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Antichi egizi nel Maceratese:
il culto di Iside nella storia pagana
del Santissimo Crocifisso di Treia

MISTERI - Grazie ai traffici commerciali del Mediterraneo il culto della dea dilagò anche nel territorio dell'odierna provincia dove si fuse con il trittico di dee madri Sibilla - Cupra - Bona. Il santuario potrebbe rappresentare un luogo di spiritualità come testimoniano i resti conservati nel museo archeologico della città del bracciale
martedì 14 novembre 2017 - Ore 10:50 - caricamento letture
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Il Santuario del Santissimo Crocifisso a Treia (foto Pro Loco)

 

di Marco Ribechi

Antichi culti egizi e storia perduta delle Marche, il mistero si nasconde al Santissimo Crocifisso di Treia. Attorno al Santuario della città maceratese sembrano ruotare ipotesi sul culto di Iside, una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mediterraneo, simbolo di sposa, madre e protettrice dei naviganti la cui figura dilagò in tutto l’impero romano. Avvicinata a divinità romane legate alle acque, il suo ingresso nelle Marche può essere stato favorito dalla presenza di culti già dedicati a figure femminili come la dea Cupra e la dea Bona (per un approfondimento sulla dea Bona leggi l’articolo). A seconda dei luoghi Iside infatti veniva identificata come Regina (Recina), Victrix e Invicta (Ascoli), Fortuna (Fano). La città di Trea nasce in epoca romana su un pianoro che si estende sulla diramazione della via Flaminia che da Septempeda conduceva per Auximum ad Ancona. Della struttura oggi restano le rovine della cinta muraria in corrispondenza proprio della porta Ovest del Santuario del Santissimo Crocifisso. Secondo alcuni studiosi il luogo era di notevole importanza nella tradizione antica locale. Già nel XVI e XVII secolo, tra i vari ritrovamenti archeologici nell’area del convento, fu rinvenuta una testa di Giove Capitolino e una figura femminile inizialmente attribuita a Lucretia Sabina ma poi riconosciuta come immagine di Serapide, divinità associata a Giove Sole che era stata scelta dal multietnico impero egiziano per mediare tra culti politeisti e monoteisti. La sua presenza potrebbe essere in relazione con le altre divinità orientali nelle Marche (Attis a Osimo, Mithra a Fano), ma di certo il suo culto è attestato a Treia.

La testa di Serapide conservata al museo archeologico di Treia (foto www.mumo.net)

L’ipotesi, non accettata da tutti gli accademici, è che l’area del santuario, così come quella dove sorge l’abbazia di Rambona, fosse in origine un luogo sacro pagano, forse un tempio. Collegando i reperti di natura scultorea e associando le divinità egizie ad altre di origine microasiatica c’è anche chi parla di “Santuario dei culti orientali”. Di fatto prima del XII secolo non si hanno documenti che attestino le vicende storiche di Treia ma sembra che il luogo del Santuario del SS. Crocifisso abbia sempre formato un centro di aggregazione e i frammenti architettonici inglobati nella struttura dell’attuale convento rappresentano una testimonianza indiretta dell’esistenza di una fase della chiesa risalente almeno a prima del IX secolo. Nel 1670 la custodia del SS. Crocifisso passa ai Padri Francescani che, tra alterne vicende politiche ed economiche, riuscirono a compiere una notevole opera di ristrutturazione dell’edificio. Nel 1902 un terribile incendio distrusse l’altare maggiore della chiesa (ma si riuscì a salvare l’immagine del S.S. Crocifisso). Tra il 1905 e il 1910 vengono attivati i lavori di restauro sotto la responsabilità dell’ingegnere Cesare Bazzani di Roma. Il nuovo campanile prevede una facciata destinata ad accogliere un certo numero di reperti archeologici e, in due nicchie ricavate appositamente, due statue di marmo verde di stile greco-egizio, tutti i frammenti sono in pietra egiziana provenienti da botteghe egiziane (gli originali oggi conservati nel Museo di Treia). A proposito della pratica di un culto egizio a Treia nel 1725 fu scoperta anche una sepoltura nel basamento del campanile della vecchia pieve. Giuseppina Capriotti Vittozzi, forse la prima egittologa che si è interessata specificamente a Treia e alle influenze egizie nelle Marche, affermò: “L’innesto di pratiche orientali nella civiltà Italica non deve essere preso come un fenomeno superficiale e transitorio, ma anzi come un importante e significativo passaggio antropologico e culturale della storia della penisola”.

Due statue egizie in diorite ritrovate a Treia. A sinistra una statua maschile regale acefala mentre a destra una statua di una sacerdotessa o regina

Con la fondazione del porto di Ancona da parte dei Greci provenienti da Delo, le vie marittime di comunicazione interessarono Taranto, Alessandria d’Egitto e Rodi con scambi commerciali che riguardavano ad esempio l’industria vetraria. Un tempio che dominava il porto (e sulle cui fondamenta sorge oggi la cattedrale di San Ciriaco) sembra fosse dedicato ad Afrodite Euploia, divinità protettrice della navigazione e il cui culto è originario del Mediterraneo orientale. Tale divinità poteva essere collegata con altre figure femminili benefiche quali Iside Pelagia o Iside Euploia. Un altro polo importante tra Egitto e le civiltà italiche era Aquileia: sull’asse Ancona-Aquileia i culti si diffusero sul territorio marchigiano (Ascoli Piceno, Tronzano, Fabriano, Osimo, Cagli, Castelbellino, Castelfidardo, Cupra Marittima, Fano, Pesaro). Nell’area dell’antica Cupra Marittima sembra si trovasse un tempio dedicato alla dea Cupra, figura poco conosciuta e che per alcuni identificabile con la dea Bona, ma più probabilmente parte di un trittico Cupra-Bona-Sibilla (leggi l’articolo). La dea Cupra potrebbe invece essere una versione locale di Afrodite (uno dei cui epiteti era Cypria), simbolo femminile e materno. Nella zona di Cupra Marittima è stata rinvenuta una mano che porta avvolta al polso un serpente, reperto oggi scomparso ma attestato da Colucci e da Colonna. Il serpente avvolto intorno alla mano è tipico della dea Bona ma si ritrova anche in alcune immagini di Iside. Queste tre dee avevano capacità guaritrici, un dettaglio che rafforza l’ipotesi che il santuario di Rambona fosse un luogo di pellegrinaggio a scopi taumaturgici in epoca pagana e che lo stesso Sant’Amico ne continuò la tradizione in epoca cristiana (leggi l’articolo).

Il gruppo The X-Plan durante le ricerche all’Accademia georgica di Treia

I siti marchigiani che hanno rivelato testimonianza di culti egizi sono per lo più dislocati lungo le valli che dall’Appennino si aprono verso il mare, e non lungo le coste come si potrebbe pensare se si accetta il porto di Ancona come “ponte di accesso” tra l’Oriente e l’entroterra italico. L’acqua era un elemento essenziale per gli antichi culti pagani legati alla fertilità ma anche alla taumaturgia: così la dea Cupra e la dea Bona venivano venerate in località marchigiane dove si trovano sorgenti termali: grotte, cavità, fossi. I santuari dedicati a questo genere di culti avevano una funzione mediatrice e favorivano la stratificazione culturale e il sincretismo, dimostrando una continuità eccezionale nel tempo attraverso l’epoca cristiana. Fin dalla più antica documentazione sul sito del SS. Crocifisso viene attestata la presenza di una grande quantità d’acqua, oltre ad un sistema sotterraneo di canali e tubature che farebbero pensare all’esistenza nell’antichità di bagni pubblici o terme. L’importanza dell’acqua nei rituali egizi è attestata da più parti: le cripte potevano essere usate per un “battesimo osiriaco” e per imitare le piene del Nilo tramite tubi che affioravano dal soffitto e che potevano inondare la stanza sotterranea in determinati momenti dell’anno (in relazione a piogge o alluvioni).

Il muro preesistente

Quando nel XVII secolo i Francescani costruirono l’abside della chiesa a Ovest avvenne il ritrovamento, sopra menzionato, di un muro preesistente di tre piedi. Il muro fu usato come fondamenta e quindi la parte Ovest del convento potrebbe poggiare sui resti dell’area templare costituita da diversi ambienti o corti, al centro delle quali stava il tempio vero e proprio che avrebbe conosciuto il suo apice intorno al II sec e.v. In seguito sembra che l’Imperatore Costantino fosse transitato per Treia durante uno dei suoi viaggi dalla Capitale a Milano (nel 313, anno del suo famoso editto e per stabilire le nozze di sua sorella Costanza con Licinio, oppure nel 326) e ordinò l’abolizione di ogni memoria pagana. I Treiesi, già all’epoca di Costantino convertiti al Cristianesimo, avrebbero aderito agli ordini imperiali con zelo. Le memorie egizie furono quindi sostituite con il culto del SS. Crocifisso, abbracciato nel 328 dopo la scoperta dell’Imperatrice Elena a Gerusalemme della santa croce. Il tempio di Treia venne restaurato, abbellito e dedicato al Redentore Crocifisso.

 

 

Lago di Pilato x planQuesto articolo è stato scritto in collaborazione con il gruppo di ricerca The X Plan. Per leggere la cronaca integrale della loro escursione clicca qui.

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