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Ritardi, Pazzaglini a Ceriscioli:
“Colpa vostra per le Sae a ottobre
invece che a giugno”

POLEMICA - Il sindaco di Visso definisce scuse e non alibi le motivazioni della Regione per il lungo iter per la realizzazione delle casette
venerdì 19 maggio 2017 - Ore 10:44 - caricamento letture
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Giuliano Pazzaglini, sindaco di Visso

 

Non usa toni concilianti il sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini nell’accesa polemica con i vertici nazionali e regionali sulla gestione del dopo terremoto, il suo sfogo di mercoledì con l’invito ai cittadini ad accamparsi davanti Palazzo Raffaello ha avuto risposte che non lo soddisfano e ieri sera è tornare a scrivere sul suo profilo Facebook rivolgendosi direttamente a Ceriscioli: “Caro presidente se uno non impara dai propri errori evidentemente continuerà a farli… e visto chi si parla di chiarezza proviamo a farla veramente. I numeri comunicati dal comune sono stati fluttuanti? Non poteva che essere così, e cambierebbero ancora se la procedura non si concludesse perché il diritto alle Sae è riconosciuto a chi ha una casa con esito “E”, con esito “F” e in zona rossa. La prima categoria, salvo errori nella valutazione del danno, è immutabile ma le altre due possono essere rimosse quindi inevitabilmente portano, e porteranno ancora, a fluttuazioni. Senza considerare il fatto che in alcuni casi poi le contestazioni sull’esito delle verifiche hanno invece portato ad un aggravamento che ha fatto aumentare il numero degli aventi diritto”.

Pazzaglini ripercorre poi le procedure per le Sae: “Abbiamo approvato 3 progetti il 20 marzo, il più importante dei tre non è ancora stato validato, dopo un mese, e prevede la consegna delle casette a ottobre. È stato uno dei primi approvati sarà uno degli ultimi consegnati. L’alibi, per me la scusa, che il presidente adduce è che servono i lavori di messa in sicurezza delle aree ma noi per quei lavori avevamo già un progetto pronto e da novembre avevamo comunicato la sua necessità. Ho personalmente sollecitato la sua realizzazione per mesi prima che finalmente venisse finanziato. Hanno perso almeno 3/4 mesi per non si sa quale motivo e ora dicono che a causa di questo i tempi si allungheranno. Sarà solo ed esclusivamente per colpa loro! Arriviamo poi all’alibi, di nuovo per me ancora una scusa, – continua Pazzaglini – con cui giustificano la tardiva realizzazione degli ultimi tre villaggi… il comune ha consegnato in ritardo le aree e approvato in ritardo i progetti. Spieghiamo allora i fatti. Il comune a gennaio ha quantificato il fabbisogno (iniziale di 225, finale di 227 quindi con una fluttuazione di meno dell’uno per cento visto che prima si parlava di fluttuazioni) indicando anche le aree. Praticamente tutte bocciate. Siamo stati così asini noi? Vediamo. Borgo San Giovanni 1: bocciata per rischio idraulico. C’era una lottizzazione privata in corso, con lavori avviati. Quindi per i privati si poteva costruire, per il pubblico no? Infatti ora si costruisce anche per il pubblico. 45 giorni persi. Borgo San Giovanni 2. Bocciata. Per rischio idraulico, perché nel 2003 in quella zona c’era stata un’alluvione. Vero, ma dopo l’alluvione il comune aveva fatto lavori per un milione di euro mettendo in sicurezza l’area.

La piazza di Visso

Secondo il tecnico istruttore il rischio permaneva perché il progetto si chiamava di ripristino! È stato del tutto inutile spiegare che si chiamava così perché per il 70% era un ripristino e per il rimanente 30% era di nuove realizzazioni, tra cui una diga! Risultato? Dopo quasi 3 mesi (ripeto, 3 mesi di istruttoria) area bocciata con la necessità di sacrificare il campo sportivo. Uguale per le altre che per non essere inutilmente lungo non ricostruisco”. Il sindaco conclude la sua analisi respingendo responsabilità che attribuisce invece alla Regione: “Se le aree le avessi potute fare da solo a fine maggio sarebbero arrivate le prime casette e entro giugno/luglio le avrei avute tutte. In tempo per la scuola, in tempo per evitare le deportazioni degli sfollati, in tempo per evitare la disperazione di troppi che per colpa vostra ancora non vedono nessuna speranza”.

 

 

 

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