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Delitto di Pamela,
indagato per concorso in omicidio
il presunto pusher

NUOVO SOPRALLUOGO nella casa del nigeriano Innocent Oseghale. Presente anche il legale del connazionale cui viene contestato di aver partecipato all’uccisione della giovane. «Lui è tranquillo, non conosceva la ragazza e non le ha spacciato droga». Poi l'avvocato fa una battuta: «In casa c’erano le impronte di Salvini»
martedì 6 febbraio 2018 - Ore 19:31 - caricamento letture
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di Gianluca Ginella

Nell’indagine per il delitto di Pamela Mastropietro entra in scena un secondo indagato per concorso in omicidio. Si tratta di un conoscente di Innocent Oseghale, il nigeriano che per la procura di Macerata avrebbe fatto a pezzi la 18enne romana. A fare il nome del secondo indagato, L. D., è stato lo stesso Oseghale che lo ha tirato in ballo come il pusher che avrebbe spacciato eroina alla ragazza. Oseghale ha dato due versioni di ciò che sarebbe accaduto. In una di queste ha riferito che la ragazza sarebbe salita nella sua casa di via Spalato a Macerata insieme al suo connazionale che le ha spacciato la droga. In una seconda versione ha detto che in casa lui era presente e che la ragazza si era sentita male. Oggi pomeriggio era presente anche il legale del secondo indagato, l’avvocato Gianfranco Borgani, nel nuovo lungo sopralluogo svolto dai carabinieri nella casa di Oseghale e da dove sono stati sequestrati due vecchi telefoni e un vecchio borsone.

«Cercavano elementi che potessero arricchire il quadro investigativo – spiega Borgani al termine del sopralluogo –. Il mio assistito è stato sentito dai carabinieri, questo un paio di giorni fa. Lui dice che non ne sa nulla. Non conosce la ragazza. È stato tirato in ballo sa Oseghale, che conosce per averlo incontrato in una sala giochi». L’indagato nega inoltre di aver ceduto la droga a Pamela. «E’ sereno e convinto di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti. Ci ho parlato ieri quando sono stato in caserma dai carabinieri perché doveva sottoporsi a tampone per il Dna». L’uomo non parla italiano ed è in Italia come richiedente asilo ed è ospite della onlus Perigeo. L’avvocato Borgani ha poi fatto una battuta prima di andarsene, e che fa capire comunque come la vicenda si leghi alle imminenti elezioni: «In casa c’erano le impronte di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni».

(foto di Fabio Falcioni)

Servizio aggiornato alle 20,50

 

Gianfranco Borgani

 

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