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Lo scandalo del radiofarmaco F18-FDG

LE INCHIESTE DI CM - E' usato nella medicina nucleare per esami diagnostici di natura oncologica. L'Asur Marche lo paga, per l'Area Vasta di Macerata e provincia, una cifra abnorme (la più alta in Italia) ad una multinazionale che aveva vinto un bando per la durata massima di 13 mesi a partire dal settembre 2014. La fornitura però è in piedi ancora oggi grazie a continue proroghe e nonostante ad agosto un'altra azienda abbia vinto la gara
sabato 14 ottobre 2017 - Ore 17:23 - caricamento letture
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L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito 

Da circa tre anni, a seguito della determina 638 del 25 settembre 2014, l’Unità Operativa di Medicina Nucleare dell’Area Vasta 3 di Macerata dell’Asur Marche si approvvigiona di radiofarmaci, nello specifico il radiofarmaco F18-FDG, dalla società Advanced Accelerator Application Italy s.r.l. (A.A.A.), terminale italiano di una multinazionale americana del farmaco, con sede legale in provincia di Isernia.
Il radiofarmaco in questione – è bene precisarlo subito per capire di quale fascia di utenza stiamo parlando – viene usato nella medicina nucleare, precisamente per gli esami diagnostici di natura oncologica effettuati tramite la PET (Positron Emission Tomography), finalizzati ad evidenziare mappe precise dei processi tumorali all’interno del corpo umano, in pratica a leggere in profondità la collocazione e l’evoluzione dei tumori.
Nella determina 638/2014 era scritto che l’aggiudicazione della fornitura del radiofarmaco F18-FDG era avvenuta sulla base dell’offerta al prezzo più basso e che il relativo appalto avrebbe avuto la durata di sette mesi a partire dal settembre 2014, con possibilità di rinnovo per altri sei mesi. L’importo dell’appalto era pari a 603.255,36 euro, iva esclusa. Nel documento istruttorio allegato alla determina era possibile leggere che la società aggiudicataria (la A.A.A., appunto) acquisiva l’appalto in questione con un’offerta prevedente un prezzo unitario del radiofarmaco in questione pari ad 9,77 euro (iva esclusa).

Ebbene, va qui subito precisato che tale fornitura in capo alla A.A.A., che doveva durare al massimo solo tredici mesi, a seguito di diverse proroghe è stata di fatto prorogata nell’Area Vasta 3 fino ad oggi. Queste proroghe, molto discutibili a livello formale, sono state con certezza fortemente pregiudizievoli rispetto agli interessi della comunità marchigiana e provinciale sotto il profilo economico.
In pratica, grazie a tali assurde proroghe l’Area Vasta 3 di Macerata ha continuato sino ad oggi a rifornirsi del radiofarmaco F18-FDG ad un prezzo unitario di fornitura che è del tutto abnorme, pari, come sopra detto ad € 9,77 (quello al quale la A.A.A. si è aggiudicata la gara del 2014), prezzo che di fatto – tenetevi forte – è il più alto praticato in tutto il territorio nazionale, ove il prezzo unitario medio è pari a circa € 7,00, iva esclusa. E di tale abnormità, che da quasi due anni favorisce la multinazionale A.A.A. e danneggia la collettività, l’Asur Marche, al quale appartiene l’Area Vasta 3 di Macerata, non poteva non essere a conoscenza, in primo luogo perché il Direttore della stessa Area Vasta 3 ne è stato più volte reso edotto per le vie brevi. In secondo luogo perchè lo stesso identico radiofarmaco F18-FDG, fornito questa volta da un altro produttore, viene acquistato dall’Area Vasta 5 di Ascoli Piceno al prezzo unitario di € 4,50, iva esclusa (circa la metà, cioè, di quanto seguita a pagare l’Area Vasta n. 3 di Macerata).

In buona sostanza l’Asur Marche, senza battere ciglio e facendo finta di non accorgersene, paga lo stesso radiofarmaco al prezzo unitario di € 4,50 per l’Area Vasta 5 e al prezzo unitario di € 9,77 (il prezzo unitario più alto pagato nell’intero territorio nazionale, è bene ripeterlo) per l’Area Vasta 3, e continua imperterrita a pagare tale prezzo raddoppiato malgrado l’appalto vinto dalla multinazionale A.A.A. sia abbondantemente scaduto. Che qualcuno voglia favorire a tutti i costi questa multinazionale? Mah, certo che in questa faccenda c’è qualcosa che non va. Se siano stati commessi anche reati lo dirà tuttavia l’autorità giudiziaria, però qualche altro fatto interessante va intanto portato a conoscenza dei lettori.
Il primo è questo: l’Area Vasta 3 di Macerata ha aderito nei primi mesi del 2017 ad una procedura regionale, con stazione appaltante capofila l’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord, relativa alla fornitura di vari prodotti radioisotopici, escludendo però per quanto la riguardava, guarda caso, proprio il prodotto in questione. Come a dire: partecipare ad una gara congiunta per acquistare a prezzi vantaggiosi questo benedetto radiofarmaco F18-FDG non ci interessa affatto, perché noi dell’Area Vasta 3, che siamo furbi, questo prodotto ce l’abbiamo già ad un prezzo favorevolissimo (infatti paghiamo il prezzo più alto d’Italia!).

Seconda circostanza molto interessante da considerare accuratamente. L’Unità Operativa di Medicina Nucleare di Macerata, oltre ad operare in regime di proroga relativamente al prodotto F18-FDG che l’Asur Marche paga il doppio di quanto paga in altre Aree Vaste, utilizza pure un quantitativo abnorme del radiofarmaco in questione. Insomma, abnorme non solo il prezzo, non solo la proroga, ma anche il dosaggio adoperato. Risulta infatti che l’Unità Operativa di Medicina Nucleare di Macerata esegua circa 5-6 esami PET al giorno e per eseguire tali numero di esami acquisti quotidianamente 185 mCi circa (mCi sta per millicurie) del radiofarmaco in questione, mentre invece l’Unità Operativa di Medicina Nucleare di Ascoli Piceno, per eseguire il doppio degli esami PET (cioè 10-12 al giorno), acquista quotidianamente circa 120 mCi. Ciò significa che Macerata, visto che qui siamo sempre più furbi, ordina due terzi del radiofarmaco F18-FDG in più, e sempre al prezzo unitario più alto d’Italia, per eseguire lo stesso numero di esami. Attenzione: la circostanza che la quantità di radiofarmaco utilizzata per ogni esame effettuato tramite PET sia abnorme rispetto al numero di esami eseguiti non è desunta dalla fantasia malata di qualche scribacchino, ma è desunta con certezza dalle linee guida dell’Associazione Italiana Medicina Nucleare. Non a caso, da quello che risulta, il farmaco nel nostro ospedale viene di fatto utilizzato nel dosaggio previsto dalle suddette linee guida, mentre quello in eccesso, che rapidissimamente perde la sua efficacia, viene eliminato come materiale di scarto con le procedure previste.

Ed ecco il terzo fatto rilevante, che ancora di più rende ingiustificato, nonché palesemente illegittimo il regime di proroga in favore della A.A.A.. Con determina 1007 dell’Area Vasta 3 di Macerata del 18 luglio 2017 è stata finalmente indetta, con colpevole ritardo, una nuova procedura di gara per la fornitura del radiofarmaco in questione. Ebbene, questa gara è stata vinta da un’altra società produttrice del radiofarmaco F18-FDG per un prezzo unitario del farmaco pari ad € 4,99, come risulta dalla determina 1153 del 24.8.2017 del Direttore dell’Area Vasta 3. Tale nuova fornitura in capo alla società aggiudicataria avrebbe dovuto aver inizio dal 15 settembre 2017 e durare sino alla fine del mese di dicembre 2017, con possibilità di proroga di un mese. Ciò nonostante, ad oggi, e siamo già a metà ottobre, l’astuta e sfrontata Area Vasta 3 di Macerata continua tranquillamente ad approvvigionarsi dalla multinazionale A.A.A. per il farmaco F18-FDG, sempre al famoso prezzo unitario più alto d’Italia di € 9,77 e non ha ancora nemmeno provveduto a stipulare il relativo contratto con la società neo-aggiudicataria, che invece, come già detto, fornirebbe il farmaco ad un prezzo unitario di aggiudicazione pari a poco più della metà di quello praticato, tuttora in regime di illegittima proroga, dalla A.A.A. (che peraltro, per completare la presa in giro ai danni della collettività maceratese, fornisce il radiofarmaco F18-FDG all’Azienda Ospedaliera Marche Nord al prezzo unitario di € 6,70). Qualcosa, a quanto pare, sta cominciando a muoversi in questi giorni per formalizzare il contratto con la società neoaggiudicataria, ma solo perché la notizia di questa aberrante vicenda ha iniziato a divenire di dominio pubblico.
In definitiva, l’Asur Area Vasta 3 si sta ostinando contro ogni logica ad acquistare il prodotto F18-FDG ad un maggior prezzo (un prezzo assolutamente fuori mercato, e quindi più elevato non solo rispetto a quanto pagato dalla stessa Asur Marche per l’Area Vasta 5 di Ascoli Piceno, ma anche rispetto al prezzo medio unitario praticato in Italia che si aggira intorno ai sette euro) e ad utilizzarlo con modalità anomale, che portano alla necessità di acquistarne una maggiore quantità. La gravità della vicenda si accentua ancora di più in considerazione del fatto che il radiofarmaco in questione è usato per la diagnostica delle malattie oncologiche tramite esame PET, per cui questo balletto di cifre, tutto in favore della multinazionale A.A.A., è effettuato sulla pelle di malati portatori di gravissime patologie.
E non stiamo parlando certo di piccole cifre, visto che i maggiori costi che l’Asur Marche sta sopportando per la paradossale situazione sopra descritta (acquisto del radiofarmaco in sovraprezzo e in eccesso rispetto all’effettivo fabbisogno, per di più in regime di ingiustificata proroga), congegnata da una filiera politica che con tutta evidenza arriva ai grandi e ben remunerati consulenti del governatore Ceriscioli, ammontano ad oltre 300.000 euro l’anno (25.000 euro al mese), per un importo complessivo, a partire dal 2014, di circa un milione di euro di denaro pubblico di fatto sperperato in favore di interessi di natura privatistica. E ciò mentre nella sanità pubblica regionale vengono lesinati i soldi per le disabilità gravi, per le patologie più pesanti, per la cura dei tossicodipendenti.

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