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“Chiuso per sisma”,
la frana minaccia l’eremo dei Santi

PIEVE TORINA - Il sindaco Gentilucci: «Il recupero è finanziato ma bisogna intervenire sul dissesto geologico». Dai culti precristiani alle leggende degli apostoli e della fonte curativa che sgorga dalla grotta, la chiesa, chiusa dal 30 ottobre del 2016, è «uno dei nostri luoghi più preziosi», dice il custode don Candido Pelosi. LE FOTO
domenica 17 dicembre 2017 - Ore 17:02 - caricamento letture
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L’eremo di Sant’Angelo in Prefoglio, a Pieve Torina

 

L’accesso al sentiero che porta all’eremo

 

di Federica Nardi

(foto di Simone Gatto, guida ambientale escursionistica Aigae)

È l’eremo delle colonne sante, rubate e riapparse. Del gallo che entrò nella grotta per rispuntare dall’altra parte della montagna. Dei santi Pietro e Paolo e dell’arcangelo Michele. Dove i culti pagani e quelli cristiani si sono passati il testimone attraverso le pietre, i marmi antichi di secoli intorno alla fonte sotterranea dai leggendari poteri curativi che sgorga dal cuore della montagna. Un luogo che veglia su valle Sant’Angelo, poco distante da Pieve Torina e che è chiuso da più di un anno a causa del sisma. Minacciato da frane che tagliano la strada provinciale e il sentiero d’accesso e da malintenzionati che hanno addirittura rotto una delle grate a protezione della porta d’ingresso per tentare un’intrusione, l’eremo di Sant’Angelo in Prefoglio, detto anche Eremo dei santi, rischia di essere dimenticato.

L’interno visto dalla grata. A sinistra la statua di San Michele, dietro, nella parete rocciosa, si intravedono le colonne di marmo che circondano l’ara. Al centro l’altare ricavato da un sarcofago romano

«È pieno di curiosi, di persone maleducate – dice don Candido Pelosi, parroco, custode da oltre 50 anni dell’eremo -. Anche in passato ricordo tentativi di entrare, ma nell’ultimo anno sono aumentati. Il campanile è danneggiato ma la parte più lesionata è il muraglione di contenimento. Il muro che va lungo il bosco ha delle crepe molto gravi. Era già stato sistemato dopo il sisma del ‘97 ma in un modo evidentemente errato. Amo questo luogo, amo il mio territorio – dice il parroco – sono le nostre radici ed è uno dei luoghi più preziosi che abbiamo». I soldi per sistemare la struttura (la chiesa in sé non ha gravi danni perché è su uno scoglio, a ridosso del monte, ndr), ci sono. «Circa 300mila euro – dice il sindaco Alessandro Gentilucci – che il Comune ha ottenuto nel piano delle opere pubbliche. Ma abbiamo sollecitato per gli interventi che riguardano i dissesti geologici».

Lo smottamento lungo il sentiero d’accesso all’eremo

Uno dei piloni della ringhiera ha ruotato a causa della scossa del 30 ottobre

A venire giù con il sisma del 30 ottobre 2016 è stata parte della strada provinciale che affaccia sull’argine del torrente Sant’Angelo e anche il versante di terra che sovrasta il sentiero di accesso. Il dissesto è visibile anche lungo il sentiero, con il terreno che si è notevolmente abbassato. Arrivati alla chiesa, una via percorre il muraglione lesionato. I danni sono evidenti: alcuni piloni della ringhiera sono ruotati su se stessi, ci sono smottamenti e crepe. Dove non è arrivato il sisma, ci ha pensato l’uomo. Una finestrella è stata spaccata e la grata che riveste l’ingresso è stata rotta all’altezza della maniglia. Accanto alla chiesa c’è anche un altro annesso, aperto e vuoto, con accanto un pozzetto e una fonte che al momento non funzionano.

Le leggende che circondano l’eremo affondano le radici nella storia della comunità locale. Forse santuario dedicato a Cupra, dea antichissima dei Piceni (a suggerirlo, secondo alcune fonti, la presenza di una fonte sacra e la vicinanza con altri antichi luoghi di culto), il complesso di Sant’Angelo in Prefoglio è ricco di sovrapposizioni e reperti. Non frutto di casualità ma che indicherebbero invece un insieme coerente di sovrapposizioni. A sorreggere l’altare un sarcofago romano recuperato dallo stesso Pelosi. Probabilmente di un bambino, date le piccole dimensioni delle ossa trovate al suo interno. Dietro la statua di San Michele si apre poi un arco dove quattro colonne in marmo cipollino circondano un’ara molto antica, testimonianza dei culti precristiani. Dietro ancora l’accesso a una grotta che procederebbe nel cuore della montagna e da cui, anche a memoria del parroco, si sono sprigionate potenti inondazioni che hanno messo sottosopra i bancali e infangato la chiesa. L’eremo prende poi il suo soprannome “Dei santi” dalla leggenda che vuole gli apostoli Pietro e Paolo di passaggio nella zona. Chi crede nel potere del luogo, prima del sisma, veniva per raccogliere l’acqua che si deposita in una vaschetta o per appoggiare la schiena dolorante sulle colonne umide, che hanno la nomea di essere terapeutiche. Ma il tesoro dell’eremo è anche geologico (dato che sul fondo si apre una grotta mai del tutto esplorata) e biologico. Popolata da piccole creature come farfalle e pipistrelli, la chiesa nella parte che si unisce alla montagna è anche la casa del geotritone, anfibio particolare quanto raro.

Lesioni al muraglione di contenimento

Il pozzetto esterno

L’eremo si sviluppa accanto alla parete rocciosa. All’interno l’architettura e la montagna si legano fino all’accesso della grotta

Le crepe lungo il sentiero, coperte da fogliame

L’annesso all’eremo

I danni al campanile

La grata sulla porta rotta

Lesioni del sisma

I lavori sulla strada provinciale sottostante

La finestra rotta

 

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