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Uno vittima, l’altro presunto carnefice:
compagni di stanza in via dei Velini

MACERATA - Desmond Lucky, in carcere per la morte di Pamela Mastropietro, e Mahamadou Toure, il più grave tra i feriti del folle raid razzista di Luca Traini erano entrambi ospitati dalla Perigeo
martedì 13 febbraio 2018 - Ore 22:28 - caricamento letture
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Desmond Lucky

 

di Giovanni De Franceschi

Uno è in carcere per la morte di Pamela Mastropietro. L’altro è su un letto del reparto di Rianimazione dell’ospedale Torrette di Ancona, ferito dalla pistola del neofascista Luca Traini. Che cosa accomuna Desmond Lucky e Mahamadou Toure? Erano compagni di stanza nell’appartamento di via dei Velini di Macerata gestito dalla Perigeo, l’associazione che si occupa di accoglienza dei migranti. «A parte condividere la stanza – spiega il direttore generale della onlus Giorgio Conconi – non ci risulta avessero molto in comune. Hanno due culture completamente diverse, parlano due lingue diverse». Lucky è nigeriano, Toure maliano. «Chi conosce l’Africa – aggiunge Conconi – sa che parliamo di due mondi totalmente differenti». Fatto sta che entrambi sono entrati in una storia farcita d’orrore e di terrore: il primo come presunto carnefice, l’altro come vittima, con l’unica colpa di avere la pelle nera. Bersaglio mobile di un folle raid razzista. E pensare che Toure in Italia non sarebbe neanche voluto venire.

Uno dei feriti dalla pistola di Luca Traini

«Nel 2012 Mahamadou dal Mali era arrivato in Libia e si era sistemato trovando lavoro come floricoltore, poi la guerra, nel 2017, lo ha costretto a venire in Italia. Ha lasciato la Libia solo per questo». Anche qui da noi si stava inserendo, aveva già trovato lavoro in un vivaio. Poi la Glock di Traini. «Sono stato oggi ad Ancona – continua Conconi – ma ancora non è possibile vederlo. La prognosi resta riservata, ma l’intervento è riuscito ed essendo giovane dovrebbe cavarsela senza particolari problematiche. Se Mohammed è ancora vivo è perché due agenti in borghese della squadra antidroga della polizia sono intervenuti immediatamente, bloccando la strada e soccorrendolo. A loro va tutta la nostra riconoscenza». Tutt’altra vicenda quella di Lucky. «Siamo rimasti scossi – ammette Concioni – per noi tutti è stato traumatizzante».

 

Giorgio Conconi

Le accuse per il nigeriano sono di omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere. «Era arrivato la scorsa estate come richiedente asilo – ricorda il direttore della Perigeo – non so che storia abbia alle spalle, penso non sia sposato e credo che in Nigeria fosse un piastrellista. A noi non aveva mai dato particolari problemi, solo una volta era stato sorpreso a fumare una sigaretta in casa, cosa vietata al pari di assumere alcolici, ed era stato redarguito. Poi non l’aveva più fatto. So che frequentava spesso una sala giochi nelle vicinanze del monumento ai Caduti, e che non era non un assiduo frequentatore dei corsi d’italiano. Ma noi non abbiamo compiti, né strumenti giuridici di sorveglianza. Organizziamo i corsi, possiamo persuaderli di frequentarli, di più no. Loro hanno solo un obbligo, quello di tornare a dormire nell’appartamento». La Perigeo ha offerto la massima collaborazione agli inquirenti, anche dal punto di vista linguistico: visto che Lucky non parla quasi per niente italiano e il suo inglese ha l’accento prettamente nigeriano. Ma c’è una cosa che ha colpito gli operatori. «Dopo il primo interrogatorio – conclude Conconi – non ha mostrato nessuno segno di nervosismo, non sembrava preoccupato. Non ha provato a scappare, ha semplicemente continuato a fare la vita che faceva tutti i giorni». Finché i carabinieri non sono andati a prelevarlo nel nuovo appartamento di Macerata in cui l’associazione aveva deciso di trasferire gli ospiti. 

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