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Gli interrogativi del vescovo Marconi:
«E ora? Noi restiamo a raccogliere i cocci»

MACERATA - Il vescovo non ha preso parte alla manifestazione antifascista: «Non sono sceso in strada perché era un corteo "contro" qualcuno e le sue idee e io, per quanto ritenga sbagliata una idea, non posso essere anche "contro" la persona che la sostiene». Ha pregato per le mamme di Pamela, Innocent Oseghale e Luca Traini e lancia un appello a ricostruire la serenità delle famiglie: «Spero che tutte le persone che sono venute mostrino impegno nel sostenerci nella lotta alla droga e nella ricostruzione, praticamente ferma dopo circa due anni»
sabato 10 febbraio 2018 - Ore 22:30 - caricamento letture
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Il vescovo Nazzareno Marconi ha osservato il corteo dall’ostello Ricci

 

«E ora?». E’ questa la domanda che si pone il vescovo Nazzareno Marconi dopo la manifestazione che si è svolta nel pomeriggio a Macerata. «Il corteo c’è stato e grazie all’impegno di tanti, dentro e fuori il corteo, tutto si è svolto senza incidenti – precisa in apertura della nota il Monsignore –  Non sono sceso in strada perché era un corteo “anti…”, una manifestazione “contro” qualcuno e le sue idee e io, per quanto ritenga sbagliata una idea, non posso essere anche “contro” la persona che la sostiene. Il mio modo di capire il Vangelo, mi fa sempre distinguere l’errore da chi sbaglia e se condanno l’ideologia fascista, così come l’ideologia comunista, cercherò di convincere chi le segue dell’errore, ma la parola “nemico” non fa parte del mio vocabolario».«Un vocabolario cristiano», sottolinea il vescovo, con «parole come: educare, costruire, dialogare, condividere. Tutte parole facili a dirsi e difficili da mettere in pratica. Perché non basta un corteo o un evento per farlo, ma ci vuole la pazienza e la costanza del lavoro di ogni giorno. Parole da dire, non da gridare. Mi piace molto anche la parola “preghiera” e per questo ho pregato, prima di tutto per almeno tre donne e poi per varie altre».

Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro

E qui Marconi rivolge il suo pensiero a tre mamme «a cui in questi giorni mi sento vicino con tutto il cuore, perché condivido il loro dolore e anche il senso di avere fallito nel realizzare un compito di bene. Ogni madre dovrebbe far crescere nel bene i propri figli, perché possa gioire di vederli sereni e felici. In questi giorni e negli anni a venire i cuori di queste madri soffrono e soffriranno. La madre di Pamela, per non essere riuscita ad aiutarla ad uscire da quel mondo della droga che l’ha portata alla morte. La madre di Innocent Oseghale, non so dove sia e se sia viva, perché questo figlio venuto da noi con il sogno del benessere facile, almeno più facile che in Nigeria, si è arreso alla via facile dello spaccio e poi del delitto. La madre di Luca Traini, che ha visto questo figlio problematico sempre più preda dei fantasmi della sua mente e delle idee sbagliate che altri gli hanno insegnato, fino a giungere all’azione orribile che ha compiuto. Infine le madri delle persone ferite, e tante altre madri, che vivevano serene per i loro figli e figlie e ora hanno scoperto che nessuno è al sicuro, perché il male in tante forme è sempre in agguato».

Il vescovo prosegue il suo intervento con una serie di interrogativi «E ora? Ora che i riflettori pian piano si spegneranno e le tv e i politici andranno a fare campagna elettorale sul palcoscenico di qualche altra tragedia, noi restiamo a raccogliere i cocci e a ricostruire. A ricostruire la serenità delle famiglie, la capacità di incontrarci senza paure e senza aggressività, la volontà di accogliere e di lavorare per il bene comune. Cosa abbiamo imparato? Che Macerata è meno sicura, accogliente, onesta, serena e pulita di quanto credevamo; ma certamente lo è molto di più di come è stata dipinta dalle lenti spesso deformanti delle telecamere e dalle parole spesso simili della stampa. Coraggio perciò che c’è da camminare, ma la strada è meno lunga e in salita di quanto vogliono farci credere. Spero che tutte le persone che sono venute e ci hanno raccontato al mondo intero a tinte così fosche, mostrino altrettanta vicinanza e impegno nel sostenerci – conclude il vescovo di Macerata – nella lotta alla droga, che deve ripartire con vigore e nella ricostruzione. Perché, cari signori, noi siamo ancora terremotati e a ricostruzione quasi zero dopo circa due anni! Anche questa è Macerata. Per cui se a tutti, vescovo compreso, qualche volta saltano i nervi, abbiamo almeno diritto alle “attenuanti generiche”».

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