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Il grande inganno dell’accoglienza
“Troppi migranti in città,
un business contro l’integrazione”

MACERATA - Il consigliere comunale Andrea Marchiori analizza la situazione e pone alcuni interrogativi. "Sono 373 nel nostro capoluogo quando dovrebbero essere al massimo 139. E la maggior parte di loro non ha i requisiti per ottenere asilo, che fine fa chi esce dai programmi ministeriali? I progetti 'Macerata Accoglie e 'Mosaico' che vedono il Comune ente affidatario e il Gus gestore prevedono 110 persone da inserire, per un totale di circa 5 milioni di euro in tre anni"
giovedì 2 novembre 2017 - Ore 20:48 - caricamento letture
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Alcuni richiedenti asilo a Macerata

 

Andrea Marchiori

 

Un esercito di migranti che esce dai progetti di integrazione, per rimanere in un pericoloso limbo al limite della legalità. Un fiume di soldi pubblici che entra nelle casse di poche onlus. “Il grande inganno dell’accoglienza”, “un business incomprensibile”, secondo il consigliere d’opposizione di Macerata Andrea Marchiori.  L’esponente di Forza Italia mette nel mirino i progetti ministeriali che in questi anni hanno coinvolto gli enti locali e le associazioni nella gestione del fenomeno migratorio, i cosiddetti Sprar. Marchiori parte da un dato. “La stragrande maggioranza degli individui coinvolti nella selezione per beneficiare del percorso di integrazione – spiega – non ha diritto di accesso ai progetti stessi, con la conseguenza che dopo pochi mesi, nelle migliori occasioni, o pochi giorni, vengono estromessi dalle tutele”. Un esempio: i progetti Sprar “Macerata Accoglie” e “Mosaico” che vedono il comune di Macerata quale ente affidatario e il Gus quale gestore (al momento ancora in regime di proroga, fino a che non sarà fatta una nuova gara), prevede un numero complessivo di 110 richiedenti asilo da inserire in un programma triennale (2017-2019) di accoglienza. Per un totale di circa 5 milioni di euro, tra i contributi del ministero (la stragrande maggioranza) e i fondi messi a disposizione dal Comune stesso. Il percorso prevede una serie di attività volte sia all’assistenza alla persona che all’integrazione che richiede evidentemente un tempo di prolungata permanenza. “Purtroppo – continua Marchiori – i dati dicono che troppo spesso i richiedenti asilo non posseggono i requisiti per il riconoscimento dello status sicché vengono esclusi e subito avvicendati con altri aspiranti al fine di non far perdere all’ente gestore il contributo ministeriale. Ma che fine fanno coloro che vengono allontanati? Diventano vagabondi con in tasca un documento di identità e con l’amarezza di aver perso all’improvviso quella forma artificiosa di sostentamento che, evidentemente, poco ha a che fare con l’umana solidarietà”.

Romano Carancini

I numeri parlano da soli. Ad oggi, secondo i dati ufficiali sviscerati da Marchiori, ci sono, solo a Macerata, 373 migranti accolti nei vari progetti. Per 112 è stato negato lo status e ci sono ricorsi amministrativi ancora pendenti, per altri 105 la domanda è in fase di esame. “Quanti di questi potranno inserirsi nei progetti e raggiungere l’obiettivo di una vera integrazione che gli possa garantire un futuro dignitoso nel nostro Paese? –  si chiede il consigliere – Viene, poi, naturale domandarsi perché a Macerata, che non è centro di prima accoglienza, giungono immigrati nei cui confronti non è stato ancora accertato lo status e che, ciononostante, riescono ad inserirsi nei progetti ministeriali di accoglienza. Qui sta il concetto del grande inganno che, peraltro, costa milioni di euro e diventa veramente un business incomprensibile”. Poi c’è un altro aspetto che sottolinea Marchiori, il numero complessivo di migranti che una città delle dimensioni di Macerata potrebbe accogliere. Il piano Morcone, che prende il nome dal prefetto Mario Morcone, capo dipartimento immigrazione del Viminale, a seguito dell’accordo siglato tra Ministero ed Anci, prevede l’inserimento nei comuni di un numero pari 2,5 immigrati per ogni mille abitanti. Macerata dovrebbe accoglierne massimo 139, contro un totale di 373. “Il prefetto Morcone, lo scorso anno, disse: ‘I sindaci non possono decidere quello che gli pare sui migranti. Dobbiamo avere sì rispetto per chi è stato eletto, ma si presta giuramento alla Repubblica italiana e non si può interpretare questo giuramento a seconda della convenienza politica’. Un monito evidentemente rivolto ai sindaci – aggiunge Marchiori -, che non favorivano l’inserimento dei progetti di accoglienza nei propri comuni nel rispetto delle quota suindicata. Ebbene nel nostro Comune il rimprovero al sindaco dovrebbe essere mosso a contrario dato che il numero ufficiale censito è di quasi il triplo oltre il limite suggerito. Se, poi, a questi si aggiungono le centinaia di persone che non risultano ufficialmente risiedere nel comune ma che, tuttavia, vi dimorano, si comprende bene come il problema diventi rilevante anche in termini di convivenza e controllo”.

Uno degli ultimi blitz ai giardini Diaz

Ed è proprio con la questione collegata della sicurezza che Marchiori chiude il suo intervento. “Anzitutto – conclude il consigliere – si deve considerare che tutti i migranti che vengono inseriti nei vari progetti di accoglienza hanno diritto ad ottenere immediatamente il documento di identità, sebbene vi sono stati numerosi casi in cui i dati anagrafici rivelati non hanno trovato coincidenza con quelli reali. Successivamente al rilascio dei documenti il Comune procede all’accertamento dell’effettiva permanenza della residenza nel luogo indicato ed in molte occasioni si è appurato che ciò non corrispondeva più in quanto il soggetto aveva, di fatto, abbandonato il progetto di integrazione e con esso la residenza a cui era stato destinato. Un notevole sacrificio di energie da parte del personale del Comune e del corpo dei vigili urbani, spesso vanificato dalla situazione reale che diventa ingovernabile. A questo punto, tenuto conto dell’evidente presenza sul territorio di immigrati senza meta, che vivono di espedienti, si innesca un enorme lavoro di prevenzione e repressione di crimini da parte di tutte le forze dell’ordine che da molti mesi stanno presidiando in modo encomiabile le zone della città più sensibili. Ma la gestione del fenomeno migratorio ed il corretto funzionamento dei progetti di accoglienza non può essere rimesso al controllo sulle strade da parte delle forze dell’ordine, perché il problema di fondo rimane quello di migliaia di immigrati abbandonati a se stessi”.

(Redazione CM)

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