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Peppina e gli altri,
sul tavolo due proposte di legge

SISMA E BUROCRAZIA - La consigliera regionale Elena Leonardi (FdI) avanza alcune modifiche: la prima al provvedimento regionale votato ad agosto per introdurre un nuovo tipo di Sae, la seconda da presentare al Parlamento per rivedere le sanzioni sul tema paesaggistico
martedì 26 settembre 2017 - Ore 18:41 - caricamento letture
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Peppina con il genero all’ingresso della sua casetta di Fiastra

 

Elena Leonardi

 

Due proposte di legge per aiutare quelli che si trovano nella situazione di Peppina (centinaia, secondo i dati). Arrivano dalla consigliera regionale Elena Leonardi di Fratelli d’Italia e nascono per regolare tutte quelle situazioni, ora abusive secondo la legge, in cui gli sfollati, per varie necessità, si sono costruiti su terreni edificabili casette più o meno provvisorie per affrontare l’emergenza. Come è capitato a Giuseppa Fattori, detta Peppina, che ora ha i sigilli alla casa di legno costruitale dalla famiglia vicino alla frazione di San Martino di Fiastra e che, se le cose non cambiano, sabato dovrà andarsene da un’altra parte (leggi l’articolo). “Qui sta arrivando un altro inverno – dice Leonardi – e ancora si stanno consegnando parzialmente le casette, ma chi ha allevamenti o coltivazioni lontano dalle aree deputate alle Sae si trova in gravi difficotà a mantenere un sano presidio dei suoi allevamenti e campi coltivati. Lo stesso vale per chi non può vivere lontano dal posto dove ha trascorso un’intera esistenza”. Il Consiglio regionale ad agosto ha votato una legge per semplificare (e quindi accelerare) gli interventi di ricostruzione dopo il terremoto.

I sigilli all’ingresso del terreno dove è stata costruita la casa di Peppina

La prima proposta di Leonardi vuole essere un’integrazione a questa legge: “intendo introdurre un articolo, il 2 bis, in cui prevedere Soluzioni abitative di emergenza in prossimità dei luoghi di origine e residenza. Queste Sae devono comunque avere particolari requisiti, ovviamente quello di temporaneità e removibilità, e una volumetria non superiore a 350 metri cubi. Non si parli pertanto di abusivismo, sanatorie, o maglie troppo larghe. Qui si parla di piccole casette aventi carattere di temporaneità e removibiità ma poste nelle più possibili vicinanze di questi particolari luoghi e per soggetti con peculiari esigenze”. E poi ce un’altra proposta di legge, questa volta da inviare al Parlamento per modificare il codice nazionale del paesaggio nella parte relativa alle sanzioni. L’obiettivo: “escludere dalle sanzioni chi realizza queste Sae aventi una volumetria massima di 350 metri cubi. Nel caso di stato di emergenza da sisma sono fatte salve queste particolari nuove costruzioni in area edificabile e con eventuali prescrizioni. Una norma di buon senso scritta da chi è a contatto con la pesante realtà post-terremoto e con la quale si intende anche ridurre i tempi di accertamento da parte delle autorità deputate alla salvaguardia delle aree di pregio naturalistico e paesaggistico. Mi auguro – conclude – che si possa aprire una discussione costruttiva sulla mia proposta di legge mettendo da parte ogni pregiudizio nell’interesse dei terremotati marchigiani”.

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