva Guido Piovene, ha poi società di grandi tradizioni che nel corso degli anni hanno avuto scenari e palcoscenici importanti a cominciare dal massimo campionato italiano».

Com’è entrato nel calcio, questa sua grande passione?
«Ad appena diciassette anni, come giovanissimo dirigente del Martina Franca, la squadra della mia città. Sono stato 25 anni al suo servizio. Ricordo il tarantino Pino Ferretti, gran portiere che ha poi giocato a Macerata, Vicenza, Piacenza ed ha poi concluso la sua carriera ancora in Puglia, a Lecce con Materazzi e Di Somma. L’ultima volta? L’ho visto agli inizi del Duemila per il 60esimo anniversario della società Martina Franca. Con lui ricordo il giornalista marchigiano (da Cingoli) Gianfilippo Centanni, ai tempi del Martina Franca inviato di ‘Stadio’, che un comune amico mi fece conoscere in quegli anni».

Altre memorie?
«Eccome: la Jesina dell’83/84, Casiraghi, Galdiolo, Mazzaferro; Civitanovese e Fano, una dopo l’altra l’altro guidate da Osvaldo Jaconi in quella prima metà degli anni ’80. Nomi importanti per tutto il movimento del calcio italiano: quelli della forte provincia italiana».

Il caso Maceratese?
«Regolamenti alla mano, ritengo di non dover approfondire o commentare rispetto alla scorsa stagione dopo la richiesta da parte del sindaco Romano Carancini di attivare il lodo Petrucci (considerato il passato e la tradizione del club biancorosso) conferendo dunque il titolo sportivo ad una società della stessa città, o di una confinante disputando il campionato dilettanti. Ho parlato a suo tempo con lo stesso primo cittadino, reduce da un confronto serrato in merito con l’allora presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ma non ho potuto che confermargli ciò che i regolamenti prevedono. Peraltro i tempi ora per l’ammissione sono chiaramente scaduti».

La Maceratese 63-64

Quale soluzione?
«Ripartire con una società nuova dalla terza categoria, naturalmente, oppure l’affiliazione ad una società già attiva nei campionati di prima o seconda categoria. E resta il Comitato regionale Marche il referente titolato a dare una risposta ad una eventuale cordata che intendesse rilevare la Maceratese. Tuttavia siamo davvero fuori tempo massimo, dopo la recentissima radiazione. Da parte mia prometto la massima vicinanza perché un capoluogo di provincia torni a rivivere la passione dei tanti per uno sport, il calcio, che ha contato sempre tanto in passato e pure fino a poco fa».

Intanto gli ‘Amici della Rata’ (presidente Giovanni Orlandi) hanno lanciato un messaggio: ripartire dalle bandiere. E’ avvenuto durante una serata con al centro gli indimenticabili “Gemelli del gol” Giovanni Pagliari e Moreno Morbiducci. Tra ricordi e aneddoti è emerso un filo diretto con l’Helvia Recina di Crocioni, nell’intento di poter unire le forze e ricollocare la futura squadra biancorossa nel campionato di Promozione, senza scartare l’idea di ripartire dalla terza categoria. La prima ipotesi è quella maggiormente caldeggiata dalla tifoseria anche sulla scorta di tanti esempi: quello più eclatante è la Spal che dopo il fallimento di qualche anno fa, rilevando il titolo della Giacomense, è ora in serie A. C’è tempo fino al 5 Luglio. Primo passo concreto degli “Amici della Rata” è comunque quello di rilevare il marchio simbolo della società biancorossa dal 2002.

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