facebook twitter rss

Case invendute per gli sfollati, la Regione:
“Il più grande piano degli ultimi 40 anni”

SISMA - La replica da palazzo Raffaello sul bando dell'Erap destinato all'acquisto di immobili invenduti da destinare ai terremotati: "Si tratta di assicurare a più interessati possibili un’abitazione". I criteri scelti però creano malcontento anche nel centrosinistra. Il senatore dem Morgoni: "Che molti siano fuori dal cratere ha suscitato un legittimo allarme". Montesi: "In questo modo molte persone sarebbero trasferite in altri comuni di residenza"
mercoledì 13 settembre 2017 - Ore 20:57 - caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

 

di Federica Nardi

Piano alloggi per gli sfollati, la Regione difende il bando. Cronache Maceratesi aveva puntato l’attenzione sul fatto che la maggior parte delle abitazioni invendute individuate dall’Erap con l’obiettivo di riportare nell’entroterra i terremotati, si trovasse fuori dal cratere e lungo la costa. I dati riportavano solo gli immobili “congrui”. La situazione cambia, come sottolineato dalla Regione, se si considerano anche quelli considerati “non congrui”. In questo caso infatti la maggior parte degli immobili risulta essere nel cratere, in provincia pesano i numeri di Macerata (53 abitazioni), Treia (27 abitazioni), Corridonia (28), Castelraimondo (26) e Tolentino (22). Sempre che non è stata ancora specificata la differenza tra “congrui” e “non congrui”. Nel frattempo però, la preoccupazione che l’invenduto per i terremotati (adesso è solo una graduatoria, per l’acquisto si vedrà) si trasformi in una forma di iniezione di fondi ai costruttori in zone che non sono state fortemente danneggiate dal sisma, ha scatenato repliche e considerazioni anche nel centrosinistra. Il senatore del Pd Mario Morgoni invita “a concentrarsi dentro il cratere dove ci sono stati danni rilevanti”. Massimo Montesi (Articolo 1), da Macerata critica i “criteri non adeguati del bando” che rischia se portato avanti così com’è di “modificare la geografia della nostra regione”.

Luca Ceriscioli

Da Palazzo Raffaello si chiarisce che grazie alle graduatorie “i sindaci hanno a disposizione una fotografia reale delle possibilità abitative per i propri cittadini che hanno bisogno di un alloggio. Quindi – si legge nella nota – non si tratta di trasferire un terremotato da un paese all’altro, ma di assicurare a più interessati possibili un’abitazione nel proprio comune di residenza, favorendo il ritorno delle persone ai loro paesi. Un’operazione di rilevazione che rappresenta, di fatto, il più imponente piano abitativo delle Marche degli ultimi quarant’anni”.

I dati complessivi forniti dalla Regione, considerando anche le abitazioni indicate come “non congrue” (non si specifica rispetto a quale parametro) sono i seguenti: “523 alloggi nei comuni del cratere – scrive la Regione – e 439 fuori cratere. Complessivamente sono state censite 962 abitazioni disponibili, per un valore complessivo di 123 milioni di euro, sulla base delle 1.596 abitazioni segnalate (non tutte sono risultate idonee a seguito delle verifiche). Le 523 abitazioni permanenti individuate all’interno del cratere, per dare un termine di paragone, sono circa un terzo delle Sae che saranno installate nei comuni del cratere. Va considerato, infine, che a ricostruzione conclusa gli alloggi resteranno ai Comuni per le famiglie meno abbienti, generando, per altro, un indotto economico a favore del settore edilizio di enorme valore e grande ricaduta economica”.

Mario Morgoni

A questo il senatore Morgoni vorrebbe aggiungere però un limite: “L’operazione è lodevole ma la situazione dell’invenduto fuori dal cratere ha suscitato un legittimo allarme. Effettivamente credo che la Regione, che oggi annuncia di aver fatto un’azione importante, poi nell’attuazione del provvedimento debba indirizzare le scelte considerando di tenere le persone vicino al luogo di residenza e di fare attenzione al territorio che ha ricevuto il danno più grande. La politica deve sovrintendere a questo lavoro e prendersi anche la responsabilità di stabilire parametri per differenziare i comuni più danneggiati dagli altri. Le situazioni non sono tutte uguali”.

Massimo Montesi

Anche Massimo Montesi invita la politica a vigilare sull’operazione: “Se si andasse avanti con queste graduatorie, così come sono stilate, il risultato sarebbe che quei terremotati sfollati che richiedessero tale soluzione (a spanne su 800 appartamenti possiamo dire 3.500 persone) sarebbero nel migliore dei casi trasferiti in altro comune di residenza rispetto al loro. Ma peggio ancora di questi oltre 2.000 troverebbero la loro residenza in quei Comuni che nulla hanno a che fare con il tessuto economico, sociale e culturale dei territori colpiti dal sisma. Mancando completamente l’obiettivo principale che stava alla base di questo intelligente intervento. Sarebbe esattamente l’opposto di quanto ci si prefigurava. Contribuendo, e buttando risorse consistenti, a quello che tutti diciamo di non volere: la modifica della geografia della nostra regione. La macchina amministrativa ha una sua rigidità. Sta alla politica però impedire che le scelte sortiscano gli effetti opposti a quelli desiderati. Speriamo che la Regione – conclude Montesi – scelga di non andare avanti su questa strada, di non considerare automatico l’acquisto di tutti gli alloggi idonei”.

Comunità a rischio estinzione, così il Pd delocalizza la montagna

Terremotati, una beffa le case invendute: la Regione punta sulla costa per ripopolare l’entroterra

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons
X