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Causa infinita per il risarcimento,
la Corte di Strasburgo gli dà ragione
Ma lui ormai era morto

RECANATI - Aldo Cipolletta attendeva da 33 anni che si concludesse la procedura di liquidazione coatta e aveva anche fatto ricorso, tramite l'avvocato Stefano Benedetti, alla corte dei diritti dell'uomo che nei giorni scorsi ha condannato lo Stato per gli inaccettabili ritardi. L'artigiano si è però spento a dicembre. Il legale: «L’importanza della sentenza è nazionale»
sabato 13 gennaio 2018 - Ore 20:59 - caricamento letture
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Corte di Strasburgo

 

Per dire: era l’anno in cui Michael Jackson incise We are the world, quello del sequestro dell’Achille Lauro, dell’ultimo duplice omicidio del Mostro di Firenze, quando si pagava con le lire e la Germania era ancora divisa. Era il 1985. Ed era un altro mondo. Più vicino a noi, geograficamente, un artigiano di Recanati, Aldo Cipolletta, quell’anno vide andare in fumo decine di milioni di lire con il default (termine all’epoca non in voga) della cooperativa Le Grazie di Recanati. Un caso che fece scalpore in un momento di boom, specie per il mercato immobiliare. L’artigiano ha atteso di vedere riconosciute le sue ragioni fino allo scorso 18 dicembre, quando si è spento a 89 anni. Pochi giorni ancora e sarebbe venuto a conoscenza di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che gli dava ragione e torto allo Stato italiano ritenendo che fosse inaccettabile il ritardo della giustizia italiana nel risarcirlo. I suoi eredi avranno diritto ad un risarcimento, quanto per ora non si sa. Ad assistere l’artigiano nella battaglia legale l’avvocato Stefano Benedetti, che oggi vive a Santa Cruz de la Palma, dove lavora. Da Santa Cruz il legale ha appreso della pronuncia della Corte di Strasburgo. Raggiunto telefonicamente dalla redazione, a braccio, l’avvocato commenta: «Ho saputo della sentenza ma ancora non ho il dispositivo e quindi non esprimo giudizi al di fuori della mia soddisfazione per l’accoglimento del ricorso». La Corte di Strasburgo si è espressa mentre la procedura di liquidazione coatta è ancora in corso (dopo 33 anni non è dato sapere quando arriverà a conclusione).

L’avvocato Stefano Benedetti

L’artigiano recanatese, rapportati col conio corrente, doveva ottenere 129mila euro di risarcimento per il default della cooperativa. Nel 2009 il suo legale l’aveva convinto a fare ricorso alla Corte di Strasburgo per i ritardi nel liquidargli quanto gli spettava. La Corte nel 2010 ha ritenuto che l’affaire Cipolletta fosse ammissibile. La sentenza è arrivata nei giorni scorsi. «Al momento non so quale sia il risarcimento, né se si calcola fino al 2010 quando è stato preso a sentenza o fino al 2018. L’importanza della sentenza è comunque nazionale – spiega l’avvocato Benedetti –, la liquidazione coatta amministrativa è, per fare un esempio, la procedura che si applica alle assicurazioni». Una cosa diversa da un normale fallimento, che rientra in procedure speciali e che non rientra nella legge Pinto. Si tratta di una legge che disciplina il diritto di richiedere un’equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito per l’irragionevole durata di un processo. Legge di cui Benedetti aveva preso visione prima che venisse promulgata, quando era uno dei componenti dell’Organismo unitario dell’avvocatura (tra il 1997 e il 2001). «Anche per questa mia conoscenza Cipolletta si era rivolto a me» spiega il legale che, sapendo non era possibile avvalersi della legge Pinto per la liquidazione coatta amministrativa, aveva optato per il ricorso a Strasburgo. Sulla sentenza della Corte europea: «Si stabilisce un principio fondamentale: che lo Stato italiano è responsabile anche per i ritardi per le procedure di liquidazione coatta amministrativa – dice Benedetti –. Principio che la sentenza ribadisce, stabilendo la condanna a favore del ricorrente per i soli danni morali dovuti ad un’inacettabile ritardo».

(redazione CM)

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