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Chi salverà Peppina dalla burocrazia?

LA NONNINA DEI SIBILLINI - Un abuso edilizio in un paesino devastato dal sisma diventa un caso nazionale. Anche se a mancare è solo l’autorizzazione paesaggistica. La materia è così complicata che le risposte arrivate da politici e amministratori sono tante e contraddittorie. Certo è che, complice il ritardo delle Sae, quella della 95enne di Fiastra è solo una delle tante casette spuntate dopo il terremoto
lunedì 18 settembre 2017 - Ore 20:59 - caricamento letture
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Al centro Giuseppa Fattori, detta Peppina

I sigilli alla casa di Peppina

 

di Giovanni De Franceschi e Federica Nardi

(foto di Fabio Falcioni)

«È sanabile», «no, non è sanabile», «serve un decreto legge», «basta un condono», «c’è la volontà politica di lasciarla lì». È l’Italia della burocrazia, bellezza. Quella infarcita di norme di difficile interpretazione, che però si possono aggirare. Quella in cui un abuso edilizio in un paesino fantasma devastato dal sisma diventa un caso nazionale. Anche se a mancare è solo l’autorizzazione paesaggistica, in un terreno che dalla strada nemmeno si vede, circondato dalle macerie, in piena emergenza terremoto. Non è chiaro se la vicenda sia partita da una soffiata, un esposto o una denuncia formale. Fatto sta che da quando è partita, la catena di atti dovuti è stata inarrestabile e ha portato al sequestro della casetta di legno di Giuseppa Fattori, sfollata 94enne. Peppina, la nonnina d’Italia, uno dei simboli del sisma.

Claudio Castelletti, sindaco di Fiastra

Partiamo dai fatti. Il 24 luglio i carabinieri della forestale effettuano il sopralluogo, accertano che non ci sono tutte le necessarie concessioni edilizie, e inviano la segnalazione alla procura e al Comune. E qui l’aspetto amministrativo e quello penale si intrecciano. Da una parte infatti i tecnici del Comune emettono un’ordinanza di sospensione dei lavori, quando però la casetta è ormai praticamente finita. Dall’altra parte viene aperto un fascicolo per abuso edilizio, con tre indagati, la figlia dell’anziana, il marito e il costruttore. La vicenda continua a seguire il suo regolare corso, con il pm che chiede e ottiene il sequestro della casetta e il Comune che nel frattempo emette un’altra ordinanza, questa volta di demolizione. È  il 14 settembre e il responsabile dell’ufficio Lavori pubblici e Urbanistica, specifica che l’abuso non è sanabile. Il corso regolare degli eventi si interrompe quando le figlie di Peppina decidono di rendere la vicenda di dominio pubblico: “Ringrazio Cronache Maceratesi e Carlino per aver trattato la vicenda”, ha detto oggi la figlia minore Gabriella durante la manifestazione a Fiastra (leggi l’articolo). Da qui in poi viene detto tutto e il contrario di tutto. La casetta può essere sanata oppure no.  La materia è così complicata che il sindaco si contraddice nel giro di 48 ore, l’assessore regionale, pur ammettendo che la Regione legalmente non può fare niente, assicura che in qualche modo risolveranno la situazione di Peppina e il Parco rincara la dose di confusione dicendo che basterebbero mezza giornata e un condono per chiudere la vicenda.

Vinicio Vallesi

«I nostri uffici non potevano fare finta di niente – spiega il sindaco di Fiastra Claudio Castelletti – sarebbe stato omissione d’atti d’ufficio. Solo che ora serve un decreto legge del governo ad hoc, perché mentre l’autorizzazione antisismica è stata depositata al Genio civile, c’è tutto quello che serve ma l’autorizzazione paesaggistica non è materia sanabile. E questo vale per tutti quelli che come lei, sfollati, hanno sistemato casette in terreni edificabili dopo il terremoto. O mettono sotto sequestro un sacco di casette o deve cambiare la legge». A Fiastra l’umore sulla vicenda è di un solo colore: nero. «Che gran cavolata – dice Vinicio Vallesi da dietro al bancone del minimarket – dovevano confrontarsi prima con il sindaco e darle il tempo di presentare i fogli che mancavano. Qui la appoggiamo tutti». «Mancava solo una carta», dice Marco Castelletti, anche lui di Fiastra ed Elisa Lana aggiunge «chi ha denunciato abbia il coraggio di presentarsi con nome e cognome».

La manifestazione oggi all’ingresso della casetta di Peppina

Perché le casette, nei dintorni, sono spuntate come funghi dopo il terremoto. Complice il ritardo delle Sae e l’inverno con due metri di neve che in alcuni casi non ha lasciato molte alternative a chi voleva o doveva restare in zona. La figlia di Peppina oggi ha detto che sono «almeno 300 nei 5 comuni del comprensorio». E infatti la famiglia, considerando l’età dell’anziana, aveva deciso che per la concessione edilizia ci sarebbero voluti troppi mesi. E ora è tutto sanabile, tranne l’autorizzazione paesaggistica. Anzi no. «Noi non abbiamo ricevuto nulla – spiega il direttore del Parco Carlo Bifulco -. Ma se ci arriva la pratica in mezza giornata, molto probabilmente, daremmo parere positivo. Abbiamo fatto condoni a non finire».

Insomma, l’opposto di quanto dice il sindaco. La Regione non può fare niente, dal punto di vista tecnico, ma sembra che la volontà politica ci sia. Basterà? «La sanatoria resta l’unica soluzione logica e praticabile, visto che l’area è edificabile – dice  l’assessore Angelo Sciapichetti -. Abbiamo chiamato i familiari della signora Peppina per rassicurarli. Nessuno toglierà la vecchietta dalla sua struttura provvisoria. Il consulente giuridico tecnico della presidenza sta già analizzando le pratiche e già domani sarà sul posto per un sopralluogo insieme al sindaco. La Regione – aggiunge – pur non avendo nessuna competenza o possibilità di fare atti in merito ha messo a disposizione del Comune e dei familiari i tecnici della presidenza. Comprendiamo benissimo il disagio e la frustrazione della signora e stiamo cercando di dare una mano per trovare il prima possibile una soluzione che eviti lo sgombero». Anche la neocommissaria alla Ricostruzione Paola De Micheli, insieme alla Regione, sabato pomeriggio ha fatto visita a Peppina dopo che i sigilli erano stati apposti. Ma per adesso l’unica soluzione che rimane nelle mani della famiglia, assistita dall’avvocato Bruno Pettinari, è quello di un ricorso al Tar con tanto di sospensiva. Almeno per prendere tempo.

Peppina dopo lo sfratto di ieri mattina

Manifestanti a Fiastra

Da sinistra il genero di Peppina Maurizio Borghetti e le figlie Agata e Gabriella Turchetti

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