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La Cattedrale ferita dal sisma
riapre per accogliere il nuovo Arcivescovo
«Pronto a rimboccarmi le maniche» (Foto)

FERMO - Oltre mille presenti alla messa in Duomo che dà il via al mandato episcopale di monsignor Rocco Pennacchio nell'Arciciocesi più grande delle Marche. Abbraccio fraterno con il suo predecessore, monsignor Luigi Conti.
sabato 2 dicembre 2017 - Ore 19:53 - caricamento letture
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L’ABBRACCIO tra il nuovo vescovo Rocco Pennacchio e il suo precedessore monsignor Luigi Conti

 

di Nunzia Eleuteri e Paolo Paoletti

(foto di Simone Corazza)

 

La mano di Mons. Rocco Pennacchio impugna la penna e firma il documento ufficiale tra gli applausi degli oltre mille presenti all’interno della cattedrale. Sono le 17.28 quando ha inizio, con la firma ufficiale, il mandato episcopale del nuovo Arcivescovo di Fermo. In realtà la prima messa presieduta dal nuovo Arcivescovo è stata quella di ieri sera, a sorpresa, nella chiesa di San Domenico, tra lo stupore dei fedeli (leggi l’articolo). Il Duomo riaperto dopo le ferite del sisma, ancora visibili nella navate laterali, è tornato ad essere la chiesa ‘madre’ dell’Arcidiocesi più grande delle Marche che interessa anche le province di Macerata (con ben 13 comuni) ed Ascoli.

Mons. Rocco ha raggiunto la cattedrale a piedi dal teatro dell’Aquila dove poco prima, alle 15, aveva incontrato le istituzioni (leggi l’articolo). “Vengo da una regione, la Basilicata, abituata a rinascere continuamente e dove normalmente ci rimbocchiamo le maniche. Sono pronto a farlo anche qui – ha detto ai giornalisti al suo arrivo al Teatro dell’Aquila -. Sono convinto che le virtù e i valori di questo popolo siano il supporto necessario per rinascere, anche dalle macerie del terremoto. Io da parte mia ce la metterò tutta e farò la mia parte per quello che riguarda la Chiesa”.

Il suo ingresso dalla navata centrale verso l’altare è culminato nell’abbraccio fraterno con il suo predecessore, Mons. Luigi Conti. Un passaggio di testimone alla guida di una comunità che ha accolto con grande calore il nuovo pastore. Oltre ai sindaci e ai vertici delle istituzioni, presenti in cattedrale anche i rappresentanti delle parrocchie, un gruppo di malati e disabili, presbiteri, sacerdoti e vescovi, e 250 persone arrivate da Matera per salutare il loro ‘don Rocco’ e affidarlo alla comunità fermana.

Don Giordano Trapasso ha accolto i fedeli prima dell’inizio della funzione religiosa: “Il nostro ringraziamento alle forze dell’ordine che vegliano su noi in questo giorno speciale, grazie al sindaco e al Comune per il teatro e per l’organizzazione. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile la riapertura della Cattedrale e un grazie speciale al gruppo di rifugiati ospitati al seminario di Fermo che hanno lavorato con imbianchini e manovali per questo momento così importante per la nostra comunità.  Riprendiamo il cammino con Mons. Rocco Pennacchio nell’annunciare il Vangelo in questa Diocesi a servizio degli uomini” ha concluso.

Una cerimonia solenne e al contempo contraddistinta dal grande carisma di Rocco Pennacchio. Durante l’omelia il nuovo vescovo ha infatti spiegato quello che sarà il suo impegno alla guida dell’Arcidiocesi: “Sappiamo bene nella vita di tutti i giorni che, quando si attende il ritorno di una persona cara, l’incertezza dell’ora in cui verrà non genera paura o timore, semmai spinge ad essere più attenti, a non distrarsi; in una parola ad essere vigilanti e questa è la virtù che il Vangelo di oggi suggerisce ai cristiani. L’Avvento quindi non si può vivere passivamente. Gesù ci invita ad essere scrupolosi, a non lasciarci andare. A cercare il senso profondo di ciò che ci accade intorno, ad esercitare la virtù del discernimento. Ci è chiesto di meditare, di collegare ciò che accade con la parola che ascoltiamo, solo così possiamo scorgere la presenza di Dio nella nostra vita e intuire dove egli vuole condurci”.

Mons. Rocco ha poi aggiunto:”La nostra storia è storia di salvezza, perciò ogni accadimento ci parla di Cristo e ci orienta a lui. Non lasciamo che passi inosservato. Il cristiano non evade dal presente. Non cerca distrazioni o sballi per non pensarci. Anzi considera la quotidianità che, a volte, può essere ripetitiva e monotona, come il luogo ordinario in cui il Signore ci rende Santi. Sarebbe un’offesa alla nostra dignità di persone umane, create a immagine di Dio, non esercitare il dono dell’intelligenza e lasciarci andare vivendo incoscientemente. Un altro rischio è una sorta di fatalismo narcotizzato che ci fa subire ciò che accade, puntualmente contrapposto al fanatismo di chi vede sistematicamente addensarsi all’orizzonte un futuro apocalittico. Entrambi questi atteggiamenti non sono produttivi, perché non si cimentano con la bellezza e la fatica del vivere qui e ora, in questo tempo, che è tempo di grazia”.

Da qui il messaggio ai fedeli: “Non camminiamo nel buio, non attendiamo uno sconosciuto. Gesù è venuto ed è rimasto in mezzo a noi. Perciò abbiamo bisogno di approssimarci a lui continuamente, di attendere lui, di fuggire la tentazione dell’autosufficienza, di scoprire quanto sia bello vivere in comunione con lui. Sbaglia chi è nostalgico dei tempi andati come se oggi il Signore fosse assente. Gesù ci chiede di non lasciarci sfuggire la vita, di non perdere di vista le tante occasioni che abbiamo per incontrarlo in ciò che facciamo e per farlo sempre meglio. L’Avvento è un tempo propizio per chiederci, con un esame di coscienza, come abbiamo trascorso e valorizzato il tempo che Dio ci ha donato. Non siamo quindi spaventati, non siamo pessimisti, di fronte a quello che accade nel mondo e nella storia, ma attenti e impegnati per il regno che avanza e ci prepara all’incontro con il Signore. Gioioso perché a lungo desiderato. Sia questo il nostro impegno in questo nuovo inizio del mio ministero qui a Fermo“.

 

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