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Rata, il funerale a Palazzo

IN PUNTA DI SPILLO - Nonostante i momenti turbolenti della storia biancorossa, la situazione non è mai stata così disperata. Le motivazioni di Tavecchio per l'esclusione della Maceratese in Serie D sono un delizioso spaccato della governance nazionale, con un presidente che rifiuta di incontrare il sindaco di un capoluogo di provincia. Ha fatto bene Carancini a chiedere chiarimenti, ma sarà solo una soddisfazione morale. Il primo cittadino deve continuare ad alimentare la fiammella del calcio "pistacoppo". Ora è tempo di ricostruzione
sabato 12 agosto 2017 - Ore 20:28 - caricamento letture
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Enrico Maria Scattolini

 

di Enrico Maria Scattolini

IERI POMERIGGIO, mentre l’avvocato Carancini comunicava alla stampa l’inappellabile condanna della Maceratese alla pena capitale (leggi l’articolo), il mio sguardo è scivolato sul collega Lorenzo Monachesi impegnato, con il suo pc, a scrivere per i lettori del suo giornale.

E’ STATO SOLO UN ATTIMO, ma sufficiente a ricordarmi la figura di suo padre, il mitico segretario biancorosso Giuseppe Monachesi con cui ho condiviso, da giovane e timido giornalista praticante, i miei primi approcci di Palazzo De Vico. Sede della società e suo regno incontrastato.

VICINO A LUI GEMELLI, collaboratore fidato con la sigaretta perennemente ciondolante dalla bocca ed il sorriso accattivante a fior di labbra.

CON TONINO SERI IN MEZZO AL CAMPO, hanno fatto la storia della Maceratese, al cui funerale stavo partecipando in quel surreale, torrido pomeriggio di mezz’estate. A Palazzo.

CELEBRI LE “COLLEZIONI” degli articoli sulla Benamata selezionati, ritagliati ed incollati da Peppe Monachesi sui fogli di raccoglitori inseriti in faldoni ed infine collocati nella libreria alle spalle della scrivania, in rigoroso ordine cronologico.

MOLTO TEMPO DOPO materiale prezioso per le rimembranze di Glauco Giglioni, che ha ricostruito la vita biancorossa dagli anni 50 agli anni 80.

MI AUGURO CHE LA COMPLETI al più presto, anche se immagino che occorra più un giallista che uno storiografo per raccontarne gli ultimi accadimenti.

HO FATTO FATICA A RIENTRARE NELLA REALTA’. Pure all’epoca spesso turbolenta, ma mai al limite dell’attuale disperazione, del calcio biancorosso.

CHE PER TAVECCHIO deve rassegnarsi ad un umiliante ruolo nel campionato di prima categoria.

Romano Carancini, sindaco di Macerata

ESCLUSE LA SERIE D per domanda di partecipazione presentata fuori tempo massimo, l’Eccellenza per l’affiorante l’inimicizia dei vertici regionali e la stessa promozione per la presenza della concittadina Helvia Recina.

QUESTO IL CONTENUTO delle ultime due comunicazioni federali firmate dal leader Tavecchio in persona. Ed inviate, in stringente successione, al sindaco di Macerata.

SULLA CUI INTERPRETAZIONE ci sarebbe poco o punto da eccepire se dalla loro lettura non emergessero clamorose contraddizioni in termini (“norme di carattere perentorio” che avrebbero inappellabilmente condannato all’anonimato la Rata, ma che in effetti non sarebbero tali perché di fatto “….in alcuni casi sono state superate dal consenso di tutti…..”) ed opachi riferimenti ad “accomodamenti ragionevolmente convenienti esperiti dal sottoscritto – Tavecchio in persona – sugli organi decisionali locali…”. Però dai medesimi evidentemente rigettati.

UN DELIZIOSO SPACCATO della governance del calcio nazionale. Talmente autoreferenziale da consentire a Tavecchio di rifiutare l’incontro con un sindaco di una città capoluogo di provincia. Senza neanche prendersi il disturbo di giustificarsi e magari scusarsi.

HA FATTO QUINDI BENE CARANCINI a chiedere chiarimenti. Ma sarà solo una soddisfazione morale.

IN OGNI CASO non vanno dimenticati gli errori commessi in loco. Sui quali ho talmente scritto, e verbalmente insistito con Carancini in due infuocate conferenze stampa durante le quali siamo passati dal confidenziale “tu” al formale”lei”, che non ho alcuna voglia di replicare.

L’incontro tra l’imprenditore Alberto Ruggeri, la cordata di investitori locali e il sindaco di Macerata, Romano Carancini

IL SINDACO HA GIUSTAMENTE difeso la sua linea di condotta.

IO INSISTO NELLA MIA, sostenendo che una sua maggiore intraprendenza- come ad esempio Mantova, Como, Messina e Latina- ed una più oculata scelta degli obiettivi, quand’ancora c’era bonaccia con i rappresentanti marchigiani della Lega dilettanti, avrebbero probabilmente risolto il problema.

ORA E’ PERO’ TEMPO DI RICOSTRUZIONE, se ancora possibile.

E’ NATURALE che amarezza e delusione rendano tutto difficile. Però ricordo che la Maceratese negli anni ’80 ha vissuto esperienze analoghe. Allora furono Faggiolati ed il compianto Molinari a rilanciare, il primo partendo addirittura dalla terza categoria. Poco dopo fu Serie C2.

MI RIFIUTO DI PENSARE che non ci sia nessuno disposto ad intervenire. Seppure consapevole che gli oneri saranno superiori agli onori;ma che questo pretende l’amore per la Rata.

SONO ANCHE CONVINTO che iniziative del genere potrebbero trovare sostegno a Palazzo.

CARANCINI, a cui ho rivolto l’istanza, non può non essere interessato ad alimentare la fiammella della sopravvivenza del calcio “pistacoppo”. Per evitare che si spenga dopo un secolo circa. Nel suo ricordo.

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