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Caro corteo, perché non manifestare
anche contro droga, schiavismo e illegalità?

L'OPINIONE - Manifestare contro il fascismo è anche un dovere costituzionale, ma non basta. Mentre le fazioni perdono tempo ad accusarsi a vicenda il malaffare regna in Italia: spaccio e sfruttamento dell'immigrazione le armi più affilate. Nessun coro e nessuno striscione su queste piaghe
martedì 13 febbraio 2018 - Ore 15:54 - caricamento letture
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di Marco Ribechi

Abbasso i fascisti. Sarebbe bello se per risolvere i problemi di Macerata bastasse scendere in piazza e gridare slogan al megafono, scovando e annientando, almeno a parole, il proprio nemico. Nella modernità liquida anche la cultura e le ideologie diventano una merce da mostrare per apparire a tutti i costi, per essere certi di appartenere a un gruppo e non essere soli. Certezze poi confermate con selfie vari e post condivisi sui social. Mentre a destra si punta sul boldriniano nemico straniero e lo slogan è qualcosa del tipo “Mandiamoli tutti a casa” o “Stop all’immigrazione” (utopia alla stregua di viva la pace) a sinistra si riparte dal vintage “Abbasso i fascisti” oppure “Viva l’Italia che accoglie”. Sia chiaro, non si tratta di equiparare fascismo e antifascismo. Il proemio è che non solo è giusto manifestare contro il fascismo ma è anche un dovere costituzionale. Va fatto però a ragione, non per ideologia.

Detto questo è impossibile non vedere due gruppi ideologicamente contrapposti che usano la stessa inutile modalità espressiva. Come due suocere che si litigano il diritto di fare ordine nella casa dei novelli sposi, lo scontro ideologico continua a produrre vuoto e contrasto. E in questo marasma il potere ci sguazza perché viene rafforzato dalla richiesta delle due parti di sconfiggere l’uno o l’altro nemico. Se ancora non fosse evidente in Italia di potere ce n’è solo uno, cangiante e multicolore. Mentre le suocere fanno ordine da un lato e dall’altro nel mezzo regna il caos più totale che nessuno vuole realmente vedere perché accecato dalle provocazioni della fazione opposta. Per la mente umana è molto più facile rafforzare le proprie convinzioni piuttosto che interrogarsi con domande scomode. Ma le domande vanno poste se si vuole evolvere in qualche modo e visto che a salvare Macerata dalla sua deriva fascista (che conta probabilmente meno di 30 persone) sono arrivati in circa 20mila, credo che i quesiti vadano posti in primis al corteo.

La sacrosanta ideologia antifascista è stata usata da un inutile corteo per mascherare l’ipocrisia dei veri mostri dell’orrore maceratese e italiano che si chiamano: droga, sfruttamento della migrazione e illegalità. Tutti temi su cui uno Stato latitante, burocrate e incompetente fa orecchie da mercante. A lui, vero colpevole, non viene mai chiesto conto perché i vari movimenti, quando non collusi, sono troppo impegnati a puntare il dito contro il loro nemico-fratello. Per quanto riguarda la droga è agghiacciante che una madre affidi una figlia problematica, tossicodipendente e poco più che 18enne a un programma di recupero e se la veda recapitata morta dentro due valigie più drogata di prima, dopo che ha passato una dubbia notte nelle campagne maceratesi. Al di là delle responsabilità della Pars che saranno accertate dagli organi competenti è lecito più di un dubbio sul modo in cui l’Italia affronta la tossicodipendenza. Stato colpevole e latitante.

Fronte numero due: per quanto sia bello gridare che siamo tutti fratelli è impossibile non vedere che c’è un problema migrazione. Se da un lato è lodevole il voler assistere i tanti disperati che sbarcano nel meridione, guerre o non guerre non ha importanza, dall’altro è necessario chiedersi che fine fanno gli stessi quando terminano i progetti di accoglienza che, si sa, sono temporanei. Il migrante si ritrova senza permessi, senza soldi e senza lavoro. O è un santo nel vero significato della parola oppure diventa una pedina nelle mani della criminalità organizzata. Per questo tanti stranieri illegali spacciano: ricordiamo che senza la mafia in Italia sul fronte droga non si muove una foglia. Il vero fascismo è fare un’accoglienza che fornisce alle mafie manodopera a costo zero. Gli stessi migranti integrati e regolari chiedono più controlli perché, riversando nelle strade una marea di poveri, sono loro i primi ad essere vittime dei pregiudizi. Allora caro corteo se sei contro il fascismo devi anche essere contro lo schiavismo generato da questa accoglienza marcia. E il bello è che ci spendiamo pure un sacco di soldi. Stato colpevole e latitante e corteo cieco. Inoltre chi lavora nei servizi sociali sa benissimo che non vengono assunte figure professionali adeguate ma nel migliore dei casi si affida quella che dovrebbe essere una grande competenza alla sensibilità individuale, spesso assumendo amici degli amici. Il costo sociale di questo gioco a ribasso, nell’accoglienza come nella tossicodipendenza, è altissimo. La corsa agli appalti degli anni ’60 è stata sostituita dalla corsa ai servizi sociali che sono di fatto la nuova edilizia. Dopo aver distrutto il territorio distruggiamo anche il nostro tessuto sociale.

Terzo punto: ma come è possibile che tutti i delinquenti sono persone che erano già state arrestate e poi rimesse in libertà? A questa banale domanda dell’uomo comune non viene data mai una risposta. Forse le carceri sono piene, costruiamone altre. Il sistema di leggi non è adeguato, non mi risulta che Mosè l’abbia ricevuto nelle tavole, si può cambiare. Stato colpevole e latitante. E tre. Il prezzo di tutto questo viene pagato con violenza, morti, omicidi, rapine, paura, tensione sociale, militarizzazione delle strade, sperpero di risorse e di conseguenza più tasse. Cioè il frutto del nostro lavoro viene utilizzato per farci vivere male e per far morire ragazze come Pamela. Il fatto che tutto sia contenuto nello stesso episodio di Macerata sembra quasi dettato dalla regia di qualche entità diabolica ma questa è l’Italia. Chi ci guadagna? Mafie e politici corrotti. E’ a loro che conviene questo caos, e forse, a voler mettere la pulce, è per questo che nessuno può cambiare niente. Vista da questa prospettiva la diatriba fasci – antifa è una litigata tra bambini al campo di calcio. Per tutto questo speravo che la manifestazione venisse fatta a Roma, tutti insieme e per la legalità; la richiesta di uno Stato giusto e etico dovrebbe mettere tutti d’accordo. Invece si continua a cercare il nemico tra il popolo lasciando il malaffare libero di agire. Quando si inizierà a chiedere allo Stato di assumersi delle responsabilità? Quando si smetterà di scaricare i doveri della cittadinanza su un principe machiavelliano che magicamente arriverà a sistemare tutto come vuole la retorica politica degli ultimi 25 anni?

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