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“Mia mamma Peppina,
voce di una comunità
che non vuole morire”

LO SFOGO a cuore aperto della professoressa Agata Turchetti, già dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Ugo Bassi di Civitanova. E' stata protagonista all’Abbadia di Fiastra del meeting del sindacato Snals Scuola. Ha presentato il suo libro "Le Faglie della Memoria", scritto prima che esplodesse il caso della 95enne sfrattata dalla casette di San Martino di Fiastra. "Tanta amarezza, soprattutto per la politica silente: sarebbe bastato così poco per sistemare tutto. Mi autodenuncio, vado a portare fiori sulla tomba di mio padre in zona rossa"
lunedì 9 ottobre 2017 - Ore 14:08 - caricamento letture
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Agata Turchetti ieri all’Abbadia di Fiastra durante il meeting annuale organizzato dal sindacato Snals Scuola

 

Agata Turchetti

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Matteo Bonvecchi)

Come sta sua madre?
“E’ molto provata. Tuttavia è forte, coraggiosa, tenace. E rispettosa della legge. E’ tornata nel container. Ma da San Martino dov’è rimasta quasi da sola, non intende muoversi, perché è quella la sua terra. L’aveva deciso sin dal momento in cui chiese di ritornarci lasciando casa mia a Civitanova dov’era ospite. Rifiutando io di lasciarla partire aveva chiamato alcuni suoi conoscenti ed era voluta tornare a tutti i costi tra le sue montagne”.

‘Le Faglie della Memoria’, il suo libro come nasce?
“In epoca non sospetta: il caso di mia madre Peppina, non era ancora esploso. Vuol rappresentare la ‘voce’ di una comunità che non vuole morire, quella di San Martino: testimonianze del piccolo popolo di questa frazione di Fiastra quasi totalmente distrutta tra nostalgia del passato e volontà di futuro. Sono raccolte le voci di tutti: bambini, adulti, anziani. Un’identità che rischia comunque di perdersi, data la situazione”.

C’è questo rischio…?
“Elevatissimo. Questo libro vuole essere un cerino acceso nella notte, perché questo bagliore pur tenue rischiari la volontà forte che contrasta ad oggi la condanna che pare presa alla desertificazione delle zone interne maceratesi”.

A chi lo dedica, il suo libro?
“Alla mia gente, a mia madre e alla memoria di mio padre che è stato il faro della mia vita. L’incasso della vendita de ‘Le Faglie della Memoria’ è destinato alla costruzione del muro di cinta del cimitero di San Martino, completamente crollato. A questo proposito voglio qui autodenunciarmi…”

Ci spieghi meglio…
“Tutte le volte che sono a San Martino varco senza remora alcuna la zona rossa nella quale è chiuso il cimitero per recare un fiore sulla tomba di mio padre. Non solo non nutro alcun tentennamento nel superare l’inviolabile area ma non temo neppure che mi cadano addosso le pericolanti colonne dell’entrata del camposanto”.

Scambio di libri tra Maurizio Verdenelli e Agata Turchetti

Tanta amarezza…
“Certamente, sopratutto per la politica silente (testuale ndr) così come è apparsa nel caso di mia madre: eppure sarebbe bastato così poco per sistemare tutto. Ho apprezzamento per il sindaco di Fiastra e per quello di Pieve Torina. Fanno quello che possono. Tuttavia noi cittadini siamo lasciati spesso senza adeguate informazioni. Chi sapeva che Fiastra, e pure Civitanova dove abito, sono in fascia 2 nel rischio sismico? E che le precauzioni a questo proposito talvolta non sono sufficienti? Avevamo completato l’abitazione di famiglia nel luglio 2015 con ogni tipo di salvaguardia: tetto leggero, strutture garantite in caso di terremoto, ma non abbastanza per quello di magnitudo 6.5, esattamente un anno fa. Eppure quel grand’uomo del prof. Emanuele Tondi, già nel 2008 dopo L’Aquila, l’aveva previsto nell’assordante silenzio che n’era purtroppo seguito: la prossima scossa sarà di grande impatto ed avverrà tra sette anni nel Reatino…Così è stato”.

Adesso?
“So che mia sorella scriverà al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani; io invece sto tentando altre strade. Quella del riconoscimento dei diritti civili. Ho un lungo elenco continentale di associazioni che si battono su questo fronte. Il mio riferimento è l’avv. Cesari’.

Un sfogo a cuore aperto quello della professoressa Agata Turchetti, già dirigente scolastico dell’istituto comprensivo ‘Ugo Bassi’ di Civitanova. Agata è stata protagonista ieri pomeriggio all’Abbadia di Fiastra del consueto meeting annuale organizzato dal sindacato Snals Scuola, cui appartiene, per premiare gli iscritti più fedeli.

Per lei tanti applausi a scena aperta, molta commozione nei confronti della collega ‘finita’ molto malvolentieri in prima pagina. Incondizionata condivisione da parte della foltissima platea degli insegnanti, con un’eccezione di uno soltanto che ha ripetutamente protestato perché la vicenda non era all’ordine del giorno. In realtà lo era perché lo Snals, proprio per favorire un dibattito sul dopo terremoto, aveva chiesto all’ex preside civitanovese di presentare il suo bel libro e pure all’avv. Luciano Magnalbò (e a chi scrive) di illustrare un’altra pubblicazione inerente lo stesso tema: ‘Una tragedia dimenticata’. Da parte sua, Magnalbò autore dello scoop del giallo storico (la morte di 14 giovani maceratesi passata sotto silenzio’ nel sisma del 1703) ha annunciato che farà ulteriori ricerche compulsando altri archivi e nuova possibile documentazione.

 

Un intenso pomeriggio quello trascorso all’Abbadia di Fiastra al ristorante Da Rosa, in cui si è parlato criticamente della situazione attuale post sisma (le scosse anche l’altra notte sono tuttavia continuate in provincia). Il segretario provinciale Snals, Ugo Barbi succeduto a Giovanni Bonvecchi, è intervenuto circa i centri maceratesi ‘del cratere’ così come si presentano anche a distanza di un anno dalle scosse maggiori: “Macerie e solitudine sono visibili a tutto, siamo ancora in piena emergenza e non si vede ancora concretamente la presenza dello Stato”. L’incontro era iniziato con la proiezione del filmato ufficiale della ricostruzione post sisma del ’97: una vicenda anche questa drammatica ma purtroppo senza un finale felice perché un altro terremoto, ancora una volta dopo vent’anni, è venuto a distruggere una parte di ciò che era stato rifatto grazie ad una ‘ricetta’ che aveva pur dato buoni frutti. Ricetta purtroppo inascoltata.

 

L’intervento di Luciano Magnalbò

 

 

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