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“Capitan Salvini” acclamato a Civitanova:
«Traini non me lo ricordo,
il sangue versato si poteva evitare»

ELEZIONI- Il segretario della Lega Nord, dopo Camerino, è andato nella città costiera: «I fatti di Macerata non alterano la campagna elettorale. Dicono sia colpa mia? Ho le spalle larghe, fascismo e comunismo sono nei libri di storia e non torneranno». Poi ha parlato di Islam, moschee, Bolkestein e pesca. In circa 200 lo hanno acclamato, decine di selfie. Imponente il servizio d'ordine. VIDEO
giovedì 8 febbraio 2018 - Ore 18:46 - caricamento letture
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Matteo Salvini a Civitanova

 

di Laura Boccanera

(foto e video di Federico De Marco)

«I fatti di Macerata non alterano la campagna elettorale, che l’immigrazione incontrollata sia un problema era evidente da anni e che sia una delle mie priorità al governo è altrettanto evidente da anni, mi spiace perché è stato sparso del sangue che ci saremmo potuti risparmiare». Così Matteo Salvini a Civitanova (dopo la tappa di Camerino) dove è stato accolto da circa 200 cittadini e supporter della Lega. Imponente il servizio d’ordine per la presenza del leader leghista, soprattutto dopo le tensioni sociali di Macerata e i manifesti apparsi stamattina e subito rimossi con scritto “Salvini sciacallo”. Ma alla platea Salvini di Macerata non parla, dice che tornerà a telecamere spente e sul candidato leghista di Corridonia Luca Traini, l’autore del folle raid razzista, dice: «Non me lo ricordo, oggi faccio le foto con centinaia di persone, saranno sicuramente perbene, ma non posso ricordarmele tutte».

Arriva in città con oltre un’ora di ritardo in una Civitanova quasi blindata: tre camion della celere, una ventina di carabinieri e una cinquantina di poliziotti in divisa e in borghese e alcune pattuglie della guardia di finanza. A causa del ritardo Salvini decide di cambiare itinerario: non più le tappe alla stazione e in piazza, ma tutti nell’area portuale davanti allo scalalaggio Anconetani dove viene allestito un palco improvvisato. La folla lo acclama al saluto di “Benvenuto al nostro capitano”. Tra i temi trattati islam, terremoto, pesca e spaccio. Applausi e “bravo” quando parla di ruspa per l’Hotel House e fischi al nominare della Boldrini.

 

 

«Stamattina ero in Umbria dove il sindaco di una giunta di sinistra ha ritenuto una priorità concedere una moschea. Fino a che l’Islam non riconoscerà i nostri valori e diritti io non darò neanche un metro quadrato di spazio – dice e poi passa ai terremotati – ho incontrato dei marchigiani di serie B, che non esistono per i giornali perché si accoglie chi sbarca con i gommoni, mentre chi è da 18 mesi che non ha una casa non viene ascoltato, non è normale. Prima vengono i miei figli, poi il resto del mondo». Ma nell’area portuale non poteva mancare un riferimento alla pesca e alla Bolkenstein. Appena sceso dall’auto Salvini viene fermato da un vongolaro e poi, a fine comizio, Claudio Pini coordinatore regionale del Sib consegna a Salvini il comunicato ufficiale con la posizione del sindacato italiano balneari in merito alla Bolkenstein per la tutela delle concessioni balneari.

«E’ più pericoloso spacciare vongole che droga ormai con questa normativa europea – afferma Salvini – non ci sto a norme che mi costringono a importare il pesce dalla Turchia e mettono in difficoltà il pescatore italiano. Se vado al governo, o cambiano le regole in Europa a vantaggio degli italiani o fuori.  Ma toglietevi dalla testa che vi salva Salvini – conclude – vorrei solo che l’Italia tornasse ad essere il Paese che mi hanno lasciato i miei nonni». E poi veloce e laconico il commento sulla strage di Macerata e sul clima di odio che si sta generando in città: «Non sono passato da Macerata perché tornerò a telecamere spente, non voglio creare ulteriori problemi, ma da papà non ne posso più di spacciatori clandestini. In un Paese normale con le buone o  con le meno buone chi spaccia va portato in galera, no che si fa una legge sul reato di tortura per aiutare gli spacciatori a denunciare il poliziotto o il carabiniere che li ha fermati. Come per l’Hotel House, la soluzione è la ruspa. Lì bisogna sradicare il male e riportare il bene». Infine sulle accuse di essere il fomentatore di atteggiamenti razzisti e xenofobi aggiunge: «Dicono che è tutta colpa di Salvini, ma ho le spalle larghe, fascismo e comunismo sono nei libri di storia e non torneranno, siate orgogliosi testimoni e apostoli gioiosi che cambiare si può». Un comizio di una decina di minuti e poi il delirio selfie: tutti in fila per uno scatto con il leader della Lega da condividere su Facebook, giovani, anziani, disabili e anche il comando della polizia municipale con i vigili in servizio cede al fascino dello scatto con la star, in posa con Salvini.

Il folle razzista un fan di Salvini, stretta di mano al comizio leghista (Foto/Video)

 

 

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