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Il Festival di Sanremo
si trasferisce a Macerata

RUBRICHE - Ritorna "Davoli a merenda"
giovedì 18 maggio 2017 - Ore 20:00 - caricamento letture
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di Filippo Davoli

Molte volte realtà batte il sogno, sicché da un po’ di tempo ho preferito sognare nella realtà anziché mettermi in moto per trasformarla in qualcosa di realmente surreale. Più che altro, m’è sembrato che non sempre c’è bisogno di parole, e che è opportuno anche imparare ad ascoltare la vita quotidiana, anziché sempre stigmatizzarla o commentarla. Però i miei vecchi giochini non li ho dimenticati. E siccome da più parti mi chiedono dove siano finiti i miei “davoli a merenda” (che io so beatamente in quarantena, o “in sonno”, come si dice in altri ambienti), per tenere fede alla linea ho preso la decisione di invertire la loro rotta rilassata e riconsegnarli agli affezionati lettori. Ovviamente, adeguati alla contemporaneità nostra odiernissima.

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Porta Montana

Si diceva del sogno: io stanotte ho sognato che il Festival di Sanremo si trasferiva a Macerata. Un fecondo parterre di grandi voci, tra cui si distinguevano quelle poi arrivate finaliste del celeberrimo concorso canoro:

Vincendo la storica ritrosia, Mina tornava sul palcoscenico con una canzone dedicata ai nostri parcheggi: Devi dirmi Park Sì.

Un malinconico Renato Zero si votava ai commercianti di abbigliamento, con I migliori panni della nostra vita. Nella sua poliedricità, tuttavia, incalzato dagli innumerevoli fans, concedeva il bis interpretando Baretto, in onore dei locali di ristorazione.

Dedicato all’economia cittadina e non solo, invece, il brano del nostro indimenticato e indimenticabile Jimmy Fontana: Il fondo.

Ambientata durante l’ultima riunione tra Comune e Apm la canzone di Paolo Vallesi: La forza della lite.

Michele Zarrillo incarnava l’automobilista maceratese alle prese con l’ennesima multa, nel brano Cinque giorni che ti ho preso. Gli faceva eco un Claudio Baglioni in forma smagliante, impegnato nella sua celeberrima Quante multe.

Testimonial d’eccezione per Macerata Musei l’intramontabile Adriano Celentano con Una carrozza in un pugno. Ma il Molleggiato eseguiva pure una canzone scritta appositamente per l’opposizione consiliare, La mozione non ha voce.

Loretta Goggi era alla ribalta con un brano dedicato al polo natatorio: Dirtelo, non dartelo.

Non poteva mancare – e non mancava, infatti – il grandissimo Lucio Battisti, attento alle campagne elettorali in corso nel territorio, con il brano Comunque balla.

Più nazionale e meno localistica, invece, Gigliola Cinquetti, con una canzone dedicata ai single: Non ho metà.

Salutato dal plauso dei residenti del centro storico, una volta spenti i riflettori sugli aperitivi europei, il ritorno in grande stile di Johnny Dorelli con Solo più che mai.

Riccardo Cocciante dedicava il suo brano agli anziani e alle casalinghe del centro, alle prese coi sacchi della spesa e sovente i passeggini dei bambini, nella significativa Celeste lombalgia.

Subito dopo di lui, un altro gradito ritorno, quello di Rossana Casale, con un brano dedicato alla movida del giovedì sera: Festino. A seguire, Morandi Tozzi e Raf sullo stesso argomento notturno, in Si può dare (di stomaco) di più.

Antonella Ruggiero era invece presa a raccontare in musica la notte di movida vissuta dalla parte dei residenti, nella sofferta canzone Ti sento.

Antonello Venditti dedicava alla bretella di Via Trento il suo noto successo Alta marea. E Carmen Consoli, all’orologio dei pupi, la sua Amore di plastica.

Mentre Gino Paoli – il più intellettuale dei nostri cantautori – si dedicava all’Università e al suo ritiro dall’accordo col Comune per la realizzazione delle piscine, nel brano Sapore di sòla.

Anche Eros Ramazzotti sul palco, interpretando un cittadino alla prese col pavè di Via Don Minzoni nella canzone Una storta importante.

Alessandra Amoroso invece scopriva il suo lato sportivo dedicando alla Rata la canzone Vivere a dolori. Le si associava Rocky Roberts in un intenso brano dedicato alla squadra, Stasera mi batto. E i tifosi, chiamati a far parte del coro, di fronte alle beghe societarie replicavano Stasera mi abbotto.

Più nel sociale i Ricchi e Poveri, che incentravano la propria canzone sugli edifici scolastici, nel brano Sarà perché mi lamo.

I Pooh interpretavano invece l’amministrazione alle prese con l’inizio dei lavori della Mattei-La Pieve, nella canzone Dammi solo un minuto.

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A seguire arrivavano anche le nuove proposte e gli ospiti d’onore, ma è suonata la sveglia. Così mi sono detto: sarà per la prossima volta…

Tutti a piedi

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