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Muccia, il giorno delle 52 chiavi
Sciapichetti: «I sindaci lavorano h24
E uno per questo l’hanno licenziato»

SISMA - Inaugurato il villaggio delle casette questa mattina. Un traguardo che riporta nel piccolo centro tanti sfollati. Altre 28 abitazioni in arrivo prima di Natale. L'assessore regionale ha parlato anche del grande impegno dei primi cittadini, citando il caso di uno di loro, del Maceratese, che ha perso il posto «causa terremoto». Privacy sul nome: «E' una vicenda dolorosa»
giovedì 7 dicembre 2017 - Ore 17:52 - caricamento letture
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La famiglia di Sergio Mancinelli, con il più piccolo dei figli prende le chiavi

 

 

dall’inviato Maurizio Verdenelli

Il dono di Natale per Tiago è una casetta tutta nuova. Il più piccolo dei Mancinelli ha appena un anno, è un bambino bellissimo con quella cuffietta di lana spessa che ricorda il copricapo delle popolazioni dell’America Latina. Tiago è nato, segnala il padre Sergio, un mese dopo la botta grossa di ottobre: è stato il più giovane sfollato del cratere sismico e da oggi assieme alla sua famiglia di sei persone (genitori, nonni, e fratellini) lo è tra coloro che sono rientrati in una casetta, 80 metri quadrati, costruita insieme ad altre 51 a Muccia, a Pian di Giove (già di proprietà Varnelli). Realizzate tutte ingaggiando una frenetica «corsa contro il tempo» dichiara l’assessore regionale Angelo Sciapichetti. Il quale oggi a mezzogiorno mentre le macchine asfaltavano ancora il viale d’accesso al nuovo villaggio, ha ‘benedetto’ laicamente la più cospicua consegna di Sae del dopo sisma marchigiano. Anche don Gianni Preziotti stava sul punto di benedire l’alloggio del primo assegnatario, in ordine di tempo. Fermato giusto in tempo per evitare un incidente ‘internazionale’ – ha sottolineato Baroni. Di fede islamica è infatti la famiglia Ramadan, muccese da nove anni. «Prima abitavamo a Pievetorina, siamo originari della Macedonia» dice il capofamiglia usando cortese fermezza nei confronti del cronista che chiede maggiori dettagli sui nomi: «Basta solo: Ramadan, grazie». Al suo fianco, la moglie col tradizionale copricapo, non parla.

Per Muccia davvero una «giornata particolare» dice Sciapichetti – “Il mio Angelo” lo definisce Baroni – in attesa di San Ginesio e Gualdo, dopodomani, mentre a Pieve Torina 26 casette sono state consegnate nella stessa mattinata: «Centoventi residenti tornano a casa. Non è stato facile: avevano consegnato le aree urbanizzate da agosto a settembre, ma i cantieri non sempre sono risultati affollati». «Niente polemiche, però, solo un grande ringraziamento a tutti: al consorzio Cns, ai lavoratori, con particolare riferimento al geometra Danilo Massei (applausi, ndr) che si sta riprendendo dal grave incidente stradale occorsogli mentre si precipitava da un cantiere all’altro». Baroni ha ringraziato anche Nicola Palanca che ha curato la messa in opera dei prefabbricati, tutti di color giallo (toscano sarebbe da dire rispetto al rosa marchigiano): «Le Sae sono prontissime per essere abitate, le utenze, a cominciare da Enel, sono state attivate. Tuttavia entro stasera non più di trenta famiglie l’abiteranno, il resto a brevissimo». Alla cerimonia di consegna delle chiavi, un altro dono di Natale: una chiesetta prefabbricata – ha annunciato a nome del consorzio, Alessandro Inna – che verrà realizzata a lavori finiti. «Prima di Natale, altre 28 casette verranno consegnate ancora a Pian di Giove» è infine la promessa di Baroni. L’ing. Paolo Sabbatini (Erap): «Sono di varie metrature: 40, 60 ed 80 metri quadri. Sette sono già abitate a Costafiore, entro gennaio l’intero lotto di 164/168 prefabbricati previsti per Muccia sarà realizzato interamente con la conclusione anche del cantiere in contrada Varano».

E’ il giorno del ‘ringraziamento’ anche se non c’è nessun tacchino a troneggiare sui tavoli allestiti per un buffet, a cura della ditta Carnevali, sensibilmente più ricco di quella della settimana scorsa che ha ‘bagnato’ l’avvio del centro commerciale ‘Il Punto’ adiacente e già piuttosto frequentato. Per Sciapichetti è pure e soprattutto l’occasione per tessere l’elogio a quegli oscuri eroi che, in situazioni così drammatiche, sono i sindaci: «Lavorano 24 ore, si prendono quotidianamente un sacco d’insulti e talvolta vanno incontro a problemi giudiziari, senza colpe personali, perché in emergenza tutto è possibile nel groviglio delle leggi ordinarie. Inoltre non hanno una giusta retribuzione e sono così costretti ad andare avanti con l’occupazione pre-sisma mentre incombenze e responsabilità si sono centuplicate, a dir poco. Ed è successo ad un bravissimo primo cittadino della provincia maceratese, di perdere il posto di lavoro». Scusi, Sciapichetti, chi è il sindaco licenziato ‘causa terremoto’? «Privacy, privacy: è una vicenda dolorosa». Alla quale ci auguriamo il Gul (Giudice del lavoro) peraltro venga interessato.

Non siamo a San Ginesio, ma oggi a Muccia si è celebrato la ‘festa del ritorno degli esuli’. Vengono (circa 20 su 40) dall’alloggio del beato Riziero, da centri vicini e dalla costa. Giovani, rarissime le eccezioni, non si sono viste attorno al tavolo ‘delle 52 chiavi’. Maria ritorna da Capolapiaggia con il marito Mario Strappaveccia: «Un anno in montagna, piuttosto isolati…» dice senza lamentarsi. La signora Ebe: «Io ho abitato a Castelraimondo: da sola ma la cittadina è viva». Ha vissuto a Porto Recanati per quattro mesi, Benito Alberto: «Che nostalgia del mio paese. Ero a Muccia due volte la settimana. Arrivavo in pullman: restavo due ore e poi rientravo al mare. Al paese non c’era quasi più nessuno, ma per me bastava così». Tra le prime ad entrare nella Sae Pina Carbonetti (foto), anche per lei un ‘esilio’ non facile. Anche il consigliere comunale Stefano Antonelli, capo officina Lancia presso il concessionario Menchi, tra gli assegnatari. Dopo aver abbandonato la restaurata palazzina di famiglia sulla piazza di Muccia, ha vissuto sull’altopiano, a Dignano facendo il pendolare ogni giorno con Macerata. Nessuna assegnazione per Mario Baroni, ieri ugualmente felice in un soprabito color cammello nuovissimo.

Un giorno ‘particolare’ soleggiato ad attenuare la temperatura rigida e a rendere meno cupo l’avanzare della neve dalle montagne vicine. Ma dal Villaggio della Speranza, il fango lentamente si sta ritirando sotto l’incedere delle macchine movimento terra e le piantine delle nuove aiuole in primavera cresceranno. Tra le 52 Sae niente ‘fiorellini’ presi ad esempio dal governatore Luca Ceriscioli ad indicare la difficoltà di poter essere puntuali su tutto nella ‘corsa contro il tempo’ e ‘contro’ il Generale Inverno. E ci sono ancora recinzioni di plastica rossa da cantiere edile a separare il Villaggio dal resto. Ma, oggi, i lampioni del nuovo quartiere ‘fuori le mura’ (“Erano campi coltivati” rammenta una signora del posto) daranno nuova luce, e si spera un motivo di allegria a distanza di due inverni, gli addobbi luminosi ispirati al natale, lampada dopo lampada. Si commuove un po’ il ‘sindaco’ del terremoto’ (del 97), il serravallese Venanzo Ronchetti sul licenziamento del collega: «A me e soprattutto alle Poste, dove lavoravo, il sottosegretario alla Protezione Civile Franco Barberi impose un periodo d’aspettativa». Poi ricordando un titolo di giornale di vent’anni fa: «La ‘maglia rosa della Ricostruzione che Serravalle di Chienti meritò allora, va oggi a Muccia e Pieve Torina. La montagna maceratese torna a vivere». Tra i tanti ad affollare con un po’ serenità finalmente, i candidi tavoli del buffet, ecco la voce di don Gianni: «Al Beato Rizzerio il pranzo è pronto».

Brindisi tra il sindaco Baroni, il direttore lavori, i tecnici delle ditte che hanno lavorato nel cantiere Pian Di Giove

la benedizione di don Gianni Fabbrizi

Il sindaco di Muccia Mario Baroni con l’assessore regionale Angelo Sciapichetti

Le chiavi delle Sae in attesa di essere consegnate

L’inviato Maurizio Verdenelli con l’ex sindaco di Serravalle Venanzo Ronchetti

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