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Casa dell’orrore in via Spalato,
il proprietario: «Sono sotto choc»

UN TEMPO l'abitazione in cui è stata uccisa Pamela Mastropietro aveva ospitato feste della Macerata bene. E' di un regista che ora vive in Sardegna e che l'ha data in affitto ad una ragazza, la compagna di Oseghale. Fin dal primo giorno ho capito che c'erano problemi: «Un vicino mi telefonò dicendo che in casa c’erano dieci immigrati». Oggi pomeriggio nuovo sopralluogo dei carabinieri
lunedì 5 febbraio 2018 - Ore 22:33 - caricamento letture
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Nuovo sopralluogo in via Spalato

 

di Gianluca Ginella

Sui pavimenti in parquet e sulla terrazza con vista stupenda sulle colline maceratesi che avevano ospitato i party è stato versato il sangue di Pamela Mastropietro. All’ultimo piano della palazzina di via Spalato 124 dove oggi pomeriggio i carabinieri sono tornati per un sopralluogo, tra gli anni Ottanta e Novanta si tenevano feste della Macerata bene. Il 30 gennaio lì si è consumata l’orribile fine di Pamela Mastropietro, romana di 18 anni, per mano, secondo gli inquirenti, del nigeriano Innocent Oseghale. 

Il proprietario, Max P., un regista che ora vive in Sardegna, all’inizio del 2017 aveva dato in affitto la casa (sono 100 metri quadrati) per 400 euro ad una ragazza «che però non ho mai visto» spiega. Una casa bellissima: una terrazza da 40 metri quadrati con vista sulle colline maceratesi e parquet sui pavimenti. Il proprietario ha letto anche lui di quello che è accaduto nel super attico: «Sono sotto choc – dice –, da tre giorni non dormo. Provo un profondo dispiacere per la morte di Pamela e sono vicino alla famiglia. E pensare che mi hanno dato del razzista perché non ero convinto di affittare a questa persona, ma mi avevano dato garanzie e ho ceduto». Di fatto però non ha affittato la casa a Oseghale «ma ad una ragazza, che però non ho mai visto. Se n’è occupata una mediatrice. Solo dopo ho saputo che era incinta e che aveva un compagno nigeriano».

L’avvocato Monia Fabiani durante il sopralluogo di oggi

Dopo aver dato in affitto la casa però, sin dal primo giorno il regista ha capito che qualcosa non andava: «un vicino mi telefonò dicendo che in casa c’erano dieci immigrati. Allora chiamai la ragazza e le dissi che così non andava proprio, lì massimo dovevano starci tre persone». Non solo ma erano iniziate anche le pretese come quella, spiega il regista, di «super antenne in casa, forni più moderni, ho pensato che tanto stava lì 18 mesi, era un affitto temporaneo, e sono andato incontro alle sue esigenze, ma quando lei mi ha chiesto di dare la residenza al suo compagno nigeriano e mi ha presentato i documenti per il soggiorno ho detto no, basta. Avevo capito che c’era qualcosa che non filava». Alla fine nell’attico è rimasto il sole Oseghale, mentre la ragazza ora si trova in una comunità protetta e con lei c’è la figlia. Oggi pomeriggio nella casa si è svolto un nuovo sopralluogo dei carabinieri del Reparto operativo di Macerata e della Pg della procura hanno svolto un nuovo sopralluogo. Con loro c’era anche Luca Russo, consulente tecnico della procura ed esperto informatico. Nell’abitazione erano stati trovati i vestiti sporchi di sangue di Pamela e un coltellaccio e una mannaia che potrebbero essere stati usati per tagliare il corpo della ragazza dal quale mancano alcuni organi sessuali come il monte di venere e il seno. Manca anche il collo.

(Foto di Fabio Falcioni)

Innocent Oseghale con i carabinieri davanti all’abitazione di via Spalato

 

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