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Orrore a Macerata, giorno chiave:
sentite diverse persone
Stretta su almeno altri 2 nigeriani

INDAGINI ALLA SVOLTA - Dal primo pomeriggio sono state ascoltate diverse persone e le audizioni sono in corso in caserma. Una coppia è stata fermata a Milano. Si tratterebbe di persone che hanno frequentato la casa di via Spalato 124 dove è stata fatta a pezzi Pamela Mastropietro. La caccia a chi è coinvolto nella morte della ragazza passa dalle analisi dei cellulari
venerdì 9 febbraio 2018 - Ore 23:21 - caricamento letture
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Pamela Mastropietro

 

di Gianluca Ginella

Morte di Pamela Mastropietro, nuove perquisizioni e almeno altri due nigeriani interrogati dai carabinieri. Ma secondo alcune fonti le persone sentite oggi potrebbero essere tre e secondo altre addirittura cinque. Di certo c’è che due nigeriani, uno residente a Macerata, un secondo raggiunto a Milano mentre si trovava in compagnia della moglie alla stazione centrale, entrano nelle indagini. Al momento non emerge il ruolo che i due nigeriani potrebbero avere avuto nella vicenda ma si tratterebbe comunque di persone che hanno frequentato la casa di via Spalato 124, a Macerata, dove è stata fatta a pezzi la 18enne romana. Il procuratore Giovanni Giorgio in una nota giunta nel pomeriggio ha detto che, a quel momento, non c’erano stati fermi. Uno dei due nigeriani è entrato in caserma alle 13, si tratta di un giovane che vive a Macerata, nella zona del Convitto, un richiedente asilo. Nella casa dove vive ci sono state perquisizioni svolte dai carabinieri. 

Innocent Oseghale

Altra tranche dell’indagine nella città meneghina dove un nigeriano è stato fermato mentre si trovava in compagnia della moglie alla stazione. Pare che la coppia stesse per salire su di un treno diretto in Svizzera. Da Milano i carabinieri hanno portato l’uomo a Macerata per essere sentito. Da quanto emerge, ciò che collega i due uomini al caso di Pamela è il fatto che entrambi hanno frequentato la casa dove la ragazza è stata fatta a pezzi. È possibile che la frequentazione della casa da parte dei due uomini sia emersa dagli accertamenti tecnici che sono in corso su 4 telefoni cellulari, su di un pc e un tablet che appartengono ai due indagati: Innocent Oseghale, 29 anni, che si trova in cella e L. D., che viene tirato in ballo dal 29enne come il pusher che ha spacciato droga alla 18enne.

Uno dei sopralluoghi in via Spalato

 

I medici legali Mariano Cingolani (a destra) e Roberto Scendoni

Analisi, quelle in corso da parte del consulente nominato dalla procura, Luca Russo, che mirano a ricostruire i contatti dei due nigeriani sia il 30 gennaio, giorno a cui risale la morte di Pamela, sia sui giorni precedenti. Altro aspetto è capire i trascorsi dei due indagati. In particolare per capire se qualcuno di loro avesse le competenze per sezionare il corpo della ragazza con l’abilità con cui è stato fatto. Questo il dettaglio emerso dall’autopsia svolta ieri dai medici legali Mariano Cingolani, Dora Mirtella e Roberto Scendoni che spinge le indagini verso la ricerca di altre persone che potrebbero essere coinvolte nella morte della ragazza. Una operazione che è certamente opera di uno specialista perché non un solo taglio sul corpo della ragazza è stato fatto a caso. Le ossa non sono state spezzate ma disarticolate come potrebbe fare un ortopedico. Resta comunque da stabilire se la 18enne sia morta per overdose o se sia stata uccisa. In testa ha una ferita che risale a prima della morte. Si trova all’altezza della tempia e potrebbe essere segno di una violenza che la ragazza ha subito. Proprio quella ferita è uno degli elementi che fa pensare agli inquirenti che la giovane possa essere stata uccisa. All’altezza del fegato ci sono delle ferite. I medici legali si sarebbero fatti una idea sull’oggetto che le ha provocate, ma non è stato accertato se le ferite risalgano a prima della morte.

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