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Peppina, 6 giorni allo sfratto
La Regione: “Dateci retta”
La famiglia: “Nessuna soluzione”

SISMA E BUROCRAZIA - La Procura non ha acconsentito a lasciare l'anziana nella casetta a Fiastra perché l'autorizzazione paesaggistica non è sanabile. Niente di fatto dopo gli annunci di palazzo Raffaello. L'assessore Sciapichetti si sfoga su Facebook: "Se quello indicato dal nostro consulente non si vuole fare, la colpa di come si concluderà la vicenda non può essere attribuita a noi". Ma i parenti della 95enne segnalano che "gli stessi avvocati hanno riferito che le proposte andavano approfondite, a oggi non c'è stato più nessun contatto ufficiale"
domenica 24 settembre 2017 - Ore 20:41 - caricamento letture
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Giuseppa Fattori, detta Peppina, insieme al genero Maurizio Borghetti

 

di Federica Nardi

La lettera al Papa, la visita di Salvini, le super consulenze della Regione, la sollevazione popolare e le telecamere nazionali puntate su quel viso segnato dall’età. Niente da fare. Peppina, la 95enne di Fiastra diventata simbolo dei paradossi della burocrazia nel cratere del sisma, tra meno di una settimana (sabato per la precisione), dovrà andarsene dalla casetta di legno regalatele dai familiari dopo che la casa nella frazione di San Martino è risultata inagibile a causa del terremoto. Manca l’autorizzazione paesaggistica e stop. La materia, come ha ripetuto più e più volte il sindaco di Fiastra Claudio Castelletti, non è sanabile. Cioè la documentazione non si può presentare a posteriori. Per questo la Procura non ha acconsentito a lasciare l’anziana nella nuova abitazione, pur in presenza della certificazione antisismica depositata dall’avvocato della famiglia Bruno Pettinari. La soluzione annunciata dalla Regione, come anticipato da Cronache Maceratesi, era tutt’altro che risolutiva. L’assessore Sciapichetti si sfoga su Facebook: «se quello indicato dal nostro consulente non si vuole fare, la colpa di come si concluderà la vicenda non può essere attribuita alla Regione». Ma i familiari replicano: «erano solo ipotesi da approfondire da parte degli avvocati. Se c’è una soluzione saremo ben felici di valutarla, ma a oggi non c’è più stato nessun contatto ufficiale».

Peppina con le figlie Agata e Gabriella, e il genero Maurizio

Quindi o si fa un decreto legge ad hoc (come promesso da Salvini la settimana scorsa), o si aprono una serie di ipotesi, consigliate dalla Regione che, è bene ricordare, non può fare altro che offrire un parere non avendo poteri in materia. La prima sarebbe quella di sostituire, a livello burocratico, la vecchia casa lesionata con la nuova casa in legno. Complicato per una questione di cubatura (la casa storica è molto più grande) e inoltre in questo modo la casa originaria sarebbe da demolire. Un paradosso, dato che Peppina ha affrontato diversi mesi in container là accanto (prima di spostarsi nella casetta vicina), proprio per presidiare la casa di famiglia e la frazione fantasma, con tutte le macerie al loro posto da un anno. La seconda sarebbe quella di far valere la casa di legno come una Soluzione abitativa di emergenza. Anche qui, un iter lungo, con il Comune che dovrebbe rilevare l’area. Nel frattempo è stata notificata alla famiglia l’ordinanza di demolizione da parte del Comune (atto dovuto dato l’iter avviato), e la famiglia ha annunciato già da giorni che farà ricorso al Tar. L’assessore regionale Angelo Sciapichetti, che ha seguito la vicenda insieme al consulente di palazzo Raffaello, su Facebook rimpalla la responsabilità ai familiari: «Se non si percorrono le vie trovate e consigliate dal nostro amministrativista e neppure si presenta la domanda di sanatoria (dichiarando che si tratta di cubatura in sostituzione della vecchia casa danneggiata) è chiaro che si ritiene di percorrere altre strade non concordate, il cui esito finale appare meno definito e più incerto. Tutto legittimo ma se quello indicato dal nostro consulente non si vuole fare, la colpa di come si concluderà la vicenda non può essere attribuita alla Regione». I familiari ribadiscono che «non c’è sul tavolo una proposta concreta, ma solo ipotesi di lavoro. Gli stessi avvocati, dopo l’incontro, hanno riferito che le proposte andavano valutate per capire se erano strade percorribili o meno. Nessuno ha detto: sì, questo si può fare. Se c’è una soluzione saremo ben felici di valutarla, ma a oggi non c’è più stato nessun contatto ufficiale».

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