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Oseghale, la relazione del Gus:
«Scarsa adesione alle regole
e poco interesse alle attività»

ORRORE A MACERATA - Il nigeriano accusato dell'omicidio di Pamela Mastropietro ha seguito il percorso del Gus in città dall'aprile 2015 al febbraio 2017, quando fu arrestato per spaccio ai Giardini Diaz. Ha frequentato corsi da pizzaiolo e saldatore. La permanenza in Italia del 29enne è stata ricostruita in Consiglio comunale dall'assessore Marika Marcolini, che ha risposto all’interrogazione presentata da Andrea Marchiori. Il consigliere: «Percepivano i sussidi per l'accoglienza mentre lui girovagava per la città e spacciava»
giovedì 22 febbraio 2018 - Ore 19:55 - caricamento letture
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Minuto di silenzio oggi in Consiglio per Pamela Mastropietro e per le vittime delle Foibe

 

di Federica Nardi

«Scarsa adesione alle regole e alle condizioni previste nel contratto di accoglienza», «scarso interesse e coinvolgimento per le attività proposte, in particolare il corso di italiano». E poi le «gravi violazioni del contratto e del regolamento d’accoglienza» che hanno portato all’espulsione dal progetto Sprar del comune di Macerata.

Innocent Oseghale

Il Gus descrive così i quasi due anni di permanenza a Macerata di Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano accusato dell’omicidio di Pamela Mastropietro. A leggere la relazione oggi in Consiglio comunale Marika Marcolini, assessore ai Servizi sociali, che ha risposto all’interrogazione del centrodestra presentata da Andrea Marchiori sulla permanenza del 29enne a Macerata.

In Italia dal 26 agosto 2014, Oseghale viene segnalato come richiedente asilo e inserito in un progetto il primo aprile 2015. Va a Massa Carrara, in un progetto di prima accoglienza dell’Arci. Al Gus arriva nello stesso mese, quando sottoscrive il contratto di accoglienza il 30 aprile 2015. «Fin dal suo ingresso – scrive il Gus – e anche durante tutto l’arco del percorso progettuale, il beneficiario (Oseghale, ndr), ha dimostrato scarsa adesione alle regole e alle condizioni previste nel contratto di accoglienza. Il beneficiario ha inoltre frequentato con scarso interesse e coinvolgimento le attività proposte, in particolare il corso di italiano. Ha frequentato un corso di formazione in pizzeria nel 2015 e un corso da saldatore nel 2016. È stato regolarmente iscritto al Centro per l’impiego di Macerata il 12 aprile 2015 e sono stati attivati tutti i servizi per l’orientamento e l’inserimento lavorativo».

L’assessore Marika Marcolini oggi in Consiglio comunale

Un percorso che finisce il 7 febbraio 2017, con l’espulsione dal programma di accoglienza. Quattro giorni prima, il 3 febbraio, Oseghale viene arrestato ai Giardini Diaz per spaccio. Così parte la comunicazione del Gus al Comune e poi alla Prefettura: un reato del genere viola il contratto di accoglienza. Viene espulso e poi di lui, il Gus, non saprà più niente. «Dopo l’uscita dal progetto il Gus ha espresso la disponibilità a seguire il soggetto ma Oseghale non ha più chiesto supporto – spiega Marcolini – L’equipe del progetto si rende sempre disponibile, al di là degli obblighi di lavoro, a dare una mano per le pratiche burocratiche e l’aggiornamento dei curriculum o il rinnovo del permesso di soggiorno». Quello che è certo è che il 31 gennaio Oseghale viene arrestato in via Spalato. Nell’appartamento dove Pamela Mastropietro è morta e dove il 29enne viveva pagando l’affitto e senza permesso di soggiorno. Del programma del servizio sanitario per aiutare migranti con problemi di abuso di sostanze, al momento fanno parte due persone. Questi i dati forniti da Marcolini sempre su domanda di Marchiori, che ha inserito la richiesta in calce all’interrogazione.

Il consigliere Andrea Marchiori

«Prima del 3 febbraio – chiede Marchiori – nessuno del Gus aveva percepito il rischio che Oseghale non stesse rispettando il contratto di accoglienza? Non lo sappiamo. Sappiamo però che c’è stato un fallimento. Speravo sinceramente che il percorso dentro l’accoglienza fosse stato breve, che non avesse avuto il tempo di integrarsi. Invece c’è stato quasi due anni. Il regolamento Sprar – ricorda Marchiori – dà disposizioni stringenti. Gli operatori devono seguire passo passo la persona, riportando quotidianamente attività svolte ed eventuali problematiche. Invece mentre il Gus percepiva i sussidi per Oseghale lui girovagava per la città, spacciava. E solo perché è stato arrestato il Gus ha ritenuto di segnalarlo al Comune. Un cortocircuito del sistema. Se ci sono solo due persone nei programmi per la droga a fronte delle tante, che sappiamo, spacciano o abusano di sostanze, il sistema non funziona. Guardiamo in faccia, ci sono luoghi dove gli immigrati che fanno parte dei progetti violano la legge e anche il regolamento dell’accoglienza. Non sono soddisfatto di come viene gestito l’intero fenomeno dell’accoglienza. È un problema da affrontare da Comune e Prefettura».

Prima del Consiglio sono state discusse altre due interrogazioni. La prima, presentata da Carla Messi (Movimento 5 stelle), riguardante una palazzina in via Brigata Macerata dove i residenti sono preoccupati per una copertura in amianto (e qui, ha assicurato l’assessore Paola Casoni, ci sarà la segnalazione all’Asur). La seconda, sempre presentata da Andrea Marchiori, sul negozio etnico che da via Morbiducci si è trasferito in viale Carradori e dove i residenti segnalano spaccio, risse e persone ubriache nelle ore serali.

Il Consiglio comunale, a cui hanno assistito per circa un’ora anche gli alunni delle medie del Convitto, è iniziato poi con un minuto di silenzio per Pamela Mastropietro  e un altro minuto di silenzio, chiesto dal consigliere Paolo Renna, per le vittime delle Foibe. Il presidente Pantanetti ha ricordato anche le persone rimaste ferite dal raid razzista di Luca Traini.

(foto Fabio Falcioni)

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