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Appalti truccati per favorire alcune ditte,
l’Asur chiede danni per 25 milioni

SANITA' – La somma è stampata sull’atto di costituzione di parte civile presentato dall’azienda sanitaria nell’ambito dell’inchiesta che potrebbe portare sul banco degli imputati 8 persone, accusate dalla procura di aver favorito determinate imprese per l’aggiudicazione di appalti in strutture legate al mondo ospedaliero
mercoledì 6 dicembre 2017 - Ore 19:03 - caricamento letture
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Il tribunale

 

 

di Federica Serfilippi

Giro di presunti appalti truccati all’Asur, l’azienda sanitaria chiede un risarcimento danni del valore di 25 milioni di euro. È questa la somma contenuta nell’atto di costituzione di parte civile presentata qualche giorno fa dall’avvocato Cristiana Pesarini durante l’udienza preliminare che potrebbe portare alla sbarra 8 indagati, tra dipendenti Asur e imprenditori, accusati si aver creato un cartello di imprese e appalti studiati a tavolino per favorire alcune ditte operanti nel mondo edile ed elettrico. In cambio della commessa ottenuta, ci sarebbero stati favori come viaggi all’estero pagati, biglietti per eventi, cene luculliane e lavori edili gratis in abitazioni private. L’udienza è stata rinviata al 20 febbraio. In quella data, il gup Paola Moscaroli deciderà sia sulla legittimità della costituzione di parte civile, sia sul rinvio a giudizio chiesto dal pm Paolo Gubinelli per gli 8 indagati. A vario titolo, la procura contesta l’associazione a delinquere, turbativa d’asta, falso in atto pubblico, corruzione, truffa e soppressione di atti. Il tutto si sarebbe verificato tra il 2010 e il 2012. Una trentina le gare d’appalto su cui si è concentrata la procura durante le indagini effettuate dalla Guardia di Finanza. La ditta che, secondo l’accusa, più di tutte avrebbe beneficiato dell’“aiutino”  sarebbe stata la Edilcost di Luigi Catalano, impresa edile fallita. Era stato lui, due anni fa, assieme ai dipendenti Asur Alessandro Santini e Antonio Tonti ad essere destinatario del provvedimenti di sequestro firmato dal gip che aveva messo sotto chiave beni per 400 mila euro. A processo potrebbero finire anche altri 5 imprenditori, tutti vertici di società edili, idrauliche e tecnologiche.

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