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“Accogliamoli a casa nostra”,
incontro sull’inclusione dei migranti

MACERATA - L'associazione "Refugees Welcome" celebra il primo anno di attività con una tavola rotonda, l'appuntamento è per domenica alle 10 all'hotel Claudiani
mercoledì 25 ottobre 2017 - Ore 09:15 - caricamento letture
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“Refugees Welcome” celebra il primo anno di attività con una tavola rotonda sulla cultura dell’inclusione. Si intitola “Accogliamoli a casa nostra, buone pratiche di inclusione sociale” l’incontro previsto domenica, alle 10, all’hotel Claudiani di Macerata. La tavola rotonda, che vede la presenza dell’assessore ai servizi sociali di Macerata, Marika Marcolini, e della responsabile Sprar (il sistema di protezione per richiedenti asilo) del Comune Carla Scarponi, è organizzato da “Refugees Welcome” (Associazione impegnata nell’accoglienza/integrazione di migranti) ed è inserito all’interno delle iniziative che celebrano i 25 anni dalla nascita della “Bottega del Commercio Equo Solidale di Macerata”. “Refugees Welcome”, che da un anno è presente anche a Macerata con 10 volontari, condivide con “La Bottega di Macerata” l’attenzione e l’impegno per chi nel mondo fa più fatica, promuovendo un concetto di accoglienza che sia un percorso di dignità e di opportunità di vita. Con questa tavola rotonda si vuole riflettere non tanto sul quanto si accoglie ma sul come si accoglie, su come dare vita a percorsi di inclusione a lungo termine, su come trovare, con una parte di cittadini sensibili al tema, un nuovo modello di ospitalità, di sviluppo sociale ed economico. All’incontro sono state invitate anche associazioni e realtà che stanno accogliendo richiedenti asilo nella nostra provincia per intrecciare le esperienze e condividerle con la città. In questo contesto si parla anche di cosa si intende per integrazione e se questa parola può racchiudere il senso di una cittadinanza alla pari. Tra le domande della tavola rotonda: cosa siamo disposti a mettere in discussione per poter permettere agli accolti di sentirsi maggiormente coinvolti? Riteniamo che la relazione tra diritti e doveri sia sufficiente a costruire un primo piano di confronto? E quantoci si attiva per emancipare le persone migranti e renderle autonome?

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