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Auguri Peppina, nonna terremoto:
“Sono fiduciosa,
bisogna esserlo nella vita”

DI NUOVA A CASA - Ieri la partenza da Fiastra, oggi il ritorno e la visita del nipote Alberto in occasione della festa dei nonni. La 95enne in attesa dell'udienza del tribunale del Riesame fissata per venerdì dice: "Sono tanto contenta di essere tornata, speriamo che il giudice si metta una mano sul cuore"
domenica 1 ottobre 2017 - Ore 23:09 - caricamento letture
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Al centro Giuseppa Fattori insieme alla nipote Caterina

Giuseppa Fattori oggi nella sua casetta a San Martino di Fiastra

 

di Federica Nardi

“Mi chiamano tutti nonna, è vero. Ma con l’età che ho potrei essere la bisnonna”. Giuseppa Fattori, 95 anni, parla dalla sua casetta di legno a San Martino di Fiastra, dov’è tornata stamattina di buon’ora dopo che ieri aveva passato tutto il pomeriggio a piangere. Perché aveva dovuto lasciarla, con la scadenza della proroga concessa al sequestro alle porte (poi prorogata di altri 7 giorni dal procuratore). Non appena è arrivata la comunicazione ufficiale alla famiglia, il genero Maurizio Borghetti e la figlia Gabriella Turchetti l’hanno subito riportata a casa sua. “Sono tanto contenta” dice. Anche perché oggi “è venuto mio nipote Alberto a trovarmi”.

Infatti tra poche ore è la festa dei nonni. E per lei, che ormai è per tutti “nonna Peppina”, “nonna terremoto”, sopravvissuta al sisma e simbolo della necessità di smuovere la burocrazia, non poteva certo mancare una visita così gradita. Nei giorni scorsi anche l’altra nipote Caterina era arrivata a Fiastra per sostenerla durante il sit-in organizzato da diverse associazioni per sostenere la causa della famiglia dell’anziana. Perché quella casetta di legno, abusiva in mancanza dell’autorizzazione paesaggistica, è la testimonianza dell’attaccamento di Peppina e della sua famiglia a un luogo piccolo e caro come via Moreggini, a San Martino.

Piccolo e caro come i valori che si rischiano di perdere dopo il terremoto se la burocrazia ostacola la ricostruzione e il ritorno degli abitanti sui Sibillini. La casetta di Peppina era stata costruita senza le necessarie autorizzazioni, poi in parte sanate, tranne quella paesaggistica che non può essere rilasciata a cose fatte. La famiglia aveva deciso di procedere così perché ci vogliono mesi a ottenere certi permessi. E Peppina, nel frattempo, per presidiare la sua casa lesionata, era rimasta caparbiamente a vivere nel container là vicino. Un forno. Il genero allora ha deciso di spendere una piccola fortuna per una casetta da costruire in un terreno proprio accanto, di proprietà della famiglia ed edificabile. Ma poi qualcuno li ha segnalati e da lì l’iter inarrestabile degli eventi, fino all’apposizione dei sigilli due settimane fa. Ora, dopo due settimane di attesa, aspettative, promesse della politica e sconforto, la casetta di Peppina si è ripopolata di affetto e delle cose quotidiane. Perché oltre a concedere la proroga il procuratore ha anche stabilito che anche i visitatori possono di nuovo oltrepassare i sigilli. “Sono stata solo poche ore a casa di mia figlia – racconta oggi Peppina – poi sono tornata. Qui ci ho passato tutta la mia vita in pratica, 75 anni sono tanti”. E per il tribunale che il 6 ottobre ha fissato l’udienza per il riesame del sequestro, accogliendo la richiesta dell’avvocato della famiglia Bruno Pettinari, “speriamo bene – dice l’anziana -. Bisogna essere fiduciosi nella vita. Speriamo che il giudice si metta una mano sul cuore”. Nel frattempo la solidarietà per nonna Peppina, nonna terremoto, ha oltrepassato i confini nazionali. “Mi hanno detto che a Marsiglia hanno creato l’hashtag Je suis Josephine – dice una delle figlie Gabriella – E sono arrivate testimonianze di vicinanza dalla Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo”.

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