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Un bacino idrico a Castelsantangelo,
per rilanciare l’Alto Nera

SISMA - Cia Marche ha presentato il progetto che può aiutare gli allevatori e far crescere il turismo
giovedì 7 dicembre 2017 - Ore 21:33 - caricamento letture
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Un momento della presentazione del progetto

 

Far rinascere il territorio dell’Alto Nera devastato dal terremoto. Con questo obiettivo la Cia Marche ha presentato un progetto di rilancio dell’area, che risponde a due precise finalità: acqua per gli allevamenti al pascolo in alta quota e l’ideazione di un bacino di raccolta in una zona dove le ripetute scosse sismiche hanno modificato l’assetto idrogeologico, togliendo risorse idriche a molte delle fonti montane. Il progetto, supportato da Copagri Marche e dal comune di Castelsantangelo, è stato presentato ad Ancona, nella sede della Regione, alla presenza, tra gli altri, del sindaco Mauro Falcucci e dell’assessore Angelo Sciapichetti.
«Siamo orgogliosi di poter presentare un piano che vuole risollevare una parte del nostro territorio martoriato da una serie di eventi sismici e metereologici che si sono abbattuti su di noi in modo davvero drammatico e inedito – ha spiegato la presidente di Cia Marche, Mirella Gattari -. Farlo oggi, dopo la nuova scossa di domenica notte, ci consente di portare un’ulteriore e necessaria boccata d’ossigeno alla speranza, alla tenacia di un popolo attaccato al territorio e alle proprie radici, elementi necessari per continuare ad avere una zona montana ancora viva». Il piano prevede la creazione di un bacino d’acqua con una portata da 20mila metri cubi a 1.765 metri di quota proprio a Castelsantangelo. «Lo studio di fattibilità – ha detto l’architetto Andrea Prosperi, uno dei tecnici che vi ha lavorato con il geologo Pierpaolo Rinaldelli e il geometra Mauro Gagliardini – mostra che il progetto ha un impatto ambientale minimo, seguendo la morfologia naturale dell’area e sfruttando una fonte situata 30 metri al di sopra del bacino, con l’acqua che lo alimenterebbe in caduta».
Una soluzione capace di restituire la funzionalità del pascolo al territorio, evitando gli enormi disagi che gli allevatori hanno patito durante l’estate. In più, la realizzazione dell’invaso può garantire un valido presidio antincendio, oltre a potenziare gli impianti sciistici esistenti con innevamento artificiale. Ha aggiunto Mirella Gattari: «Vorrei evidenziare che questo bacino ridona la funzionalità del pascolo ad alta quota, condizione necessaria non solo per gli allevatori che hanno trascorso il periodo estivo a bordo dei propri pick up a trasportare acqua ad alta quota, per soddisfare le naturali necessità del bestiame, ma alla manutenzione del territorio. Infatti senza la presenza costante degli allevatori e del loro bestiame sulle nostre montagne non potremmo avere il panorama curato di oggi, lasciando spazio a sterpaglie alte e paesaggi selvaggi e  poco ospitali, con tutti i rischi idrogeologici connessi. Inoltre il turismo che potrà generare l’innevamento artificiale, porterà vantaggi concreti non solo agli allevatori, che vedranno consumati nei ristoranti i loro agnelli e le loro caciotte, ma darà nuova vita a tutte le attività commerciali del posto».

 

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