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Un maggiordomo maceratese a Parigi,
il sigaro di Churchill in vetrina

MACERATA - Franco Clementi e il suo reperto "sottratto" al primo ministro inglese nel 1958 protagonisti all'Heritage Day nel palazzo che fu di Paolina Borghese Bonaparte, sorella di Napoleone
giovedì 12 ottobre 2017 - Ore 12:58 - caricamento letture
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La sede diplomatica di inglese in Francia durante l’esposizione

di Maurizio Verdenelli

Un maceratese a Parigi, ‘re’ per un pomeriggio. Sette ore, tremila persone: con Franco (Francois lo chiamava lady Jebb) Clementi, per tre anni maggiordomo all’ambasciata inglese a Parigi, il protagonista è stato il ‘sigaro di Churchill’. Quello stesso che Clementi… sottrasse la sera del 5 novembre 1958 da un anonimo destino di ‘smaltimento’ al palcoscenico di una passerella interminabile il 16 settembre scorso nel corso dell’Heritage day.

Ambasciata di Gran Bretagna a Parigi, Salone Bianco e Oro. Franco Clementi dona a s.e. sir Peter Ricketts il sigaro di sir Winston Churchill

Una cerimonia rituale che ogni anno la sede diplomatica di Sua Maestà Britannica in Francia organizza nel palazzo che fu di Paolina Borghese Bonaparte, sorella di Napoleone. Quest’anno il sigaro, che contiene il dna del vincitore di Adolf Hitler, è stato esposto all’ammirazione di un’autentica folla che, passata al setaccio anti-terrorismo, è sfilata nel bellissimo palazzo in rue du Faubourg de Saint Honorè a duecento metri dall’Eliseo, dove Paolina concedeva ospitalità al marito, il principe Borghese, soltanto ‘a pagamento’ riservandogli una camera al piano inferiore rispetto al suo.  All’Heritage day i visitatori hanno bersagliato di flash il sigaro, o meglio la parte che sir Winston non fumò, conservato in una scatola lignea, ultracentenaria, opera dell’intagliatore maceratese Rasponi (nomen omen) posta al centro di altri due preziosi cimeli. Uno addirittura eccezionale: una partita del tabacco preferito di Napoleone che Paolina aveva conservato nel palazzo venduto a porte chiuse al duca di Wellington.

Guarda l’intervista del 2014

Un trionfo, a Parigi, dottor Clementi…  “Davvero, molto soddisfatto. Cinque giorni magnifici, il mio ‘dono’ è stato molto apprezzato ed è stato un richiamo irresistibile per i parigini. Napoleone e Churchill legati assieme dal tabacco. E questo grazie anche a me…”.

Ci vuole ricordare come andò? “Dunque, il 5 novembre 1958…”

Il prossimo anno sono sessant’anni, ma è sicuro di quella data? “E’ certificata dalla stessa moglie dell’ambasciatore di quegli anni. Alla quale formalmente chiesi quando sir Winston era stato ospite dell’Ambasciata. Lei dopo aver controllato personalmente il libro degli ospiti, mi confermò quella data per il tramite ufficiale di un plico. Churchill era stato invitato, il 6 novembre, a Parigi dall’allora primo ministro Charles De Gaulle per il conferimento della Croce di Lorena…vuol sapere cosa ne penso io?”

Clementi con l’attuale maggiordomo

 

Cosa ne pensa? “Altro che Croce di Lorena meritava da parte di De Gaulle il grande Churchill che aveva salvato la stessa Francia e lo stesso generale! Ma andiamo per ordine. Quando arrivò la Rolls proveniente da Nizza, io ero fuori in rue du Fauborg Saint Honorè insieme con Lord Gladwyn Jebb ad attendere l’illustre ospite. Fui fortunato ed anche molto svelto perché mi precipitai dalla parte dove Churchill sarebbe sceso (avevo visto spuntare le gambe). Indossava un completo grigio o forse marrone, non ricordo bene, e il gilet. Aveva il bastone e prontamente gli porsi il braccio. Che lui afferrò con decisione. Sottobraccio a me, fece i sei scalini dell’ingresso. Alla fine si staccò rivolgendomi un sorriso indimenticabile. Non così si comportò Nikita Kruscev anch’egli ospite, qualche tempo dopo: non guardava in faccia nessuno! Un duro..”

Franco Clementi nel 1959

Andiamo avanti.. “Sir Winston si ritirò in camera sua dove dopo un po’ lo raggiunse Lady Clementine proveniente in aereo da Londra. La cena nella sala bianco ed oro (Lady Clementine era elegantissima nel suo abito di gala scuro) era riservata a quindici persone soltanto con il menù indicato dallo stesso Illustre Ospite, innaffiato dal suo adoratissimo Dom Perignon. Poi gli uomini si ritirarono nel fumoir. Io avevo un piano sin dal primo momento: ‘appropriarmi’ come di una laica reliquia di quello che alla fine della serata sarebbe rimasto del sigaro – Churchill li faceva confezionare e venire direttamente da Cuba. Tutti fumarono sigari e tabacco offerto da Sir Gladwyn Jebb (un europeista convinto che poi divenne deputato a Strasburgo).  Eccetto Lui che lo tirò fuori dal taschino. Mi diressi subito con un candeliere acceso verso sir Winston e lui accese così il sigaro senza mai cessare di tenerlo tra le mani continuando ad aspirarlo con larghe volute di fumo”

Il cofanetto che conserva il sigaro

Lei? “Aspettavo paziente il mio momento. Che alla fine arrivò, quando sir Winston depose il sigaro sul portacenere. La fumata era finita. Mi mossi con rapidità: pulii il portacenere ‘incameramdo’ il residuo di quell’autentico ‘pezzo di storia’, umile quanto si vuole ma che grande riferimento! Lo tenni sempre con me. Dopo aver raccontato il fatto al vostro giornale, ho pensato di …restituirlo alla Gran Bretagna. Aggiungendo un cadeau: il cofanetto di legno di mio nonno Marino, grande invalido della prima guerra mondiale. Allegato il mio contratto d’assunzione come maggiordomo: non volevo che credessero che quella fosse l’operazione di un mitomane! La gratitudine inglese non si è fatta attendere, l’invito dell’Ambasciata all’evento del settembre scorso mentre da Londra mi scriveva il nipote sir Randolph: un bel messaggio con la foto ufficiale del bisnonno Winston”.

La bandierina della Rolls reale

Ritorniamo al novembre di 59 anni fa…? “Poi Churchill e Lady Clementine la mattina dopo si recarono nel vicino Palais Matignon, lui ricette la Croce di Lorena e pranzarono con De Gaulle nel ristorante annesso. In Ambasciata non ritornò più. Fu una visita memorabile quanto quella, successiva, della Regina madre con la figlia Margaret. Anche in quell’occasione riuscii a conquistarmi un prezioso souvenir: la bandierina della Rolls reale che l’autista aveva appena cambiato. Restituita all’Ambasciata anche quella: ora è incorniciata. Altri ricordi? Sì, lo storico summit degli ex Alleati fallito miseramente: l’anno dopo Krusciov fece erigere il Muro a Berlino. Dwight Eisenhower e il primo ministro inglese Harold Mcmillan vollero far colazione nel giardino dell’ex palazzo Bonaparte, lontano dagli sguardi indiscreti: preparavano le loro grandi manovre che avrebbero preceduto la Guerra Fredda vera e propria…”

Un suo bilancio? “Bellissimo. Il nuovo ambasciatore, sir Edward Llweelyn of Steep, già capo di gabinetto di Cameron, è una persona giovane, semplice e molto accogliente. Lui e la sua famiglia non vivono più nelle stanze della Storia ma all’ultimo piano, in un appartamento ricavato dalle mansarde con ascensore. Due unici dispiaceri: constatare che nessuno più del mio tempo è rimasto in Ambasciata…”

Scusi, Clementi, sono passati sessant’anni… “Già, mi è dispiaciuto inoltre vedere il degrado di un bellissimo reperto del secondo secolo avanti cristo, un altare greco-romano, che Lady Jebb aveva fatto restaurare restituendo all’opera il suo candido marmo. Ora è imprigionato dai rami di una pianta e l’impeccabile maggiordomo Ben Newick pur cercando di consolarmi ha dovuto ammettere che appare ora impossibile recuperare al suo antico splendore il reperto amato dall’ambasciatrice”.

Sensazioni finali? “Capisco soltanto adesso che ho 84 anni, gli stessi di Churchill quando venne a Parigi, quel ‘grazie’ da Lui espresso attraverso lo sguardo quando lo aiutai. Io avevo 25 anni e non potevo comprendere appieno quel sorriso di un Grand’Uomo ormai anziano che non riusciva più a superare sei scalini”.

E al ricordo un po’ si commuove, il signor Franco.

Clementi con il cameriere Matteo

La statua di Paolina Bonaparte

 

 

Il ‘sigaro di Churchill’ ritorna a Parigi  Clementi lo dona all’Ambasciata inglese

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