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Muore assiderata al Santo Stefano:
infermiera condannata a 6 mesi
Assolto il medico di guardia

POTENZA PICENA - Una paziente di 54 anni era sparita dal padiglione dove era ospite per poi essere ritrovata senza vita all'alba del mattino seguente. Per l'accusa c'erano state omissioni nelle sorveglianza e nelle ricerche. Oggi la sentenza al tribunale di Macerata
giovedì 20 aprile 2017 - Ore 22:00 - caricamento letture
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Il Santo Stefano

 

di Gianluca Ginella

Morì assiderata al Santo Stefano di Porto Potenza, assolto il medico che era di guardia quella notte, condannata l’infermiera in servizio nel padiglione che ospitava la donna.

Era l’alba del 20 dicembre del 2011 quando il corpo senza vita di una donna di 54 anni, Giuseppina Luzzi, venne trovato all’esterno dell’istituto Santo Stefano. Morta assiderata. La donna, disabile, era ricoverata nell’istituto da 40 anni. Secondo quanto ricostruito dalle indagini della procura di Macerata, la donna era scomparsa dal padiglione C dell’istituto di riabilitazione, dove era ospite, intorno alle 22 della sera precedente. Le ricerche, secondo quanto sostenuto dall’accusa, sarebbero cominciate intorno alle 24 della notte del 19 dicembre, ma solo la mattina dopo la donna è stata ritrovata. Quando ormai era troppo tardi. Un ritardo che ha portato sotto accusa, al tribunale di Macerata, il medico di guardia, Antonio Grandinetti, 60 anni, di Potenza Picena, e l’infermiera Inna Parkhomenko, 53enne russa, residente a Montelupone. Entrambi dovevano rispondere di omicidio colposo. Per i due imputati il pm Stefania Ciccioli ha chiesto la condanna ad un anno. Secondo l’accusa vi sarebbero state delle omissioni nel controllo della paziente e nell’attivazione delle ricerche della donna. Tesi che però i difensori degli imputati hanno cercato di scardinare. «Grandinetti era stato avvisato verso le 23,30 della scomparsa. Aveva detto di cercarla e se non si trovava di chiamare i carabinieri. Poi nessuno gli ha più fatto sapere nulla, tanto che credeva l’avessero ritrovata» dice l’avvocato Savino Piattoni, che assiste il medico. Il giudice Claudio Bonifazi, del tribunale di Macerata, ha deciso di assolvere il medico «per non avere commesso il fatto» e di condannare a sei mesi l’infermiera (assistita dall’avvocato Nicola De Cesare). «Il mio assistito è soddisfatto dell’assoluzione perché ritiene di non avere colpe, ma è dispiaciutissimo per quello che è accaduto» dice l’avvocato Piattoni.

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