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Macerata ricorda Pamela, il padre:
«Chi lavora nel sociale
deve essere competente»

L'INTERVISTA - Stefano Mastropietro dopo la fiaccolata in memoria della figlia: «Lo Stato deve occuparsi del disagio che riguarda sempre più minorenni, bisogna reagire». Lo zio e avvocato Marco Valerio Verni: «Prematuro dare responsabilità ma sapere che la comunità Pars ha fatto tutto il possibile diminuirebbe i rimorsi». Polemiche per l'assenza del sindaco
martedì 6 febbraio 2018 - Ore 23:19 - caricamento letture
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Stefano Mastropietro

 

di Federica Nardi

(foto di Fabio Falcioni e Andrea Petinari)

«Chi lavora nel sociale deve avere la competenza di occuparsi delle persone che ha in carico. E lo Stato deve occuparsi del disagio che riguarda sempre più minorenni». Così Stefano Mastropietro, il padre di Pamela, la 18enne trovata fatta a pezzi in due trolley mercoledì scorso, parla alla fine della fiaccolata in memoria della figlia. Scappata dalla comunità Pars di Corridonia e poi arrivata a Macerata, dove ha trovato una terribile morte per la quale è indagato Innocent Oseghale, nigeriano 29enne accusato di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere. Con Stefano Mastropietro stasera a Macerata anche la moglie Alessandra Verni e il cognato e avvocato Marco Valerio Verni per partecipare alla fiaccolata organizzata dall’associazione “L’esistenza ora”, presieduta da Orietta Quarchioni.

Stefano Mastropietro

Questa morte si poteva evitare?

«Se una persona ha un disagio e chiede aiuto chi se ne occupa, chi lavora nel sociale ha il dovere… deve avere la competenza di aiutare queste persone».

Parla della comunità Pars?

«Parlo in generale».

Anche di chi l’ha incontrata quella notte?

«Tutte le persone che lavorano. Dagli assistenti sociali, agli psicologi. Perché ci sono tanti ragazzi che vivono questo disagio».

E lo Stato dovrebbe prendersi più in carico queste situazioni? Considerare maggiormente il problema della droga?

«Direi proprio di sì, ci sono molti minorenni. Sono sempre di più i minorenni che vivono questi disagi. Dovuti all’alcool, alla droga. Bisogna reagire».

Marco Valerio Verni insieme ad Alessandra Verni

Anche lo zio di Pamela e avvocato che segue il caso, Marco Valerio Verni, esprime il suo pensiero sulla comunità Pars da cui Pamela si è allontanata volontariamente. 

«Inevitabilmente – dice Verni – l’allontanamento dalla comunità Pars è il primo fatto da cui sono scaturiti tutti gli altri. Se noi venissimo a sapere che la comunità ha fatto tutto il possibile per trattenerla, saremmo la famiglia più felice del mondo. Perché diminuirebbero i rimorsi. Sapere invece che potevano fare di più per trattenerla aumenterebbe i rimorsi perché vorrebbe dire che la morte poteva essere evitata. Però in questa fase è prematuro e non vogliamo dare responsabilità a nessuno. Confidiamo nell’ottimo lavoro dei carabinieri – conclude Verni – delle forze dell’ordine. Ringraziamo tutta la città di Macerata. Confidiamo anche nel lavoro della magistratura che sia il più sereno possibile, il più celere e possibilmente il più giusto».

Presenti diversi esponenti della politica locale. Una marcia silenziosa dai Giardini Diaz fino in piazza Cesare Battisti per dire «basta alla violenza contro le donne, giustizia e verità per Pamela e per tutte le vittime di femminicidio», ha detto una delle organizzatrici, Deborah Pantana. Polemiche alla fine della fiaccolata per l’assenza del sindaco Romano Carancini e degli esponenti dell’amministrazione. Gli animi di alcuni presenti si sono scaldati e sono volati insulti alla giunta. «Stasera siamo qui per Pamela – ha replicato uno dei partecipanti – Non per la politica». I familiari di Pamela poi sono subito ripartiti per Roma. Prima di andarsene il padre ha aggiunto: «Vogliamo ringraziare la comunità di Macerata e dire: Pamela ti vogliamo bene, sarai sempre nei nostri cuori».

 

Fiaccolata per Pamela, la mamma: «Era una morte che si poteva evitare» (Foto-Video)

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